Rispondi a: Israeliani e palestinesi…

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Richard
Richard
Amministratore del forum

ne sono successe e ne succedono di tutti i colori nel silenzio anche nel nostro paese..e non mi pare che si faccia tanta giustizia

La stima dell'istat: la maggioranza delle violenze avviene in casa
Stupri: solo il 10% attribuibili a stranieri
Il 69% delle violenze sessuali sono opera di partner, mariti o fidanzati, soltanto il 6% dovuto a estranei
http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_10/stupri_stranieri_istat_17ce1b8e-a70e-11dc-a6a3-0003ba99c53b.shtml

[youtube=425,344]j2HkIbzj3sQ

http://www.storiaxxisecolo.it/larepubblica/repubblicadonne.htm
Storia dell'emancipazione femminile in Italia

di Valentina Piattelli

Adesso le donne sono cittadine di serie A, al pari degli uomini. Esse sono padrone di se stesse e godono dell’eguaglianza giuridica e di tutti gli stessi diritti degli uomini. Possono accedere a tutte le professioni e a tutti gli uffici (tranne che nel clero e nell’esercito, per ora). Non è sempre stato così però.

In passato la donna era un accessorio del capofamiglia (padre o marito). Nel Codice di Famiglia del 1865 le donne non avevano il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi, né tanto meno quello ad essere ammesse ai pubblici uffici. Le donne, se sposate, non potevano gestire i soldi guadagnati con il proprio lavoro, perché ciò spettava al marito. Alle donne veniva ancora chiesta l’”autorizzazione maritale” per donare, alienare beni immobili, sottoporli a ipoteca, contrarre mutui, cedere o riscuotere capitali, né potevano transigere o stare in giudizio relativamente a tali atti. Tale autorizzazione era necessaria anche per ottenere la separazione legale. L’articolo 486 del Codice Penale prevedeva una pena detentiva da tre mesi a due anni per la donna adultera, mentre puniva il marito solo in caso di concubinato…..

Il problema è che ci sono ancora tante persone che se fosse permesso tornerebbero a questi livelli molto volentieri

http://www.storiaefuturo.com/it/numero_10/laboratorio/5_repressione-omosessualita-italia-repubblicana–patto-atlantico~168.html
La repressione dell'omosessualità nell'Italia repubblicana e nei paesi del Patto Atlantico
Da uno studio sulla documentazione conservata presso l'Archivio centrale dello Stato

….
Nelle società occidentali dell'Ottocento vi fu un proliferare di leggi verso i suddetti fenomeni, anche se in maniera non lineare: ad esempio, contrariamente a quanto avevano fatto altri paesi europei e gli Stati Uniti, l'Italia, dall'epoca liberale in poi, ritenne di non dover inserire nel proprio codice penale alcuna legge che punisse nello specifico l'omosessualità, esercitando tuttavia un controllo attraverso la normativa vigente, in particolare attraverso quella che riguardava gli atti contrari alla pubblica decenza, ma non solo.

Il fascismo inasprì questi controlli attraverso il nuovo testo unico di pubblica sicurezza, emanato nel 1926, che introduceva l'utilizzo sistematico di un provvedimento come il confino, nato già da qualche anno in Italia coi governi liberali (Petrosino 1992; 1996; Benadusi 2005).

All'indomani della seconda guerra mondiale il controllo sulla morale sessuale sembrava aver avuto un rallentamento, ma solo in apparenza. Guardando al caso italiano, si nota un primo attivarsi degli uffici di pubblica sicurezza sul finire degli anni Quaranta, anche su istanza degli ambienti cattolici, che si evolverà nella massiccia ondata di fermi, denuncie e arresti degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, sebbene sul finire del periodo questo controllo si attenui di molto.

Si tratta comunque di una fase che ha attraversato la storia italiana e degli altri paesi del Patto Atlantico per circa venticinque anni e ha avuto il suo incipit negli anni del Maccartismo, la cui opera fu quella di perseguitare comunisti e omosessuali. …