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#123966

cenereo
Bloccato

[quote1242157588=cenereo]
patrizia mi ha segnalato che la basilica crollata all'Aquila,custodive la spoglie di celestino V,quello della profezia…qualcuno sa qualcosa,può farne un nesso?inoltre Celestino pare che abbia dimoraro come eremita in quelle zone…
http://www.xbacco.net/docs/celestinov.pdf
curioso nò?

ho trovato quest'articolo:
lunedì 29 ottobre 2007
Celestino V, un papa scomodo – 1° parte

Pietro Angeleri, eremita del monte Morrone, venne eletto papa nel conclave di Perugia del 1294, dopo due anni di contese tra i cardinali legati alle potenti famiglie romane. Nello stesso anno, dopo appena cinque mesi di pontificato, Pietro Angeleri, risultò indisponente e indisponibile verso ogni forma di corruzione, (troppo presente in Vaticano), lasciò quindi il Pontificato per tornare alla vita eremitica sul monte Morrone. Fu una scelta dettata dall'incompatibilità tra Celestino V e il Vaticano, la riprova di questo stà anche nello spostamento della sede papale dal Vaticano in Roma, a L'Aquila, nella Basilica di Collemaggio (foto a destra), fatta costruire da papa Celestino V, l'opera probabilmente fu finanziata dall'Ordine dei cavalieri templari. La vera missione, di cui si sentiva investito Celestino V, era fornire ai fedeli, il supporto della fede, in Dio e nell'uomo, per ridare loro la speranza di una vita migliore senza violenze e ingiustizie. Pietro Angeleri credeva nell'amore verso il prossimo e verso il creato, per questo mise in pratica il messaggio di povertà e di rinuncia predicato da Gesù Cristo. Celestino V, visse realmente la vita di Cristo, perseguiva la stessa rivoluzione spirituale, bramava la stessa voglia di giustizia sociale, rincorreva le stesse utopie, per una vita più spirituale e meno materiale, quindi si aspettava il suo stesso martirio. In quel periodo, il divario tra la ricca nobiltà e il popolo di poveri era sempre più ampio e i contrasti ed il malcontento nascevano e morivano nel silenzio delle campagne o tra le montagne, quelle montagne da cui l’eremita Pietro dal Morrone trasse la forza ed il coraggio per contrastare il Vaticano. Celestino V adoperò l’arma migliore, il “perdono”. Nel suo breve ma intenso pontificato Celestino V fece l’atto più giusto e più amorevole che un papa potesse produrre in quegli anni cosi duri e difficili, la “Bolla Celestiniana”. La bolla consentiva il perdono di tutti i peccati, rendendo il perdono accessibile a tutti, ricchi o poveri senza condizioni, tranne quella della confessione. Tutto questo, papa Celestino V, lo concesse sette secoli fa. In quell'epoca il perdono dei peccati non era gratuito, il Vaticano lo concedeva in cambio di certi servizi, come le crociate in Terra Santa e la crociata contro i Catari, altre volte l'indulgenza veniva data per denaro, che poi il Vaticano utilizzava per costruire le chiese o finanziare le molte esigenze del Clero. La grande preoccupazione di Bonifacio VIII, era che Celestino V, veniva considerato dal popolo un uomo Santo, e che avrebbe ridato alla Chiesa una veste spirituale. Celestino V, contrapponendosi al Vaticano, avrebbe potuto produrre uno scisma, con serie ripercussioni sul sistema Vaticano-potere assoluto. L'epilogo della vita di Celestino V, si consumò in una piccola cella, della Rocca di Fumone, dove era tenuto prigioniero da papa Bonifacio VIII, morì nella fede in Dio e nell'uomo.
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10 aprile 2009 … un nesso allora dovrà esserci se il papa lo ha visitato…grazie negue! #fisc