Rispondi a: B.: "in Italia c'è troppa libertà di stampa"

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ezechiele
Partecipante

beh, in effetti dal 42esimo al 49esimo posto non e' male… ma possiamo fare meglio… il cavaliere fa sul serio….

IL DIRITTO DI SAPERE

di Luigi De Magistris

Una notizia che non ha fatto notizia, come accade in una democrazia di plastica e paillettes dove l’informazione si nutre soprattutto di contenuti comodi al potere, a quel potere che controlla la maggior parte dei media in un conflitto di interessi esclusivo nel contesto europeo.

Una notizia confermata da quanto accadeva poche ore dopo, quando veniva cancellato dal mattino di Raitre lo spazio di Rainews24 dedicato all’Edicola e al Caffè condotto da Minneo e quando il vice ministro alla Comunicazione Romani indicava in Ballarò la rovina della Rai e del Paese.

A pochi mesi dallo scandalo dell’inchiesta di Trani e dalle telefonate del presidente del Consiglio al commissario Agcom Innocenzi per far calare il sipario su Annozero, Balarò, Report.

Quale è questa notizia che non ha fatto notizia è semplice: il rapporto internazionale di Reporters sans frontiers presentato in occasione del 3maggio, giornata che l’Unesco ha dedicato alla libertà di stampa. Oltre a ricordare i 76 giornalisti uccisi nel 2009, i 1476 giornalisti aggrediti e minacciati, i 570 media sottoposti a censura, i 60 Paesi colpiti dalla censura Internet e i 40 predatori della libertà di stampa (politici, funzionari, mafie, esponenti religiosi), il rapporto si sofferma anche sull’Italia, che scivola dal 44esimo posto dell’anno scorso per libertà di informazione all’attuale 49esimo.

Rsf senza timore politico indica nello Stivale “l’unico Paese al mondo nel quale il presidente del Consiglio controlla direttamente la quasi totalità delle reti tv” e sottolinea come Berlusconi “ha moltiplicato le pressioni sull’informazione e gli attacchi alla libertà di stampa” perché “non tollera le inchieste della stampa libera sugli intrecci tra la sua vita privata e la sua funzione pubblica”.

Al centro dell’attenzione critica di Rsf anche il ddl intercettazioni, approvato dalla Camera e ora approdato al Senato, che secondo l’organizzazione rappresenta una “museruola alla stampa libera” tanto che la stessa Rsf ha dato la disponibilità a pubblicare sul suo blog le intercettazioni telefoniche che non troveranno più spazio sui giornali, viste le misure (multe salate e carcere) previste per scoraggiare l’informazione e la cronaca giudiziaria in particolare.

Non casualmente mentre monta lo scandalo relativo al ministro (dimissionario) Scajola, salito all’attenzione pubblica proprio grazie alla copertura che ne hanno dato i media. Un quadro noto, diranno in molti, ma non per questo meno preoccupante. Purtroppo siamo assuefatti e anestetizzati: l’eccezione antidemocratica è diventata la norma liberale, la prassi dell’abuso consolidato comportamento legale. Una normalizzazione in primis delle coscienze affinchè non sappiano, non capiscano, non agiscano. Per questo occorre non solo vigilare sul potere e sul Governo, e sui tentativi che compiono anche attraverso la legge per comprimere il diritto nostro di sapere, ma occorre non lasciare che questa manipolazione delle menti ci porti al punto di smarrire la sana capacità di scandalizzarci rispetto alla privazione di un diritto: quello di conoscere, soprattutto ciò che accade nelle “segrete stanze” della politica. Perchè ci riguarda e non poco.

fonte
http://www.cometa-online.it/index.php?option=com_content&view=article&id=321:il-diritto-di-sapere&catid=35:comunicazione&Itemid=50