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Anonimo

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L’Aquila: corruzione, arresti e quei fondi UE distribuiti arbitrariamente

Mentre i cittadini aquilani aspettano ancora di poter rientrare nel centro storico, il vero cuore della città dell’Aquila, proprio in queste ore, altre ombre si addensano sulla gestione della ricostruzione.

Solo quattro settimane fa, infatti, a seguito di due inchieste giudiziarie, sono scattati nuovi, clamorosi arresti a carico di personaggi che ricoprivano ruoli importanti nell’ambito della gestione dei fondi comunitari e della ricostruzione post terremoto: la prima inchiesta, denominata ‘Caligola‘ ha portato all’arresto di sette persone, tra le quali la dirigente regionale del Servizio Attività Internazionali, Vanna Andreola, indagata per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione aggravata, falso in atti pubblici, occultamento di atto pubblico; Lamberto Quarta, consulente della società Ecosfera Gruppo spa, lo stesso Quarta arrestato anche nel 2008 insieme all’allora Governatore Ottaviano Del Turco; il titolare della società Ecosfera, Duilio Gruttadauria, e sua moglie, Anna Teodoro. Sempre nell’Operazione Caligola, oltre ai sette arrestati, risulta indagato anche Alfredo Castiglione, attuale vice Presidente della Giunta regionale guidata da Gianni Chiodi e Camillo Cesarone, ex capogruppo Pd in Regione.

La seconda operazione ha coinvolto, invece, Giancarlo Santariga, alto dirigente del provveditorato alle Opere Pubbliche- un ruolo molto delicato per la ricostruzione- con l’accusa di concussione nell’ambito dell’appalto per la nuova caserma della Finanza di Pescara.

Anche se l’operazione Caligola riguarda principalmente la gestione dei fondi europei IPA Adriatico, il clamore degli arresti eccellenti ha acceso l’attenzione dei cittadini aquilani anche sulla ripartizione dei fondi strutturali europei POR/FESR, affidati sempre agli Uffici diretti dall’Andreola e che riguardano più direttamente i fondi per la ricostruzione.

Nel luglio del 2009, proprio in virtù del catastrofico terremoto, l’Unione europea acconsentì, eccezionalmente, all’utilizzo di 83 milioni di euro, dei 345 stanziati dei fondi POR/FESR, per interventi nell’area del cratere. Leggere oggi la lista dei beneficiari di quei fondi, alla luce delle intercettazioni relative all’inchiesta e delle accuse dei PM, crea più di qualche imbarazzo e perplessità. Scorrendo i nomi in elenco, infatti, si riconoscono molti affermati professionisti aquilani e tanti cognomi di famiglie note che ricorrono spesso, personaggi legati a vario titolo alla Regione e alla politica locale, ma ne mancano tanti altri di comuni cittadini.

Non possiamo sapere se questo dipende dall’esiguo stanziamento per il piano di comunicazione del Bando europeo, come fu fatto notare, all’epoca, anche da alcuni siti web: solo 3.600 euro, come si evince anche dall’elenco dei finanziamenti, praticamente una cifra irrisoria per promuovere e pubblicizzare il bando che prevedeva ben 83 milioni di euro a disposizione dei cittadini e delle imprese residenti nell’intera area del cratere.

Ed infatti, oggi, molti in città dicono di non essere mai stati a conoscenza di tale importante opportunità. Dall’elenco pubblicato il 31.12.2011 in modo bizzarro sul sito internet della Regione dove, se difficilmente si possono ricostruire gli anni e le cifre di erogazione, rimane impossibile evincere la ratio con la quale sono stati concessi questi fondi, che vanno, ad esempio, dai 4 milioni di euro per la società Bahia; ai soli 99 euro assegnati alla Società Vittorini.

A vario titolo, nell’elenco, compaiono finanziamenti per società di pompe funebri, autosaloni, associazioni “culturali” che si occupano di Burlesque, sale scommesse, fino ad arrivare a più di un milione di euro assegnati – tra il 2010 e il 2011- proprio ad Ecosfera, la società dove, nelle intercettazioni apparse sulle stampa, i responsabili parlavano tranquillamente al telefono di “mazzette” e di assunzioni clientelari.

Sarà una coincidenza. ma tra le gravissime accuse all’Andreola nell’inchiesta “Caligola” ci sono proprio la sua “ottica esclusiva del favore per l’interesse privato e senza alcun riguardo per l’interesse collettivo” e l’aver “reiteratamente violato le regole di trasparenza e di buon andamento della pubblica amministrazione”, come riportato dal gip Marco Billi.

Sempre scorrendo l’elenco dei fondi POR/ FESR gestiti dall’Andreola, si evince che i fondi strutturali europei che dovevano servire principalmente all’innovazione, alla competività, all’energia, alle società dell’informazione, allo sviluppo territoriale, all’assistenza tecnica e, solo infine, per il “recupero e rivitalizzazione economica e sociale del territorio colpito dal sisma”; siano stati utilizzati, un po’ ‘furbescamente’, come fondo di riserva per finanziare, per gli anni 2010 e 2011, le associazioni, gli enti e le istituzioni culturali risiedenti nel cratere al posto del Fondo Unico per lo Spettacolo che, come è noto, ha visto, negli ultimi due anni, tagli pesantissimi da parte del Governo.

Ma va anche ricordato come molte di queste associazioni culturali, sempre all’indomani del terremoto, abbiano anche goduto di importanti raccolte di fondi nazionali, promosse da iniziative pubbliche e private, proprio per preservare la loro esistenza e garantire il proseguo delle loro attività.

A leggere fino in fondo questa lista, vengono in mente le vecchie pratiche di uno sterile clientelismo. Un assistenzialismo ‘peloso’ tipico delle regioni del sud, che storicamente non è mai riuscito a produrre vera ricchezza e sviluppo.

Il recentissimo allarme occupazione della CGIL dell’Aquila conferma appunto che “la politica delle mance” difficilmente potrà creare un solido futuro per la città. Si ha quindi l’impressione che, mentre la gran parte dei cittadini aquilani continuano a subire tutto il peso dei danni e delle frustrazioni del dopo terremoto e di una ricostruzione che stenta a partire, un’altra piccola parte, quella che, vantando le giuste conoscenze, ha veramente accesso alla gestione o all’erogazione dei fondi per l’emergenza, stia vivendo la mancata ricostruzione come un vero e proprio business.

Le indagini tuttora in corso della magistratura serviranno sicuramente a dirimere ogni sospetto e a fare chiarezza sulla gestione di una ricostruzione che, forse solo per il vantaggio di pochi, rischia di diventare infinita.