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Ecco le foto proibite di Villa Certosa
di Andrea Scanzi

Silvio Berlusconi: “Sto per scoppiare” (figuriamoci noi). Io però sto col Premier. L’attacco delle sinistre è davvero illiberale. Noemi è costretta a vivere da sorvegliata speciale. Veronica Lario ha un amante. Daniela Santanchè ha facoltà di parola. Gino Flaminio è diventato opinionista. Matrix dedica puntate monografiche a Barbara D’Urso. E l’Inter vince lo scudetto. Son cose dure da sopportare, per chi non è mangiabambini come voi.

Ci mancava solo questo stillicidio trotzkista di maldicenze sulle foto a Villa Certosa. Settecento scatti comunisti che documentano la vita quotidiana nel dorato mondo di Berluscolandia. Ora perfino il Times – la versione inglese del Manifesto – attacca “il clown che ha gettato la maschera”. La vostra irriconoscenza è davvero inaccettabile. Lui lavora per voi e voi lo criticate. Ve lo meritate Carlo Conti, ve lo meritate.

Fortuna che c’è Niccolò Ghedini, pronto a bloccare la pubblicazione delle foto. Io credo molto in Ghedini: se in un’altra vita rinasco Goebbels, gli dono la mia vita. Certo di raggiungere la santità.
E’ grazie a uomini come Ghedini se l’Italia è il luogo meraviglioso in cui amiamo vivere. Lunga vita a lui e a Gianfranco Rotondi, l’unico politico capace di coniugare il carisma di Andreas Seppi con la profondità filosofica di Lory Del Santo. “Il Times pensa che ci facciamo influenzare dalle sue panzane?“, ha tuonato Rotondi, che di panze e panzane mediamente si intende.

Rotondi è bello, è buono, è rassicurante. Ha questa faccia generosa e pendente, da bulldog senza pedigree, che lo rende oltremodo apprezzabile come soprammobile. Rotondi è il De Gasperi della Seconda Repubblica. Rotondi è il Pino Quartullo della politica. Rotondi è l’alluce valgo della Dc.

Che poi le foto mica ritraggono nulla di pruriginoso. Io le ho viste e posso descrivervi minuziosamente i dieci scatti più importanti del booklet di Antonello Zappadu, il fotografo al soldo del Partito Democratico.

Vamos.

Foto uno. Ai bordi della piscina di Villa Certosa, Mariano Apicella esegue la cover di Purple Haze di Jimi Hendrix. Apicella, il cui cognome è un encomiabile tributo bipartisan al protagonista di Palombella rossa, indossa una bandana dei Gormiti e sorride durante l’assolo finale (in un portentoso crescendo di xilofoni). Venti vergini a bordo vasca, inebriate da cotanta magnificenza, si gettano in acqua preferendo al martirio musicale un eroico inabissarsi nelle profondità del cloro presidenziale.

Foto due. Ritratta di spalle, un’avanguardia di pasionari leghisti strozza un dromedario extracomunitario in segno di stima. Alla fine, Matteo Salvini li benedice con un’ampolla di tequila comasca a base di rododendro fermentato xenofobo.

Foto tre. Vestita da Cat Woman, Mariastella Gelmini balla con fare sobriamente lascivo, rivelando un insospettabile talento mimico nell’interpretazione del Gioca Jouer. Vedendola ballare “spray, macho, clacson, campana, ok, baciare, saluti, saluti, superman!”, Borghezio ne rimane rapito e la bacia con trasporto ruminante.

Foto quattro. Maurizio Gasparri fa uno sguardo intelligente. Qualcuno glielo fa notare e lui chiede scusa.

Foto cinque. Silvio Berlusconi verga a mano il discorso elettorale per il raduno delle massaie a Narnali. Si scorgono, sul sacro foglio pressoché intonso, le parole “grumi”, “criminoso” e “insufflate”, pescate a caso dallo scarabeo poetico di Sandro Bondi.

Foto sei. Fabrizio Cicchitto gioca a freccette. Il bersaglio è formato da un cartone a grandezza naturale di Antonio Di Pietro nudo. Cicchitto mira agli zebedei (100 punti) ma colpisce l’ulna destra (25 punti). Ci rimane male e, per scaricare la delusione, approva – a maggioranza relativa: la sua cistifellea eversiva vota contro – un decreto ad personam di cui non conosce il significato.

Foto sette. Barbara Matera indovina un congiuntivo. E’ lo scatto più duro.

Foto otto. Ronaldinho, a torso nudo, sparge adipe carioca sulla abbacinata platea.

Foto nove. Renato Brunetta, vestito da impiegato statale, firma un autografo su un certificato medico apocrifo.

Foto dieci. Davanti alla statua della donna-cavallo, tra un cactus e un menhir, Marcello Dell’Utri palleggia con un mappamondo a forma dell’eroe Mangano.

E ora scusate, vado a chiedere l’amicizia su Facebook a Mariano Apicella (canticchiando Purple Haze).

http://speciale-elezioni-europee-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/06/02/ecco-le-foto-proibite-di-villa-certosa/