Rispondi a: Eutanasia

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altair
Partecipante

Attorno alla vita, nel corso del tempo, si è andato sviluppando un alone di sacralità, che ha portato molti a pensare che essa sia inviolabile in ogni caso, salvo poi assistere alle peggiori stragi perpetrate da parte di quelli che più tenacemente “difendono” la vita, proclamandosi contrari all'eutanasia.

Essere fanatici religiosi e conservatori e, nello stesso tempo, guerrafondai e razzisti è un triste spettacolo al quale ancora oggi ci tocca assistere.

La questione eutanasia rimanda ai significati di vita e di morte.

Se ci si pone dal punto di vista del credente, anche di fronte ai casi più disperati ci si sentirà combattuti e si avrà la tendenza a rifiutare il gesto freddo che toglie la vita.

Maaa…..che cos'è la vita?

La vita, per me, è un passaggio, l'esistenza terrena non è nient'altro che un tassello di un percorso che non si sa da dove nasce (se nasce) nè si sa a cosa approda.

Lungo questo percorso, che la morte a mio avviso non interrompe, l'esistenza terrena può andare incontro a molte cose….soddisfazioni, miseria, ricchezza, povertà, malattie, guerre, distruzioni, incidenti personali……tutto concorre a rendere insondabile questo passaggio.

Ma se siamo d'accordo sul fatto che di passaggio si tratta, quando determinate condizioni ci dicono che questo passaggio risulta praticamente concluso, perché prolungarlo se chi subisce questo destino vuole proseguire oltre?

Molti diranno: può sempre accadere un miracolo che ribalta il destino.

D'accordo, ma perché imporre questo punto di vista e non lasciare invece libertà di scelta a chi ai miracoli non crede?