Rispondi a: La differenza

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#120870

deg
Partecipante

Sai Gius, ho paura che non ci sia una risposta semplice a questa domanda, purtroppo.

L'affetto, l'attaccamento che una persona prova per un'altra rientra in vari registri.
Tralasciando gli affetti paterno, materno, figliale, fraterno etc….anche se non è detto che si debbano tralasciare, ma facciamolo lo stesso sennò mi perdo da sola nei miei ragionamenti :hehe: , rimane la relazione cosiddetta amorosa, nella quale normalmente, ed è ciò che dovrebbe segnare la differenza, esiste anche un rapporto di ordine sensuale e/o sessuale.
Io non vedo grande differenza tra il “volersi bene” e l’”amare”, è il modo che cambia, la manifestazione dell’amore, le regole relazionali dettate dalla società e dal buon senso.

Trovato qualche link:
http://gliazzurrini.spaces.live.com/blog/cns!45AB572559F991B9!1295.entry?sa=379238543
http://www.andreapangos.it/amore_voler_bene_amare.html (qui è interessante l’accenno al fatto che il voler bene può essere quantificato: si può volere bene più ad una persona che ad un’altra. Mentre l’amare è assoluto…….. )

Dicebas quondam solum te nosse Catullum,
Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem.
Dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam,
sed pater ut gnatos diligit et generos.
Nunc te cognovi: quare etsi impensius uror,
multo mi tamen es vilior et levior.
“Qui potis est”, inquis? Quod amantem iniuria talis
cogit amare magis, sed bene velle minus.

Catullo

Traduzione:
Un tempo dicevi di amare soltanto Catullo,
o Lesbia, e per me di non volere l'abbraccio di Giove.
Allora ti amai, non solo come il volgo l'amante,
ma come il padre ama i suoi figli e i suoi generi.
Ora ti ho conosciuta; perciò anche se brucio più forte,
tuttavia mi sei molto più vile e leggera.
“Come è possibile?”, dici. Perché tale offesa costringe
l'amante ad amare di più, ma a volere meno bene.