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#129625

marì
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“Il Papello. Cosa resta dei 12 comandamenti? Richieste davvero folli?”
di Nello Trocchia

Come in un film, come nel Il bene e il male di Martin Scorzese. Da una parte lo stato e dall’altro il crimine organizzato. Da un parte chi lotta contro la mala senza infingimenti, dall’altra chi traffica o addirittura fa il doppio gioco. Ma qui in scena c’è la realtà, alcuni uomini dello stato trattavano mentre altri uomini dello Stato combattevano le mafie strenuamente credendo fosse quello l’obiettivo comune. Due strategie e mentre le bombe ammazzavano, altri parlavano, incontravano, si prestavano. La storia del papello si può raccontare così: come il grande inganno consumato a danno di chi, generali, carabinieri, poliziotti, giudici, giornalisti, ha creduto la mafia il nemico da battere, le connivenze il livello da intercettare e debellare.

Un altro pezzo di stato allestiva, nella versione edulcorata, trattative, e , nella versione accusatoria, strade preferenziali per alcuni mafiosi in cambio di qualche boss consegnato e ‘finti’ successi. Ora mentre a Palermo e Caltanissetta sono ripartite le inchieste sulla trattativa e due uomini dello stato, allora al Ros, Mauro Obinu e Mario Mori, sono sotto processo per favoreggiamento, per il mancato arresto di Bernardo Provenzano e Marcello Dell’Utri è sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa (dopo una condanna di primo grado a 9 anni), restano troppi punti di domanda a cui dare risposta. L’interrogativo che accompagna la consegna del papello da parte di Massimo Ciancimino, figlio del sindaco mafioso di Palermo Vito, è uno solo.

Di quel papello cosa è stato? Quando la mafia si è inabissata e le istituzioni hanno abbassato il livello di guardia, di quel papello cosa è stato realizzato? Negli anni ’90 quando Don Vito Ciancimino ebbe tra le mani quelle richieste disse: ” Erano punti troppo da testa di m…” Folli, irrealizzabili e ,per questo, Ciancimino ne fece altre più praticabili (elezione diretta dei giudici, abolizione monopolio sigarette). Ma se avessimo avuto in mano quel papello il legislatore avrebbe legiferato sui temi della mafia come ha fatto in questi anni? Il senatore Giuseppe Lumia ci aiuta in questa analisi. Cosa resta di quel papello? Quelle richieste folli nel 1992 sono diventate, nel silenzio della e sulla mafia, praticabili dopo? http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2009/10/16/pop_lettera.shtml

“ Cosa Nostra ha superato la crisi drammatica del dopo stragi – racconta Lumia- ci fu una reazione senza precedenti della società e delle istituzioni, ma al solito, una risposta in alcuni casi ambigua pensiamo alla cattura di Riina, pensiamo all’agenda rossa, al ruolo dei servizi”.

“ Alcuni punti quelli che miravano all’abbassamento della tensione, che miravano ad un clima di coabitazione, dove lo stato può combattere la mafia senza mai superare il livello che puntasse alla sua cancellazione su questo Cosa Nostra qualche risultato lo ha ottenuto”.

Andiamo più nello specifico. C’era un punto: la riforma della legge dei pentiti, la revisione c’è stata.

“Mi riferivo anche a questo. E’ vero è stato fatto un passo indietro, c’era da fare una riforma, ma Cosa Nostra ha ottenuto vantaggi che denuncio da anni. Sui collaboratori di giustizia si è introdotta la dichiarazione in 180 giorni ( in 6 mesi) che è impossibile da realizzare”.

E i numeri parlano di una diminuzione consistente dei collaboratori e un ridimensionamento del fenomeno del pentitismo dal 2001 anno della rivisitazione.

C’è anche il 41 bis, svuotato di senso, dopo la riforma del 2002 che ha fatto cessare di colpo la protesta di mafiosi ( da ricordare i proclami di Bagarella e Cannella, lo striscione alla Favorita di Palermo) http://www.youtube.com/watch?v=S1y5cekrAV0&feature=related contro il carcere duro.

“E’ vero non mi stancherò mai di dire che questo 41 bis è paradossalmente favorevole a Cosa Nostra, da tempo chiedo una rigorosa applicazione del 41 bis con una revisione dell’istituto”. Altro punto è la chiusura di supercarceri. “ Anche in questo caso io chiedo da tempo la riapertura almeno del carcere di Pianosa se non anche dell’Asinara”. Altro punto è la revisione della legge Rognoni-La Torre sulla confisca dei beni mafiosi. Anche in questo caso valga su tutti la denuncia di Don Luigi Ciotti che da anni con Libera chiede l’introduzione dell’agenzia della confisca.

