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marì
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Tutto ciò che dovreste sapere e non vi è stato detto
sull'avvocato inglese che salvò il Premier

Corrotto per garantire, mentendo, l'impunita' a Silvio Berlusconi. Non con una 'banale' bustarella ma attraverso una “artificiosa, tanto opaca quanto raffinata, modalita' di trasferimento di 600.000 dollari”. Somma che comprendeva anche il “disturbo” per “tutte le operazioni di riciclaggio” messe in atto per”nascondere, mascherare, trasformare, schermare” la mazzetta. Tre mesi dopo la lettura della sentenza di condanna, i giudici di Milano presieduti da Nicoletta Gandus spiegano in 373 pagine perche' hanno ritenuto David Mills, potente e famoso legale inglese, marito del ministro inglese Tessa Jowell, colpevole del reato di corruzione giudiziaria. Con il voluminoso fascicolo depositato in cancelleria, si chiude 'definitivamente' il primo grado di un lungo giudizio durato poco meno di due anni, caratterizzato da tante e complesse rogatorie in Svizzera, nel Regno Unito, in Liechtenstein, in Spagna e in Gibilterra, scandito da lunghe udienze e da polemiche che si sono contenute fino alle battute finali quando la ricusazione del presidente del collegio ha inasprito i toni almeno fino all'approvazione di quel Lodo Alfano che ha portato allo stralcio della posizione di Silvio Berlusconi dal giudizio.

Dopo aver condiviso un'accusa pesante, corruzione in atti giudiziari, reato, per dirla in diritto, a concorso necessario, in aula e' rimasto solo Mills a cercare di evitare quella che invece e' stata una dura condanna. Quanto a Berlusconi la sua posizione e' stata 'congelata', in attesa che la Corte Costituzionale decida sulla legittimita' del Lodo. Ma comunque vada, sia che il Lodo venga dichiarato legittimo o illegittimo, non saranno certo gli stessi giudici a dover, in futuro, giudicare il premier. Non il collegio composto da Nicoletta Gandus, Pietro Caccialanza e Loretta Dorigo che nelle loro motivazioni, notificate quest'oggi, non hanno comunque risparmiato il leader del Pdl legato a stretto filo, anche per la natura del reato, all'unico imputato rimasto e condannato.

Ed e' la prima volta che in una sentenza milanese il nome di Berlusconi torna e ritorna nelle pagine piu' volte nonostante il giudizio 'formalmente' non lo riguardi. Non e' accaduto, ad esempio, nella sentenza 'Sme' dove il premier era stato stralciato e i suoi coimputati erano stati condannati. Anche per questo il giudizio 'Mills' viene gia' considerato negli ambienti giudiziari, in riferimento a Silvio Berlusconi, l'ultimo in ordine temporale ma sicuramente il piu' 'grave'. L'accusa, intanto. Mills e' ritenuto dai giudici colpevole di aver dichiarato “il falso e tacere in tutto o in parte il vero in ordine al ruolo avuto da Berlusconi nella struttura denominata Fininvest B Group creata da Mills e utilizzata per attivita' illegali e operazioni riservate del Gruppo Fininvest”. Questo quando per due volte, nel 1997 e nel 1998, e' stato chiamato a testimoniare in due procedimenti, 'All Iberian' e 'tangenti alla Gdf', celebrato a Milano a carico, tra gli altri, del premier. Il compenso per i suoi silenzi, sempre secondo i giudici, sono stati 600.000 dollari accreditati al legale inglese da Carlo Bernasconi (manager del gruppo Fininvest deceduto da tempo, ndr) su ordine di Berlusconi.

Quei soldi, considerati dai giudici il 'prezzo' del silenzio entrarono nella disponibilita' di Mills nel 2000. Ma il legale inglese, si legge in sentenza ''ha ricevuto enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali, da Fininvest e da Silvio Berlusconi, fin dagli anni 1995 – 1996, e quindi da un'epoca anteriore a quella delle sue deposizioni nei procedimenti tenuti a Milano''. Mills si e' sempre difeso negando le accuse. Ma negli anni ha dato motivazioni diverse una dall'altra. Soldi in “regalo”, per dirla con le sue stesse parole nella lettera del 2004 al suo fiscalista inglese Bob Drennan, per aver “tenuto Mister B. fuori dal mare di guai in cui l' avrei buttato se soltanto avessi detto tutto quello che sapevo”. Una versione che a Milano e' un'atto d'accusa e che Mills corregge ma solo parzialmente davanti ai magistrati milanesi che lo interrogano quello stesso anno. Poi ritratta e afferma che le somme gli venivano dalla gestione di un altro cliente, l'armatore Diego Attanasio.

