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Nelle tendopoli spunta la dissenteria
Enzo Mangini
[12 Maggio 2009]

Con il caldo, le condizioni igieniche diventano più difficili per gli sfollati dell'Aquila. Molti casi di diarrea a dissenteria soprattutto tra gli anziani. Il senato si prepara all'esame del decreto 39 e la Fiom denuncia che la Fiat taglia 5 mila posti in Abruzzo.

Non è facile abituarsi alla vita di tenda. Gli psicologi nei campi dove sono sistemate circa 30 mila persone da molti giorni segnalano che per gli anziani, che sono molti, il problema principale sono i servizi igienici. Non è facile abituarsi alle docce promiscue o ai bagni chimici. Così finisce che molti anziani, soprattutto quelli meno assistiti, si lasciano andare. E succede che in uno dei campi ci siano stati alcune decine di casi di diarrea e dissenteria, causati, secondo i medici della Protezione civile, da un virus che avrebbe però perso forza già dopo 20 ore.
L’Asl dell’Aquila, assieme al servizio sanitario della Protezione civile, sta per lanciare una campagna informativa sulle regole igienico-sanitarie da seguire nella vita in tenda. I problemi, infatti, sono molti: bambini e anziani tendono a trascuare l’igiene personale; lo spazio ristretto delle tende e dei campi facilita la propagazione di virus e di eventuali parassiti. Gli sbalzi termici tra notte e giorno, poi, rendono tutti più vulnerabili a polmoniti, raffreddori, bronchiti, aggravati dalle allergie stagionali che anche all’Aquila iniziano a farsi sentire. In altri campi, a partire da quello di Piazza d’Armi sono stati avviati i programmi di disinfestazione per evitare la diffusione di topi e pidocchi. L’erba attorno ai campi deve essere tagliata per ridurre il rischio della presenza di zecche.
Secondo il servizio sanitario della Protezione civile, comunque, la situazione è sotto controllo e non ci sono rischi di epidemie. Si tratta, dicono i dirigenti sanitari, di normale amministrazione in caso di permanenza prolungata nelle tendopoli. E prolungata la permanenza degli aquilani lo è e lo sarà di sicuro. I tempi del rientro sotto un tetto stanno slittando. Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso ha annunciato che a fine maggio saranno pronte le prime ordinanze per la ricostruzione «leggera», quella cioè che prevede l’installazione dei Complessi abitativi sostenibili ed ecocompatibili [C.a.s.e.]. Ma ciò potrà avvenire se il decreto Abruzzo, da oggi all’esame della commissione ambiente del Senato, passerà indenne da Palazzo Madama e da Montecitorio o quantomeno solo con le modifiche affidate agli emendamenti del Consiglio dei ministri. La situazione nelle tende, però, non sarà sostenibile fino a ottobre, quando, secondo Bertolaso, sarà possibile entrare nei nuovi moduli abitativi.
Intanto, però, si apre una nuova polemica, che riguarda la tenuta economica dell’Abruzzo dopo il terremoto. La lancia una denuncia della Fiom-Cgil, che accusa la Fiat di essere pronta a tagliare in Abruzzo circa 5 mila posti di lavoro. «E’ paradossale quello che sta accadendo: la Fiat presenta piani industriali al governo americano e al governo tedesco, mentre in Italia non dice cosa succederà agli stabilimenti produttivi», ha detto questa mattina il segretario nazionale della Fiom Cgil Gianni Rinaldini, intervenuto ad Atessa [Chieti] allo sciopero di 2 ore proclamato dal sindacato per riportare l’attenzione sulla grave crisi industriale che da mesi ha colpito l’area produttiva più importante della regione, dove si sono persi 2200 posti di lavoro. La manifestazione si è tenuta davanti allo stabilimento della Sevel, dove viene prodotto il furgone Ducato Fiat e i suoi omologhi a marchio Peugeot e Citroen. «La Fiat – ha continuato Rinaldini – sta portando avanti progetti internazionali, rastrellando liquidità in tutti i modi intervenendo sui lavoratori, attraverso la cassa integrazione, e sui fornitori. E il sindacato non è stato ancora messo al corrente ufficialmente di questi progetti. Con noi l’azienda non dialoga e si limita a comunicarci solo le settimane di cassa integrazione». Secondo la Fiom Cgil, la crisi industriale degli ultimi mesi ha cancellato in provincia di Chieti 3 mila posti di lavoro, che diventano 5 mila se si fa riferimento all’intera regione Abruzzo.

fonte
http://www.carta.org/campagne/beni+comuni/17419

… e' il caso di dire: Stiamo nella melda fino al collo :grrr: