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Parole parole parole
30-04-2010 – Articolo di David Ciolli – Redazione di Promiseland.it

A tutti riesce parlare di amore, compassione, empatia, pace, ecologia. Non è difficile trovare belle parole con cui riempirsi la bocca. Ma se mi parli di ecologia e continui, ad esempio, ad usare la benzina, c’è qualcosa che non va. L’alternativa esiste, perché non approfittarne?

Se mi parli di deforestazione, e continui a mangiare carne, c’è qualcosa che non va. La deforestazione è causata soprattutto dalle nostre abitudini alimentari. E l’alternativa alla carne esiste. Non viviamo al polo nord dove ci sono soltanto foche.

Se rimani incantato di fronte ad un cervo e poi mangi pasta al ragù, magari di cervo,c’è qualcosa che non va. Deleghi solo ad un’altra persona ciò che la tua anima istintivamente aborre. Ma non venirmi a dire che ami gli animali.

Se parli di compassione e spiritualità e mangi carne “ogni tanto”solo per soddisfare il tuo gusto (che è solo un condizionamento), c’è qualcosa che non va.

Si può uccidere ogni tanto? Bè allora posso anche rubare ogni tanto, magari a casa tua, per soddisfare le mie voglie. Uccidere significa rubare la vita. Cosa c’è di più estremo?

Se ti consideri un amante della natura e ti dispiace vedere alberi centenari tagliati ma usi prodotti che contengono olio di palma, c’è qualcosa che non va. La produzione di olio di palma determina deforestazione di intere nazioni.

Se sai che dietro la fabbricazione di un certo prodotto industriale c’è lo sfruttamento di bambini e continui ad adoperarlo, c’è qualcosa che non va. Continui a fare quello che hai sempre fatto per abitudine, o perché lo fanno tutti o perché credi che tu non possa fare la differenza.

Se vedi bambini africani denutriti e continui a consumare risorse in modo indiscriminato, puoi piangere quanto vuoi, ma i bambini continueranno a morire di fame.

Se parli di amore per gli animali ai tuoi bambini e li porti allo zoo o al circo a vedere il triste spettacolo di prigionieri a vita, che messaggio mandi? Come puoi chiamare amore la schiavitù e la sofferenza di animali che vogliono vivere ed essere liberi quanto te?

Se fai vedere ai tuoi bimbi le mucche felici al pascolo e gliele fai accarezzare e mungere e non dici loro che poi verranno sgozzate e che se le ritroveranno nel piatto, che messaggio mandi? Questo è l’inizio della schizofrenia morale che ci accompagnerà tutta la vita. E che ci farà accarezzare i nostri amati gatti mentre mangiamo tranquillamente il prosciutto.

Ma perché nascondere una realtà così ovvia? Perché dietro c’è qualcosa di sbagliato, che va contro la nostra natura. Nessuno può rimanere indifferente davanti alla sofferenza di un’animale umano o non.

Siamo sotto un condizionamento. Abbiamo sentito dire così tante volte sciocchezze del tipo: “l’uomo è un animale onnivoro” che siamo arrivati a crederci davvero. Ormai fa parte del nostro dna mentale. Eppure la vista di un animale sgozzato suscita in noi compassione, non appetito. Ecco perché dobbiamo nasconderlo.
La nostra anatomia è completamente diversa da quella degli animali carnivori, mentre siamo praticamente uguali alle scimmie, che sono frugivore. E’ un’evidenza. Come il fatto che l’erba è verde. Non è un’opinione. Eppure non vogliamo vederla.

Ma qualsiasi favoletta può diventare realtà quando viene ripetuta abbastanza a lungo. E noi negheremo anche l’evidenza pur di non cambiare. Negheremo i nostri sentimenti più profondi di compassione. In realtà quello che cerchiamo è l’approvazione della società, dell’autorità. Non la verità. E ci chiudiamo davanti a qualsiasi cosa possa mettere in pericolo quella illusoria realtà che chiamiamo ego, costruita su condizionamenti ed idee non nostre. Ma abbiamo paura di abbandonarlo. Perché pensiamo di essere quello.

Se non cambi il tuo stile di vita puoi parlare per ore di amore e compassione, ma questo non renderà migliore il mondo. Se vuoi che qualcosa cambi devi cambiare te stesso e di conseguenza quello che fai. Devi abbandonare la paura.

