Rispondi a: ma dove finita la moralità…????

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Omega
Partecipante

[quote1235666396=farfalla5]
vi domando: noi cioè io e mio marito, siamo degli antiquati oppure il mondo di oggi è sotto e sopra….?
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Dico la mia: Reprimere la bellezza e la sensualità spacciandola per opera demoniaca (ovvero la “moralità cattolica” imperante) nei Media sottomessi al Clero ha portato i suoi terribili Frutti: squilibrio, l'esagerazione, inadeguatezza linguistica e quella comportamentale.

Io ad esempio sono per la nudità integrale tuttavia non ho mai usato espressioni 'volgari' in vita mia nemmeno tra gli amici coetanei figuriamoci in presenza di coloro che sono più grandi o più piccoli di me (ossia generazione differenti) perché ognuno ha i suoi Tempi, abitudini, 'visioni' della Realtà, da rispettare ed Amare.

Vi chiedo inoltre: è più oscena la nudità e il sesso (cose peraltro Naturali e perché no, POSITIVE) – oppure l'egoismo, la guerra e la mancanza di Coscienza nei cosiddetti adulti-idoli o imposti come tali da parte della società in decadenza sempre più barbara ?

Pyriel parla della 'famiglia tipo' che sarebbe un associazione a delinquere di stampo Mafioso.. ebbene probabilmente ha ragione perché la famiglia spesso uccide lo Spirito – l'Essere dell'individuo pertanto la coesione tra parenti spesso anche se non sempre è forzata semplicemente dall'esigenza di “apparire” e per quanto riguarda i giovani di crearsi un personaggio da bullo perché sarebbe l'unico modo di essere ascoltati dai “G.D.”, Genitori Distratti, degli Ultimi Tempi.

Ecco dunque cosa ci raccomandano gli Spiriti – e questi si che si intendono nelle faccende della umana Coscienza, direi addirittura che sono d'accordo quindi li lascio comunicare il loro Verbo circa l'importanza dell'individuo e la dannosità e inutilità della Famiglia attuale di tipo “tradizionale” (o primitivo ?). [color=#0077dd]Tratto da un articolo di AG[/color].:
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[size=17]LA FAMIGLIA DEL FUTURO

“La funzione della famiglia nella storia dell’uomo è stata quella di creare un legame morale fra individui facendo leva sui vincoli di sangue, quindi una funzione di stretta relazione imperniata su una serie di doveri e di diritti reciprici più che su un vero e proprio affetto. D’altra parte l’affetto non si può imporre, per cui essendo la famiglia una istituzione che costituiva un baluardo contro le avversità della vita, un modo per meglio resisterle, se non vi era l’amore a tenere uniti i familiari doveva esserci qualcosa che si può imporre: il diritto e il dovere.

Quella di raggiungere una unione fra gli individui, una collaborazione simbiotica, e, da ultimo, una comunione amorosa, è la mèta che la natura riserva agli uomini. I primi tentativi, i primi semi di una tale unione la natura li ha realizzati spingendo gli individui a riunirsi in famiglie, in gruppi; paradossalmente, ha rafforzato il legame all’interno di ogni gruppo attraverso il contrasto ed anche le guerre fra le famiglie, i gruppi, i popoli.

Tutto questo non appariva e non appare agli occhi degli uomini, i quali si riuniscono in famiglie per trovare una sistemazione, una regola di vita e si dichiarano guerra per futili motivi. Il fine ultimo a cui mira la natura – che è quello di insegnare agli uomini ad amarsi, sia pure a volte attraverso l’odio – non si mostra evidente. L’uomo lo raggiunge inavvertitamente soggiacendo alle regole di un codice di diritti e di doveri.

Quello che, così detto, può sembrare un tranquillo modo di vivere, all’atto pratico è invece un alternarsi di esperienze faticose e dolci, di lotta e di conquista, di successo e di delusione, di gelosia e di orgoglio: è, in sostanza, gran parte della vita e perciò dell’evolvere dell’uomo. Se non vi fossero stati i vincoli familiari ognuno avrebbe vissuto solo per se stesso e molti avrebbero finito col soccombere. Ora, ciò a cui mira la natura è di sostituire i diritti ed i doveri con l’affetto.

L’UTOPIA REALIZZATA

L’unione di due esseri non sarà più una sistemazione ma un reciproco aiuto dettato da amore sincero. Gli uomini faranno vita in comune senza necessità di sancire l’unione con un rito o con un atto formale: sarà l’affetto che cementerà il patto (..)

Quello che voi chiamate matrimonio, cioè l’unione di due esseri, avverrà solo quando l’unione sarà a coronamento di un amore reale e realizzato; un amore che non conoscerà alcuna condizione né condizionamento, né limite, né ostacolo; un amore che avrà le sue radici in passate esistenze o che sarà preludio a future unioni.

Chi si sentirà invece desideroso di molteplici esperienze sessuali od anche affettive non sarà costretto a giurare duraturo amore per averle: in tutta sincerità farà conoscere le sue intenzioni e allorché sarà accettato lo sarà senza riserve, e chi lo accetterà saprà quale sorte potrà avere una simile compagnia.

E’ certo che le figure del maschio cacciatore e della donna preda-oggetto, e viceversa, non esisteranno più. Un tale tipo di rapporto così squallido non sarà più desiderato e non vi saranno più uomini che si vanteranno delle loro conquiste sessuali, perché ciò non sarà più un merito o qualcosa di gratificante agli occhi altrui, al contrario apparirà ciò che realmente è: il vizio della dissolutezza, qualcosa di cui non vantarsi.

Il tradimento dell’adulterio, oggi così diffuso, che nella stragrande parte dei casi nasce dal desiderio di avere altre esperienze sessuali, cadrà spontaneamente venendo meno, negli uomini, una visione esasperata del sesso quale l’hanno attualmente. Infatti essi non si cercheranno più per dare sfogo al loro istinto sessuale represso; piuttosto sarà l’affetto che si completerà nell’atto sessuale. Non essendo più l’atto sessuale la ragione della ricerca di compagnia, ma essendo invece l’attrazione del vero amore, verrà meno uno dei principali motivi che spingono all’adulterio e l’infedeltà sarà pressoché sconosciuta.

Ciò non vuol dire che ogni individuo amerà solo i suoi familiari; anzi, l’affetto si estrinsecherà molto più liberamente. Vincoli affettivi si creeranno con nuovi incontri e si accenderanno col ritrovarsi di affetti di altre vite.

L’uomo sentirà molto di più la reminiscenza di altre vite e riconoscerà, per uno slancio interiore, chi ha amato in altra precedente condizione. Ciò sarà così diffuso che non desterà meraviglia lo stabilirsi di un rapporto umano così intenso fra tanti che non saranno legati da vincoli di sangue. E come una vera madre può amare contemporaneamente più figli senza nulla togliere all’uno o all’altro, così l’uomo e la donna del futuro potrà bastare, appagandoli pienamente, a più affetti.

La gelosia non sarà conosciuta perché nessuno si sentirà escluso. Ognuno, più che essere amato, desidererà amare. E come il vero padre non è geloso se il figlio ama anche la madre, così nessuno soffrirà se colui che è amato amerà anche altri; anzi, costituiranno anch’essi oggetto d’amore e non di rivalità.

Da una parte vi sarà la consapevolezza che amare non significa possedere, ma semmai donare; dall’altra si avrà la squisita sensibilità di amare tutti, ma di amare di più e di essere più vicino a chi ha più veramente bisogno di amore. Ogni amato istintivamente conoscerà il segreto per annullare la gelosia d’amore, che è quella di dare al geloso la certezza che altri non sono a lui preferiti; ma al tempo stesso farlo essere consapevole e farlo riflettere che nessuno può essere posseduto interamente così come si possiede un oggetto.

IL MONDO DEI FIGLI

I figli costituiranno l’interesse predominante della famiglia, essendo l’unico motivo che avrà spinto i genitori a vivere in comune, contraendo tuttavia un patto morale per cui ogni eventuale difficoltà di relazione fra loro, di comune intesa, passerà in secondo piano rispetto al bene dei figli. Attorno ai figli, quindi, e non alla coppia, graviterà la futura famiglia.

