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CANERO
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SIAMO CARNIVORI O ERBIVORI?

Esaminiamo per prima la nostra anatomia comparata con quella degli altri animali più vicini a noi. Infatti ogni animale ha selezionato nei millenni della sua evoluzione un particolare tipo di alimentazione preferenziale che gli ha permesso di prosperare e di sopravvivere alla lotta biologica, dando così origine a precise caratteristiche anatomiche e funzionali.

Non abbiamo la dentatura e lo stomaco degli erbivori i quali ospitano nel loro intestino un batterio che noi non abbiamo e che trasforma in zuccheri semplici la cellulosa delle piante. Per questo non siamo in grado di digerire la cellulosa delle piante. Inoltre sono gli animali più potenti e resistenti che esistono in natura: lenti o veloci, sono sempre di carattere mite, passivo e privi anche esteriormente di segni di aggressività.

Quindi non siamo erbivori, ma non siamo nemmeno carnivori perché quest’ultimi hanno un’acidità epatica almeno 10 volte superiore alla nostra per poter digerire la carne anche cruda, certamente più ricca di sostanze utili, in particolare le vitamine. Inoltre hanno l’intestino più corto e questo consente alla carne di non sostare a lungo, evitando così di fermentare e produrre sostanze tossiche puzzolenti. Inoltre non potremmo cibarci di sola carne, cosa invece è consentito ai carnivori. Non abbiamo le caratteristiche dei carnivori : artigli robusti e molto sviluppati, becco adunco o canini enormi, vista e olfatto acutissimi, scheletro e muscoli adatti allo scatto e alla corsa veloce, mandibole potenti per stritolare non solo carni e tendini ma anche le ossa.

Ma anche gli stessi onnivori come la volpe e l’orso conservano molti segni esteriori della loro vocazione predatoria: artigli acuminati, portamento aggressivo… insomma questi sono più simili ai carnivori che all’uomo.

La mano dell’uomo, con pollice ed indice opponibili, prensile come i primati e in alcuni roditori, sembra anatomicamente modellata su un pomo: ed è il mezzo migliore per afferrare e cogliere frutti. Inoltre la stazione eretta non ci avvantaggia nell’inseguimento degli animali. Il nostro apparto masticatorio e digestivo dà il definitivo coplo di grazia alle assurde teorie dell’onnivorismo umano.

Infatti i nostri canini sono piccoli e inadatti per strappare le tenaci carni crude. Gli incisivi con cui si addentano i frutti sono, al contrario, molto evidenti e forti. I premolari ben sviluppati, sono adatti a spezzare gusci. Mentre i grandi molari piatti, servono a macinare accuratamente semi e grani duri. La mandibola inferiore rientrante e capace di masticazione laterale è indispensabile all’attività molitoria. Le ghiandole salivari sono grandi e sviluppate, adatte a trasformare e predigerire mediante la ptialina grandi quantità di amidi.

Lo stomaco dell’uomo è debole e secerne poco acido cloridrico (10 volte in meno rispetto ai carnivori e onnivori). Il fegato umano riesce a deamidare gli aminoacidi fino all’urea, ma non ce la fa a neutralizzare l’ammoniaca prodotta dalla digestione della carne.

Eccolo dunque il primo degli animali, il signore della natura, vicino di tavola di modeste bestioline frugivore ed innocue animaletti che sgranocchiano semi e noci.

A qualcuno potrà far storcere la bocca, eppure siamo destinati dalle leggi della natura a rubare cibo a ratti e topolini di campagna, bertucce, scoiattoli e ghiri.

I reperti paleontologici e i molti residui alimentari trovati durante le campagne degli scavi degli archeologici (noccioli, gusci, semi carbonizzati, resti di polente e miele), confermano le induzioni anatomiche.

L’animale uomo dei primordi si alimentava soprattutto di bacche, frutti di ogni tipo, semi, granaglie e, in minore misura, di radici e germogli.

La carne degli animali fu scoperta come alimento in un secondo tempo, dopo spoliazioni di aree geografiche o di grandi rivolgimenti geologici e climatici. E comunque le carni furono sempre un cibo raro, sporadico, eventuale, rituale, festivo. L’uomo è nato ed è cresciuto frugivoro. Ma quello che è più interessante è l’atteggiamento psicologico ed istintivo verso il cibo. I veri onnivori e carnivori, quando sono affamati sono attratti istintivamente dalla vista di animali e carogne che vedono come cibo immediato. Questo non accade mai all’uomo, neanche ai rari bambini cresciuti allo stato selvaggio. A parte il ribrezzo che prova alla vista del sangue o di un cadavere, mai un uomo affamato viene sorpreso a guardare al gatto dell’angolo della strada o al cavallo in scuderia come a potenziali alimenti.

Persino un uomo “carnivoro”, se ha fame, è più probabile che sogni un piatto di pastasciutta o una torta, piuttosto che una fettina di manzo. La fame, del resto, è un fenomeno chimico originato proprio dalla carenza di carboidrati, non di proteine della carne. I bambini piccoli, lasciati soli, ruberanno marmellata, bignè e ciliegie; mai un piatto di carne. Tanto meno uccideranno il cagnolino o il gatto di casa per mangiarselo, come farebbero se fossero carnivori. Inoltre per esser più appetibile, la carne, deve essere salata, supercondita, speziata, ricoperta di salse e aromi che nascondano alla meno peggio il sapore del cibo cadaverico; quindi si innaffia tutto con vino e poi, dulcis in fundo, per aggiustarsi lo stomaco, dolci e gelati. Infine caffè, sigaretta e digestivi. La stessa gastronomia usa nascondere con artifici di ogni tipo (impanatura, vitello tonnato, pizzaiola) il gusto e l’odore della carne cruda che diversamente non sarebbe accettata da noi.
L’uomo ha una dentatura adatta alla masticazione della carne, ma non alla cattura di altri animali per mezzo di zanne. L’uomo cacciava per mezzo di artefatti quali clave, trappole, oggetti acuminati,… non di certo azzannando le prede come una tigre. Dire che la dentatura umana si è adattata a mangiar carne non influisce minimamente sul fatto che i carnivori abbiano caratteristiche apposite per uccidere altri animali. L’uomo dispone di mani estremamente polifunzionali che gli consentono svariate possibilità di utilizzo: dalla raccolta di frutti alla coltivazione, dalla cattura di animali alla difesa. Per quanto l’istinto di conservazione sia il medesimo d’un lupo, l’uomo ha delle caratteristiche e delle capacità adattabili che non hanno nulla a che vedere con quelle specializzate del predatore, è inutile confondere il lettore.

Insomma mangiare con gusto e viver bene senza carne si può, secondo la scienza. A patto di conoscere proprietà, regole e controindicazioni degli alimenti e delle varie diete vegetariane. Dopotutto la carne non è il cibo tipico dell'uomo. Non c'è bisogno perciò di fare del male agli animali e a noi stessi, visto che le carni possono essere dannose a causa di mangimi, virus, parassiti, ormoni, antibiotici, sostanze chimiche e tossine. Il vantaggio è che il vegetarismo riduce i rischi di sovrappeso, vecchiaia precoce, stitichezza, reumatismi, diabete, disturbi del fegato, digestivi e renali, cardiopatie, tumori e aiuta anche la bellezza e l'efficienza fisica…ma e' anche vero che va notato che è accettabile la spiegazione secondo cui Dio abbia creato animali con grande varietà di caratteristiche, ma è incoerente pensare che abbia donato agli stessi delle proprietà completamente inutili in un erbivoro. Se la Torre di Guardia sostenesse che tali attributi sono comparsi dopo il diluvio (per mezzo di una sorta d’evoluzione) una logica ci sarebbe, ma credere che vi sia una divinità così …burlona da distribuire alle bestie delle qualità inutili o dannose è una visione alquanto grottesca del mondo animato.