Rispondi a: La sindrome del "figlio unico"

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#119977
giusparsifal
giusparsifal
Partecipante

[quote1233408763=iniziato]
il piccolo uomo dovrebbe confrontarsi con il grande uomo, il bimbo con l'anziano, la moglie col marito, il figlio con lo zio, il dotto con il contadino.

Un grande errore gius è non riconoscere di avere accanto un grande uomo e cercare lontano un miraggio di saggezza ammantato di grande illusione
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Ciao iniziato, credo di non aver bene espresso quello che volevo dire con questo thread.
Sono totalmente concorde che, purtroppo, a livello di esseri umani, il dialogo ed il confronto sono cose rare, lo dimostra il fatto che, come dicevo all'inizio, a volte non si conosce neanche il vicino di casa.
Io però intendevo un'altra cosa.
Magari la mia questione è leziosa, probabilmente lo è, ma io tendevo a sottolineare la solitudine dell'intero genere umano, specificando che con gli altri esseri viventi di questo pianeta esiste una comunicazione che, in qualche modo, è difficile.
Per cercare di spiegarmi meglio, poniamo che sul pianeta esista una grande armonia, che siamo in grado di comunicare ed ascoltare tutti, altri esseri umani, piante, animali, il pianeta stesso (nella mia forma di follia massima immagino che non dovremmo “uccidere” ne animali ne piante per cibarci!!).
Ora, io mi chiedevo questo: in questa grande armonia (magari ci arrivassimo!) potremmo giustamente glorificarci ed autoesaltarci e diciamo che potremmo avere anche ragione.
Non sarebbe questa umanità “un figlio unico”?
E' possibile che all'interno di noi stessi potremmo cadere nell'errore di un'autoesaltazione (in realtà nella storia, magari per piccoli pezzi di umanità, questo è già avvenuto più e più volte) che non ci faccia evolvere per davvero?
Il confronto a questo punto dovrebbe avvenire con esseri “esterni” al pianeta, quel confronto che oggi aneliamo con il vicino, o con cittadini di un'altra nazione e così via…
Dato che a certi livelli questa esaltazione avviene già (non siamo soliti noi magnificarci delle cose buone che comunque l'essere umano, per fortuna, è in grado di fare?) mi chiedo se noi siamo come il bambino che gioca con se stesso (con la parte brutta e quella buona) avendo come parametri solo se stesso (la sua storia, il suo presente).
Spero di aver chiarito il mio dubbio e la mia “domanda leziosa” 🙂