Ciò che facciamo è il riflesso di quello che pensiamo. Se mangio carne pur avendo un'alternativa, significa che considero inferiori gli altri animali, che non mi interessa più di tanto la questione ecologica, che approvo i cacciatori, che è importante la mia libertà ma non quella degli altri esseri viventi. Un conto sono le parole, un altro i fatti. E' sempre meglio attenersi ai secondi. Cosa fai, adesso, di concreto ed efficace?

Puoi parlarmi di empatia o perderti in altissime speculazioni morali e spirituali. Tutti possono farlo. Ed infatti lo fanno in molti. Ma chi ha il coraggio di cambiare davvero qualcosa? Di fare delle scelte reali, che possono veramente contribuire ad un mondo migliore? Chi è disposto a rinunciare a certezze consolidate, a mettersi in discussione, a cercare altre vie, altri stili di vita più sostenibili ed in linea con la sua natura?

Se non hai il coraggio di cambiare i tuoi schemi, anche quelli più radicati e che il condizionamento culturale ti ha fatto credere veri per anni, non hai alcun potere di cambiamento sul mondo. E non puoi lamentarti se le cose vanno male. Perché tu non fai niente per cambiarle.

Se non sei disposto a mettere in discussione ciò che ritieni ovvio, ed uscire dalla tua zona di comfort, dove tutto è a posto e gli altri ti approvano, non puoi lamentarti delle cose che vanno male. Ti stai solo prendendo in giro. Se Gandhi non avesse avuto un’idea forte, non l’avesse vissuta lui stesso e non l’avesse gridata al mondo, pur se in modo non violento, cosa avrebbe prodotto?
Il coraggio di “fare” è quello che manca ai più. Il coraggio di dire “basta” a ciò che non fa bene né a loro stessi né al resto del mondo, anche se questo può sembrare scomodo. Il coraggio di farlo non nella negazione, ma nell’amore e nella comprensione per tutte le creature e del loro diritto alla vita e alla libertà.

Spesso si accusano le persone che fanno una scelta vegan di andare sempre contro qualcosa. Ma nel “fare”, nelle scelte di ogni giorno, nella lista della spesa, sta l’azione positiva, propositiva, di vero cambiamento. E’ un’impegno costante, un fare affermativo, concreto, oltre le parole, le belle idee.

Ogni azione positiva ha la sua controparte. Se compro un certo prodotto, non ne compro un altro. Non si tratta di protestare, anche se la protesta può far parte del gioco, ma di cambiare noi stessi realmente, cambiando modi e stili di vita inutili. Di essere un esempio. Questa è la vera protesta. Tutto il resto sono chiacchiere. Non si tratta di fare sacrifici, ma di liberarsi dalle catene di false realtà, di orpelli che non ci appartengono, mantenuti in vita da chi ne trae vantaggio.

Non si tratta di andare contro qualcosa, ma di andare realmente CON noi stessi, impegnandoci concretamente e liberandoci dai condizionamenti. Significa alleggerire la nostra anima di tutto quello che non siamo e non vogliamo.

Per fare questo è anche necessario conoscere come stanno le cose. Non possiamo essere nè a favore né contro qualcosa che non conosciamo. Quindi l’informazione è la base di tutto. Non a caso chi detiene il potere si assicura sempre di averne il monopolio.

Se abbiamo informazioni errate, o ci viene addirittura negata l’informazione, crediamo di essere nel giusto anche quando in realtà facciamo qualcosa di sbagliato. Non per niente i macelli sono tutti nascosti in periferia e tenuti ben occultati. Un altro esempio lampante è l’uso dei vaccini. Imbottiamo i nostri bimbi di sostanze chimiche a partire dai primi mesi di vita, e lo consideriamo normale e giusto perché nessuno ci dà un’informazione corretta…e poi tutti fanno così!

Quando cresciamo con una sola informazione, la scambiamo per la verità. E non osiamo metterla in discussione. Soprattutto perché è in gioco il nostro senso di identità ed appartenenza.

Io posso dimostrarti con l’evidenza dei fatti che una certa cosa è così, ma se sei cresciuto con l’idea opposta, anche se questa è evidentemente falsa, sarà molto difficile che tu possa cambiare, a meno che qualcosa di molto forte dal punto di vista emotivo non ti apra gli occhi.

Tutti i grandi cambiamenti della vita nascono infatti da una spinta emotiva, dalla sensazione viscerale che la nostra anima non può accettare una certa cosa, e quindi deve in qualche modo cambiarla. Da questo impulso iniziale nasce l’esigenza di sapere di più, di conoscere i motivi di questa spinta. E poi la voglia di trasmettere ad altri il nostro sentire, i nostri pensieri (ciò che sentiamo, che pensiamo e facciamo sono legati in modo indissolubile, anche se la nostra educazione tende a tener separati questi mondi).

