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L'Allarme

Abruzzo, emergenza acqua dopo il sisma
«Rischiamo di dover chiudere i rubinetti»


La società pubblica che si occupa della rete idrica: «Senza contributi rischiamo la bancarotta»

dal nostro inviato
L'AQUILA – Mentre le scosse tornano, minacciose, all'Aquila c'è chi guarda con terrore alla montagna. Lì, alle pendici del Gran Sasso, la notte del 6 Aprile si è sfiorata una seconda catastrofe. Per qualche frazione di secondo il flusso della sorgente che alimenta l'acquedotto è diminuito. Quasi interrotto. Poi è ripreso più forte. Devastante. Dai 470 litri al secondo è schizzato ai 580. E lì dove le condotte, costruite trasversalmente alla faglia, si erano scollate per la scossa è uscito a una pressione tale da aprire una voragine e trascinare a valle un fiume di detriti che ha allagato le cantine e sommerso per metà le auto parcheggiate nelle case sottostanti. Ma l'acquedotto del Gran Sasso, che incanala la fonte scoperta per caso durante i lavori del Traforo e alimenta tutto l'aquilano e il teramano, invece, non ha ceduto. Tiene. Grazie anche a due riparazioni di emergenza «temporanee».


Ma per quanto reggerà?
Se lo chiedono alla Gran Sasso Acqua spa che dal 6 aprile fronteggia un'emergenza destinata a sferrare il colpo fatale alla ripresa della città, se non si interverrà in tempo. «La rete idrica, 2500 chilometri di condutture, è stata ridotta dal terremoto in una condizione di disastro» spiega l'ingegner Aurelio Melaragni, direttore tecnico dell'azienda totalmente partecipata pubblica (dal comune dell'Aquila al 46% e dagli altri comuni all'1,54% ciascuno). «Arrivano tra le 20 e le 25 richieste di intervento al giorno già ora che la città è quasi vuota e i rubinetti sono chiusi. Noi dobbiamo subito mettere in sicurezza le sorgenti e la rete. Abbiamo un depuratore fuori uso. E la rete fognaria danneggiata». Ma con quali soldi? Le casse dell’azienda sono a secco. Dal 6 Aprile non riscuote le bollette ma continua ad erogare il servizio idrico e fognario alla città e alle tendopoli. E il responsabile amministrativo Raffaele Giannone rivela: «Stiamo andando avanti con liquidità accantonata e con i mutui. Noi non siamo l’Enel che incassa in tutta Italia e altrove. I nostri utenti sono tutti terremotati e sfollati. Se non arriva subito un contributo di 13.853mila euro del mancato incasso e dei costi straordinari affrontati saremo alla bancarotta. E a ottobre saremo costretti a chiudere l’azienda, ma anche i rubinetti di tutta la città e i comuni».

Virginia Piccolillo
http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_24/abruzzo_acqua_virginia_piccolillo_727674e8-60dd-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml

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