Ma la sua tesi non sembra convincere. Mills pero', attraverso i suoi difensori, tiene 'fede' solo a quelle ultime parole in una “straordinaria reiterazione -commentano i giudici- della versione dei fatti”. Tranne, alla fine del processo, riepilogare per la terza volta la 'storia' di quella somma e chiedere scusa attribuendosi, in un memoriale di 9 pagine, degli “errori”. “Ho condotto male i miei affari e ho causato molti fastidi a delle persone che non hanno in nessun modo meritato un tale guaio, ma non sono mai stato corrotto da nessuno: ne' da Carlo Bernasconi, ne' dal dottor Silvio Berlusconi o qualsiasi altra persona”. Ma anche questa versione cade nel nulla.

La verita', secondo i giudici e' ben altra: Mills e' stato corrotto e per occultare le somme ricevute illegalmente ha messo in moto uno dei piu' vorticosi intrecci finanziari che si siano mai ricostruiti in un'aula di Tribunale. In particolare, sostiene il Tribunale in sentenza, Mills ha usato il patrimonio di Diego Attanasio da lui gestito come “scatolone dove ha deliberatamente mescolato patrimoni altrui, molteplici ed enormi somme rimaste incerte nell'origine e nella destinazione”.

In questo “Mills -si legge ancora- ha realizzato una delle sue piu' raffinate e criminali attivita' di riciclaggio”. Ma anche per questo e' stato pagato. “Il prezzo della corruzione di Mills -sottolineano i giudici in uno dei passaggi piu' pesanti della sentenza- comprendeva gia' il 'disturbo' per tutte le operazioni di riciclaggio che egli avrebbe dovuto compiere per nascondere, mascherare, trasformare, schermare la somma che gli veniva illecitamente corrisposta e tutta questa attivita' era gia' prevista, voluta e stabilita nell'accordo, lasciando alle capacita' di Mills il compito di individuare di volta in volta le modalita' esecutive per la riuscita dell'impresa”.

Mills, quindi, gia' prima dei processi e' stato pagato, secondo il Tribunale “per distanziare la persona di Silvio Berlusconi ” dalle societa' off shore da lui costituite e cioe' All Iberian, Century One e Universal One “al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprieta' degli ingenti profitti illecitamente conseguiti all'estero, al destinazione di una parte di essi a Marina e Pier Silvio Berlusconi”.

Una parte di questi profitti, circa dieci miliardi delle vecchie lire, riassumono i giudici “veniva lasciata, negli anni 1995-1996 nella disponibilita' di Mills con l'esplicita approvazione di Silvio Berlusconi. Cio' avveniva attraverso la registrazione nel Regno Unito delle societa' off shore con la conseguente tassazione del loro utile. Egli, del tutto inusitatamente, diventava cosi' il beneficiario effettivo di societa' di cui invece era il fiduciario”.

Arrivano le indagini e i processi milanesi. E Mills occulta i documenti relativi alle societa' e rilascia testimonianze “reticenti ed elusive”. In quel momento “Mills era gia' stato gratificato di una ingentissima somma, che pero' non era fin dall'origine certo potesse restare nella sua disponibilita'. In sostanza l'importo di quasi sei miliardi di lire sarebbe potuto restare nella disponibilita' di Mills a condizione che la giustizia italiana non lo bloccasse quale illecito profitto da sequestrare”. “Questa -scrivono i giudici- la promessa di colui che Mills ha dichiarato essere il reale, originario proprietario della somma, Silvio Berlusconi. Soggetto che era comunque certamente l'interessato al buon esito dei procedimenti. Che era al vertice del gruppo di cui le societa' off shore facevano parte. Alla cui volonta' era subordinata qualsiasi decisione quanto a centiry One e Universal One.

“L'esito dei processi italiani dipendeva anche dalle testimonianze di Mills”, e allo stesso tempo “era evidentemente necessario per tutti che la somma non fosse facilmente rintracciabile”. “E' allora chiaro -proseguono nelle loro conclusioni i giudici- che Mills andava compensato della perdita subita (le quote dei soci) dopo che aveva svolto il suo compito. Ed e' chiaro che bernasconi non aveva alcun proprio motivo per determinarsi ad un regalo di tale entita'”.

“Il cosidetto regalo a Mills altro non e' stato che la dazione di una somma in cui si fondano una parte di quanto pattuito sotto condizione anni prima ed una parte di quanto promessogli in sostituzione della quota prelevata dai soci e per i suoi ulteriori disagi”. “E' stata una compensazione e un riconoscimento dell'osservanza, da parte sua, dell'accordo. L'artificiosa, tanto opaca quanto raffinata modalita' di trasferimento della somma di 600mila dollari ai conti di Mills, la 'roundabout wes' dichiarata da Mills e scoperta dalle consulenze, di per se' indicativa della illiceita' della complessiva operazione, ha comportato un lungo viaggio nel tempo e negli spazi di volta in volta creati nei contenitori finanziari prima di arrivare al corrotto nel marzo 2000''.
Fonte: adnkronos

fonte
http://www.italiainformazioni.com/giornale/cronaca/52413/tutto-quello-dovreste-sapere-caso-mills-lavvocato-inglese-corrotto-solita-bustarella.htm

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