“Abbiamo chiesto – ripete ai nostri microfoni – l’agenzia della confisca ma il governo non vuole ascoltarci. Dobbiamo migliorare questa legge, il 36% dei beni sono sotto ipoteca bancaria, il 30% sono occupati da parenti o dagli stessi mafiosi http://www.articolo21.info/5460/editoriale/casal-di-principe-dalla-villa-di-iovine.html . Bisogna intervenire”. Indebitati o ancora occupati, insomma legge svuotata di senso, anche in questo caso. C’è da aggiungere la lungaggine del processo, l’indulto che ha favorito mafiosi e sodali, di fatto un beneficio, ( l’ultimo caso è quello di Santo La Causa, il superlatitante di Cosa nostra arrestato l'8 ottobre scorso da carabinieri del reparto operativo di Catania, era stato scarcerato il 2 agosto del 2006 in applicazione dell'indulto)e la riforma annunciata delle intercettazioni, riforma che darà un duro colpo alle indagini sulla mafia e una grossa mano alle organizzazioni criminali.

Insomma, negli anni ’90 mentre le bombe e gli attentati annientavano lo stato quelle richieste furono bollate come folli dal sindaco mafioso Ciancimino. Negli anni, la classe politica, vestita di nuovo, nel nome del garantismo e supportata da una campagna di stampa ad hoc ha messo in atto alcune riforme svuotando di senso le norme antimafia, molte oggetto di richiesta come da papello. Per alcuni punti: risultato raggiunto, al grido di forza mafia.

Integrale intervista a Giuseppe Lumia (solo aiudio) http://www.articolo21.info/ECONEWS/lumiapapello.mp3

http://www.articolo21.info/9106/notizia/il-papello-cosa-resta-dei-12-comandamenti.html

Stragi 92-93: sette insegnamenti da trarre su 17 anni di attività giornalistica
di Maurizio Torrealta

E’ importante ragionare sulla strage di via D’Amelio da un punto di vista prettamente giornalistico, è importante fare una analisi comparata delle informazioni ottenute nei diversi momenti : verificare le informazioni che si è riusciti ad ottenere immediatamente dopo la strage, quelle che ci sono state date pochi mesi dopo l’ arresto di Toto Riina, quelle raccolte più di un anno dopo alla fine dell’ estate del 93, e poi quelle che si sono scoperte poi parecchi anni dopo nel 1996 quando Giovanni Brusca iniziò a collaborare e poi quelle lette sulla richiesta di archiviazione dell’indagine sui Sistemi Criminali della Procura di Palermo ed anche quelle di cui siamo venuti a conoscenza alla conclusione del processo per la strage di via dei Georgofili, ed infine quelle dei nuovi collaboratori di giustizia sulla strage di via D’Amelio e le rivelazioni di Massimo Ciancimino. I n ognuno di questi passaggi c’è stato un incremento informativo ed un diverso scenario di responsabilità.

Una informazione importantissima l’abbiamo ricevuta immediatamente dopo l’omicidio di Salvo Lima, quando con questo crimine arrivava il primo avviso di una spaccatura nella strategia di Cosa Nostra da sempre in ottimi rapporti con la corrente democristiana di Andreotti. Un giorno dopo questo omicidio il giudice Leonardo Grassi riceve la seconda lettera da neofascista Elio Ciolini che gli ricorda come nella sua prima lettera, inviatagli prima dell’ omicidio Lima, aveva annunciato l’inizio di una stagione di attentati. Su molti giornali italiani in giorno successivo si poteva leggere il titolo : ALLARME GOLPE. Se in quel giorno avessimo fatto una attenta lettura di tutti i giornali, avremmo letto un articolo sulla Stampa a firma di Vittorio Sbardella che annunciava l’esistenza di un interesse di gruppi industriali e di forze oltre atlantico che lavoravano in sostegno di una ipotesi destabilizzante, e sul Corriere della Sera Andreotti diceva: “Ora che non temono più il comunismo pensano di poterci mettere nell’ angolo”. Insomma si era agli inizi ma non mancavano le informazioni per prevedere un cambiamento epocale.

Ci furono altri due avvisi preoccupanti il primo 7 giorni dopo l’ omicidio Lima sull’agenzia Repubblica (piccola pubblicazione vicina ai servizi) che annunciava una strategia secessionista da parte di Cosa Nostra, del tutto simile a quella rivelata qualche mese dopo da un pentito di Cosa Nostra Leonardo Messina. Un altro avviso apparve sempre sull’agenzia Repubblica il 22 Maggio 1992 che annunciava l’imminenza di un botto che avrebbe modificato le elezioni presidenziali come per altro avvenne.

