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brig.zero
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http://www.ustream.tv/recorded/257763 interessante conferenza di Massimo Chais, [color=#0033ff]Giornalista[/color], sulla ingegneria storica derivante dalla guerra psicologica dei mass media … :ok!:

:to:

Tutti mentono, in un modo o in un altro. Si mente per guadagnare stima, per migliorare il proprio status, per nascondere le proprie colpe o spesso per indurre gli altri ad accettare una versione orientata della realtà. La menzogna può essere addirittura spacciata a fin di bene o accettata come comprensibile atto di autodifesa. Ma quando a mentire è il potere politico, che si serve dei media per manipolare la verità fino a modificarla e produrre realtà fittizie in grado di ingannare l’opinione pubblica per trarne un interesse personale, allora la questione si fa grave. Innanzitutto perché viene attaccato nelle sue radici profonde il rapporto tra Stato e cittadino; in secondo luogo perché si stravolge quello che dovrebbe essere il rapporto di fiducia nei confronti dei media; e poi ancora perché si crea un inaccettabile divario tra la richiesta di onestà come valore etico imprescindibile nella vita sociale rispetto alla palese disonestà del Potere; infine perché, sommando tutti questi elementi, si giunge a mettere in seria discussione il concetto stesso di democrazia.
Queste sono le premesse dalle quali parte Massimo Chiais nel suo saggio “Menzogna e Propaganda. Armi di (dis)informazione di massa”, edito da Lupetti- Editori di Comunicazione, distribuito nelle librerie a partire da giovedì 21 febbraio. Un saggio che, come viene chiaramente espresso nel titolo, si pone l’obiettivo di analizzare nel profondo il rapporto esistente tra la menzogna e il suo utilizzo mediatico per fini propagandistici e disinformativi. Proprio partendo da queste premesse, l’autore si serve degli strumenti della sociologia della comunicazione innanzitutto per approfondire il concetto di menzogna e le dinamiche utilizzate, nella sua propagazione e nella gestione della comunicazione pubblica, attraverso i media. Una comunicazione che, sempre più spesso, trasferisce immagini della realtà che, nell’impossibilità di essere verificate, sono accettate dall’opinione pubblica solamente sulla base dell’autorità riconosciuta ai canali di diffusione.

E’ proprio questo il nucleo di un’attività che ha ormai la capacità di trasformare la realtà, fino a produrre vere e proprie operazioni di ingegneria storica da parte di poteri forti. Di fronte alla possibilità di mediatizzare falsi eventi e false notizie, oppure di manipolare la realtà, mediante azioni di occultamento e selezione dell’informazione, ciò che raggiunge l’opinione pubblica ben difficilmente rispecchia la realtà dei fatti. Molto più spesso, dunque, la percezione di ciò che accade risulta essere il risultato di scelte, il frutto di deliberate strategie informative, disinformative e propagandistiche, volte piuttosto a definire quale deve essere la percezione degli avvenimenti da parte del pubblico.

Molti gli esempi, di carattere storico e giornalistico, portati dall’autore a conferma di queste considerazioni. In un susseguirsi di aneddoti e fatti, molti dei quali assai noti e ormai ben radicati nell’immaginario collettivo, vengono analizzati e posti in evidenza tematiche e linguaggi propri della propaganda di ogni tempo, con l’obiettivo di svelare il portato menzognero di un’informazione palesemente costruita per disinformare, e non certo informare, l’opinione pubblica.

Ecco allora ripresentarsi, a distanza di decenni, false notizie diffuse durante la Grande Guerra, pronte a essere utilizzate con gli stessi scopi nel corso dei conflitti più recenti, talvolta proposte solo con qualche lieve modifica: massacri, stupri, crimini di varia natura, sempre arricchiti da particolari raccapriccianti. Oppure pretese di legittimità, immagini di un Bene contrapposto ad un Male assoluto, che, proprio in quanto tale, deve essere neutralizzato per salvare, a seconda dei casi, la libertà, la democrazia, la propria civiltà e così via. Lo dimostrano alcuni episodi, analizzati alla luce di una rigorosa ricerca condotta dall’autore, come il presunto massacro di Timisoara, oppure il caso dell’operazione Desert Storm, oppure ancora gli eventi più recenti del conflitto afghano e iracheno.

Ad ulteriore conferma del valore strategico assunto dalla comunicazione nel contesto attuale, tale da trasformare i media in una quarta arma accanto a quelle tradizionali, Massimo Chiais considera gli effetti che una informazione mendace è in grado di proporre in seno all’opinione pubblica. Effetti di dimensioni incredibili, che dimostrano drammaticamente quale possa essere il potere degli organi di stampa nella costruzione di atteggiamenti, nella definizione della percezione della realtà, tanto presso l’opinione pubblica in generale, quanto presso gli stessi addetti ai lavori e i professionisti della comunicazione.

Il risultato dello studio non è certamente positivo e, anzi, lascia l’amaro in bocca. Di fronte all’evidenza di un’informazione manipolata e alla considerazione di quanto possa essere difficoltoso districarsi tra vero, verosimile e decisamente falso nel vasto panorama dell’informazione veicolata dai media, diventa infatti estremamente difficoltosa e velleitaria ogni possibile risposta circa la veridicità di quanto è dato sapere sulla storia passata e sulla cronaca quotidiana. Anche in considerazione di quanto ogni ragionevole dubbio sugli eventi finisca per essere tacciato di facile complottismo o atteggiamento aprioristicamente antagonista nei confronti del potere.

Tuttavia, in mancanza di un antidoto, l’autore si pone comunque un obiettivo: quello di instillare almeno una doverosa perplessità nei riguardi di quanto viene proposto come Verità inconfutabile. Lo scopo diventa allora quello di individuare tematiche, modelli e linguaggi menzogneri, nel tentativo di riuscire a valutare quanta menzogna si nasconde proprio dietro le verità ufficiali, o spacciate per tali dai mass media. Consentendo, se non una poco credibile partecipazione attiva al divenire degli eventi, almeno una cinica, smaliziata e consapevole presa d’atto di quanto sulla menzogna e sulla manipolazione di una artificiosa realtà possano essere fondati la più parte degli eventi ai quali l’opinione pubblica è chiamata a partecipare.
Spesso, in una finzione di democrazia, solo nel ruolo di comparsa. Talvolta, nel nome di una democrazia solo di facciata, mettendo a repentaglio la vita propria e quella di troppi altri esseri umani.

Libri. Menzogna e propaganda, di Massimo Chiais

http://www.paginedidifesa.it/2008/pdd_080307.html


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