Ecco che nasce l’azione, cioè la scelta di cambiare noi stessi e di aiutare gli altri a vedere più chiaramente. Non si tratta di essere o sentirsi migliori, ma di rendere partecipi gli altri di questa scoperta. Se questa è in parziale o totale disaccordo con le credenze dei più, probabilmente verremo indicati come pazzi. La storia è costellata di scoperte, anche scientifiche, che inizialmente sono state ridicolizzate per poi essere accettate come realtà indiscutibili.

Ci saranno persone che invece condividono il nostro pensiero, si creeranno gruppi, si formerà forse un movimento con ideali comuni, ci saranno discussioni, divisioni e via dicendo. Tutto il resto è storia. Ma tutto parte da un sentimento, da un moto interiore di insofferenza verso qualcosa che non ci appartiene. Nasce dall'empatia per le sofferenze altrui. Che diventano nostre. L’importante è che questa nostra verità non ci chiuda, cioè non sia per noi un dogma da imporre ad altri.

Ognuno ha la sua idea del mondo. Nostro dovere e diritto deve essere quello di dare a tutti un’idea in più, un modo diverso di vedere, un nuovo punto di vista . Dare l’esempio di ciò che diciamo.

Soprattutto dobbiamo sempre mettere in evidenza l’importanza di fare qualcosa, cominciando da dove è più facile per quella persona.

Se è vero che ognuno ha i suoi limiti, è anche vero che siamo infinitamente potenti, possiamo scegliere in ogni momento cosa fare, e non possiamo nasconderci dietro comode maschere che chiamiamo tradizione, abitudine ecc, per non cambiare una virgola in noi stessi e di conseguenza nel mondo.

Si può parlare per ore di nobili verità, ma se non siamo disposti ad abbandonare nessuna abitudine (e quindi ad andare con se stessi, a volte controcorrente), pur sapendo quanti danni e morti arrechi questa nostra abitudine, le nostre nobili verità saranno solo fumo al vento.

Non posso parlare di pace ed uccidere altri esseri viventi quando potrei benissimo farne a meno. Non posso parlare di compassione e comprare scarpe che comportano sfruttamento del lavoro minorile. Non posso parlare di inquinamento e comprare scarpe di pelle, sapendo che la concia è un procedimento estremamente inquinante. E non posso neanche lamentarmi per la scarsità di acqua, se con i miei atteggiamenti sostengo e do impulso ad attività mortifere. O meglio, posso farlo, ma sto ingannando ancora una volta me stesso e gli altri.

“E le verdure?” Ma cosa fa di concreto per salvare le verdure chi fa questa domanda? Non mangiare carne è il modo migliore per salvare molte verdure.

“E le tigri?” Ma le tigri sono carnivore. Il loro corpo è progettato per questo. Loro sono carnivore. Noi no. Noi uccidiamo senza necessità. Ci nascondiamo dietro parole come “tradizione”, “giusto equilibrio”. Ma la sostanza è che continuiamo ad uccidere senza averne necessità. E così facendo provochiamo disastri dentro e fuori di noi.

Tolleranza? Certo dobbiamo rispettare l'idea di tutti, ma non possiamo essere indifferenti alle cose che ci sembrano ingiuste. E questo significa fare qualcosa, cioè far conoscere, con amore, le realtà che spesso vengono nascoste. E' un diritto-dovere di tutti.

Estremismo? Qualsiasi parola, per quanto dura, non può eguagliare l'atto estremo di privare della vita e della libertà un'altra creatura.

Ecco quindi cosa significa, essenzialmente, essere vegan. Fare qualcosa di concreto. Tutto qui.

Non si tratta di essere migliori, anche se spesso chi cerca di fare qualcosa viene additato come quello che vuole fare il “bravo”.

Le persone spesso si trincerano dietro i giudizi per nascondersi ancora una volta. E continuare a non fare niente di diverso.

Ma se interpretiamo ogni sforzo altrui come un atto di superbia e arroganza, c’è da chiedersi come mai. Perché applichiamo questo filtro? Per paura? Per comodità? Lascio a voi la risposta…

La paura scompare quando decidiamo di “fare”.
Con passione e amore. Questo è l’unico antidoto.
Il momento giusto per evolvere è Adesso

Fonte: http://www.promiseland.it/view.php?id=3585