Dopo la strage di Capaci e quella di Via D’ Amelio i messaggi divennero più rari, e furono le esplosioni dirette a sostituirli.

Venne arrestato Toto Riina nel gennaio del 1993 e la versione che dominò la scena fu quella del Capitano ultimo che pretese di avere catturato Toto Riina solo grazie al lavoro di indagine degli Uomini di Crimor. Il sottoscritto è il primo ad avere pubblicizzato in un libro questa versione parziale dei fatti.

Nel 1993 avvennero una serie di attentati difficili da interpretare, quello a Maurizio Costanzo in via Fauro, quello a in via dei Georgofili a Firenze poi quello in Via Palestro a Milano, quello alla Chiesa di San Giorgio al Velabro e quello a San Giovanni in Laterano a Roma..

Il 3 Novembre del 1993 Il presidente Scalfaro dichiara i un discorso la frase non immediatamente comprensibile: “Io non ci sto’” .

Il primo a parlare di una trattativa tra Carabinieri dei Ros e Cosa Nostra è Giovanni Brusca che sentendo una deposizione del Colonnello Mario Mori, si ricorda di avere saputo da Toto Riina che “ si erano fatti sotto

Successivamente nel corso del processo per la strage di via dei Georgofili , furono azzardate delle interpretazioni sul significato dei luoghi colpiti dagli attentati. In Via dei Georgofili aveva la sede l’omonimo Accademia di cui era membro il Presidente del Senato Giovanni Spadolini . In via Palestro a Milano aveva sede la nuova obbedienza Massonica dell’ex Gran Maestro del Grand Oriente d’Italia Giuliano Di Bernardo che ha ammesso in dibattimento di aver saputo del coinvolgimento di alcuni membri della sua precedente organizzazione massonica nell’ organizzazione degli attentati . Alla chiesa di San Giorgio al Velabro venivano tenute le riunioni del militare Sacro Ordine Costantiniano dei Cavalieri di San Giorgio , l’ unico ordine riconosciuto dall Presidenza della Repubblica di cui erano membri il Senatore Francesco Cossiga, Il gen. Tavormina, Il Gen Siracusa, Lì On. Maccanico.

Vengono pubblicate le motivazioni della Sentenza della Corte di Assise di Firenze per il processo per la strage di via dei Georgofili nelle quali si afferma che era in atto una trattativa tra rappresentanti del Raggruppamento Operativo speciale dei Carabinieri e Cosa nostra , trattativa che non doveva essere conosciuta dall’Opinione pubblica e dagli altri organismi investigativi.

Viene richiesta l’ archiviazione dell’indagine del sostituto Procuratore Antonio Ingroia sui Sistemi criminali , e si riesce quindi a leggere un interessantissimo lavoro svolto da diversi uffici della Digos sulla nascita di diverse leghe del sud alcune delle quali fondate da Licio Gelli e dal neo fascista Stefano delle Chiae, il lavoro è d’estremo interesse anche per la raccolta di diverse testimonianze di collaboratori della giustizia in diverse organizzazioni criminali che parlano di riunioni tenute con uomini politici ed personaggi stranieri.

Il sottoscritto pubblica il libro “La Trattativa un dialogo a colpi di Bombe”

Le recenti dichiarazioni di nuovi collaboratori di giustizia e di Massimo Ciancimino figlio dell’ex sindaco di Palermo confermano l’esistenza di una trattativa e aprono un nuovo scenario sul ruolo che ha avuto dal senatore Marcello Dell’Utri ed altre famiglie di Cosa nostra nella trattativa per creare nuovi equilibri politici . Gli stessi collaboratori di giustizia si addebitano un ruolo nella strage di via D’Amelio che smentisce la prima versione creata grazie a false dichiarazioni di un collaboratore della giustizia. Nell’ organizzazione della strage ei via D’Amelio sembra entrare in modo rilevante la partecipazione di uomini dei servizi di intelligence italiani.

Questo breve riassunto delle diverse informazioni ottenute nel corso di questi 17 anni di lavoro giornalistico sulle stragi del 1992-93 possono darci alcuni insegnamenti:

1) Non sposare nessuna tesi per quanto solida possa sembrare

2) Rispettare ed approfondire il lavoro investigativo svolto da più uffici e più organismi investigativi

3) Leggere gli atti giudiziari siano essi di condanna o di archiviazione

4) Assistere al processo in aula o ottenere i verbali dei dibattimenti

5) Non perdere di vista gli sviluppi dei casi e le loro radicali modificazioni

6) Non perdere mai di vista il quadro internazionale ed i suoi sviluppi

7) Intervistare nuovamente negli anni i personaggi coinvolti

http://www.articolo21.info/9109/notizia/stragi-9293-sette-insegnamenti-da-trarre-su-17.html