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Anonimo

Polemica sulla caccia, la rivolta
degli animalisti contro la legge

Le associazioni: «E' follia sparare tutto l'anno»

ANTONELLA MARIOTTI

TORINO
È iniziata la grande protesta contro l’articolo 38 «stragista», secondo gli animalisti, della legge dell’Ue che permette la caccia tutto l’anno. Subito dopo l’approvazione in Senato dell’articolo che elimina i limiti di tempo alla stagione venatoria, il mondo animalista è insorto: dalle associazioni internazionali, come Wwf, Greenpeace e la Lipu-Birdlife con Legambiente, fino agli Animalisti italiani, agli Amici della terra e poi l’Enpa, Fare verde, Lav, Lida, Memento naturae, No alla caccia, Oipa, Associazione vittime della caccia e Vas e, infine, i gruppi su Facebook che minacciano proteste e marce per le città contro chiunque sostenga la caccia. Tutti contro i senatori che – accusano le associazioni – hanno preso una «decisione vergognosa. E ora inizia la mobilitazione per «una battaglia epocale alla Camera». Questa legge – sostengono – mette a rischio tutti i volatili.

Saranno giorni molto intensi, i prossimi, anche all’interno della maggioranza. Il sentimento animalista è trasversale e per la salvezza dell’allodola si possono formare alleanze pronte a dividere anche i governi dai numeri più solidi. Ieri il ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha gridato al «colpo di mano»: «Correggeremo alla Camera questa legge. L’idea della caccia libera per divertimento è un qualcosa che definirei una barbarie culturale che pensavo appartenesse al passato». E domani in Abruzzo parte la prima protesta dal vivaio del Corpo forestale di Collecorvino, a Pescara: ci sarà «una passeggiata ecologica per disturbare i cacciatori». Lo slogan sarà: «Referendum abrogativo subito».

«I cacciatori non hanno mai rispettato le leggi – sostiene Walter Caporale, presidente dell’Associazione animalisti italiani onlus -. In Abruzzo, con la compiacenza dell’assessore alla caccia e di un pugno di consiglieri, non sono mai state rispettate neanche le ordinanze del Tar. Anzi si è depositato, discusso in Commissione e approvato un progetto di legge incostituzionale. Tutto in una settimana».

Ma ieri, mentre il tam tam anti-caccia chiamava alla rivolta, da Bruexelles arrivava una precisazione dei cacciatori: «La legge italiana ha recepito la direttiva europea secondo cui il prelievo venatorio deve essere controllato, programmato e coordinato. I clamori mossi contro questo atto del governo è un sistema italico di dire no da parte di cui non condivide questa visione». Così Giovanni Bana, vicepresidente della Federazione delle associazioni di caccia e conservazione della fauna selvaggia dell’Ue (Face) con sede a Bruxelles. «L’Italia – ha precisato – si adegua alla direttiva europea sugli uccelli – la 409 del 2 aprile 1979 – che ci consentirà di eliminare ogni contenzioso con la Commissione europea e con la Corte di giustizia dell’Ue».

C’è poi da sottolineare che ogni decisione sulla stagione venatoria dovrà passare dall’approvazione dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Una considerazione però che non soddisfa – chiarisce il Wwf Italia – sottolineando che «solo un italiano su 10 è favorevole alla caccia: lo dice un sondaggio dell’Ipsos commissionato da noi e altre associazioni. Del resto i cacciatori sono solo 800 mila, anche se sono una lobby molto potente». Per la Lipu poi la Ue non c’entra. Anzi: «Gravissima è l’assenza dall’articolo 38 di uno degli elementi chiave delle richieste comunitarie: il divieto esplicito di caccia nei periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli». Cento associazioni (anche culturali, e di fotografi) hanno scritto a Berlusconi perché fermi l’articolo 38 «proprio nell’Anno della Biodiversità».

Fonte: http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&ID_articolo=1568&ID_sezione=339&sezione=News