Amare e donarsi così tanto ai figli da liberamente e con convinzione sacrificare i propri desideri di evasione non significherà tuttavia essere dei genitori permissivi; l’educazione sarà massimamente comprensiva dei problemi personali dei ragazzi ma al tempo stesso si saprà che la forza del carattere e la volontà si sviluppano non certo togliendo ogni preoccupazione e dando tutto quello che è desiderato, ma al contrario facendo risolvere a ciascuno i propri problemi, facendogli pagare il prezzo della conquista dell’oggetto desiderato.

Amare significa comprendere, ma comprendere non significa secondare tutti i capricci dell’amato. Amare i figli significa avere a cuore il loro bene, che molte volte non coincide coi loro desideri; perciò significa anche saper dire di no; significa dare loro una certa autonomia ma non abbandonarli a loro stessi; cioè fare come fanno gli animali che sorvegliano i loro cuccioli a distanza, pronti a intervenire quand’essi trovino un pericolo nell’esperienza del divezzamento; significa fatica e rinunciare alla propria vita: e tutto questo non farlo per avere dei figli che siano perle a cui adornarsi.

Molti genitori falliscono nella loro funzione di educatori proprio perché vogliono costruire i loro figli secondo un modello che si sono fatti e che soddisfa la loro ambizione. I figli sono “esseri” e non sono oggetti da ostentare per vantare il proprio valore. Amare i figli significa aiutarli con misura ed intelligenza.

E qua torna giusto citare le parole del maestro Kempis: “Se date ai figli la sicurezza economica significa renderli insensibili al bisogno degli altri; se dar loro facilmente tutto quello che desiderano significa renderli incapaci di godere delle piccole cose o, peggio ancora, di gioire della vita; se togliere loro ogni preoccupazione significa convincerli che tutto è a loro dovuto; se metterli al centro dell’attenzione significa far loro valorizzare se stessi oltre misura, cioè accentuare l’egoismo; allora adoperatevi affinché i vostri figli conoscano e affrontino le difficoltà della vita in prima persona”.

Tutto questo bene lo sapranno i genitori del futuro, e altrettanto bene sapranno i loro figli che ai genitori non si deve solo chiedere, ma anche dare. Genitori saranno non coloro che avranno fornito il materiale genetico per la nascita del corpo fisico ma coloro che avranno allevato una creatura, l’avranno seguita, curata, amata anche se non sarà stata da essi generata. E tutto l’amore che i genitori daranno ai figli, i figli lo ricambieranno.

Quando, adulti non avranno più bisogno del sostegno dei genitori, non dimenticheranno, non abbandoneranno chi li avrà preparati e introdotti nella vita; quando a loro volta saranno genitori che allevano figli, comprenderanno il sacrificio di chi li ha allevati e ricambieranno tutto l’affetto che su di loro fu riversato. Perciò i genitori non saranno considerati un peso quando non avranno più nulla da dire, e non saranno emarginati.

LA “COMUNE IDEALE”

La famiglia non comprenderà solo il compagno ed i figli; comprenderà anche i genitori che, se bisognosi, saranno amati come figli. La famiglia, inoltre, non comprenderà solo persone legate da vincoli di sangue; comprenderà prima di tutto persone unite da vincoli d’amore. Ciascun membro non si industrierà per cercare di prendere di più e dare il meno possibile; al contrario, ognuno desidererà rendersi utile e starà molto attento a non ferire gli altri perché non cercherà la propria gioia, bensì quella altrui.

In un certo senso la famiglia del futuro assomiglierà ad una “comune” ideale, nella quale i membri non avranno bisogno di “possedere” per sentirsi il dovere di avere cura; nella quale ognuno non avrà un ruolo fisso, dei compiti legati indissolubilmente alla sua figura; ma ciascuno potrà essere genitore e figlio, aiutatore ed aiutato; sempre, però, amante. E non vi sarà certo confusione e disorganizzazione, perché l’amore che pervaderà ogni membro, quell’amore che sarà stato la causa dell’unione dei membri in una famiglia, renderà ognuno responsabile di tutti e per tutti; e sarà sempre quell’amore a rendere costruttiva una così meravigliosa unione di esseri.

Quindi, ciò che oggi sembra un valore che va a perdersi, è un valore che sarà ritrovato nell’intimo. Questa, brevemente la famiglia del futuro. (..) Continua qui: –> https://www.altrogiornale.org/news.php?extend.806