Rispondi a: Santoro SI Santoro NO….

Home Forum L’AGORA Santoro SI Santoro NO…. Rispondi a: Santoro SI Santoro NO….

#134281
InneresAuge
InneresAuge
Partecipante

Il direttore del Riformista ironizza sul comportamento di Michele Santoro, in buonuscita dalla Rai. Dimenticandosi, per dirne una, quanti soldi prende lui.

Il discorso è semplice: si chiama meritocrazia. Il direttore del Riformista, Antonio Polito, dovrebbe conoscerlo bene, visto che ha fatto da moderatore a un importante dibattito sul tema presso l’università Luiss, solo l’anno scorso. La meritocrazia funziona in questo modo: se sei bravo, e molto bravo, hai diritto a stipendi migliori, gratifiche migliori, possibilità migliori, maggiori ringraziamenti e maggiori onori. Altrimenti, se rimani indietro, ti devi impegnare di più per migliorare.

ZAPATA! – Compreso questo, bisognerà rivolgere qualche domanda al direttore de “il Riformista” riguardo il suo editoriale di oggi. “Credevate davvero” scrive Polito “che Michele Santoro fosse Robin Hood, Emiliano Zapata, il sub-comandante Marcos?” Ma no, Santoro è solo un “professionista dello spettacolo televisivo” mascherato “sotto forma di informazione”: uno che fa infotainment, diciamo. Per Polito, insomma, è successo il fattaccio. Il giornalista ha risolto anticipatamente la sua collaborazione con la Rai Tv, percependo una buonuscita pari a tre anni di stipendio, almeno, cioè una cifra fra i 2 e i 6 milioni di euro: dipenderà dalla generosità dell’azienda. Inoltre, potrebbe rientrare dalla finestra, il buon Michele, con un contratto per 7 docufiction per Raitre, da pagarsi un milione l’una. Si leva unanime e bipartizan lo sdegno dei partiti, e di tutti i giornali, indignati per cifre di tale entità in momenti, come questo, di crisi economica.

DIRETTORE AD PERSONAM – Beh, certo. Probabilmente sono un mucchio di soldi. Ma ci sono almeno due versioni della storia: la prima, quella che ci raccontano i lamentatori del sistema, per cui Santoro è un grosso bluff, che ogni tanto sbrocca per alzare l’audience, e che ci gode a rompere le scatole così l’azienda è pronta a coprirlo d’oro pur di farlo andare via; oppure una versione che sembra maggiormente aderente al racconto dei fatti: Santoro è un professionista molto discusso, forse a volte sopra le righe e non esente da colpe, ma che è stato intralciato nel sereno svolgimento della sua professione da almeno dieci anni, che per lavorare è dovuto andare in causa e farsi mettere in onda dai giudici (“un direttore ad-personam” ha detto ieri un esponente leghista – capito,si), e che una volta in onda ha sopportato pressioni di ogni tipo ed è comunque riuscito a creare un prodotto editoriale che fa regolarmente schizzare in alto gli indici di ascolto, con tutto ciò che ne consegue in termini di pubblicità e di introiti per l’azienda in cui lavora.

IL PIU’ PULITO HA LA ROGNA – Insomma, Santoro prenderà due milioni e sette di buonuscita: capperi. Pensa, il Riformista di Antonio Polito, da quello stesso Stato che paga la liquidazione a Santoro, prende molto di più in sostegno pubblico all’editoria: tre milioni e quattrocento, dati del 2008, gli ultimi disponibili. E il Riformista tira 12000 copie (dati Wikipedia, ma magari sono diversi: nel caso, ci scuserete), mentre Annozero viaggia tra il 18% e il 30% di share. Questo vuol dire che nelle giornate mosce Santoro fa guardare la televisione a quattro milioni di telespettatori. Ovviamente sono media diversi, e non sono comparabili: ma la diversità fra le grandezze, anche facendo le dovute proporzioni, è impressionante. Perciò, applicando rigidamente il principio meritocratico, Santoro ha diritto a più soldi, più gratifiche, più complimenti e più onori di Polito. Santoro fa guadagnare soldi alla sua azienda, va in onda nonostante le pressioni a tutti i livelli, governativi e aziendali (chi ricorda le intercettazioni di Trani?); Polito dirige un prodotto editoriale degnissimo, ma che, se rimaniamo sui numeri, è di nicchia ed è finanziato, in perdita, con soldi pubblici: allora? Qualcuno credeva che Il Riformista fosse il giornale di Che Guevara, di San Francesco d’Assisi, di Simon Bolivar?

SULLO SCIVOLO – La verità è che a Santoro è successa una cosa che a tanti altri direttori di testata non è successa mai: il suo editore lo stava aspettando in Corte di Cassazione per vincere una causa contro di lui che, se fosse andata male, gli avrebbe impedito di continuare il suo lavoro; e davanti alla prospettiva di altri tre anni di causa con l’azienda, ha preferito mangiare la polpetta dorata che il DG Masi gli ha proposto in cambio della sua trasmissione. Scelte: magari non condivisibili. Ma Santoro non ha “fatto lo scivolo“, come dice Polito: sullo scivolo ce l’hanno trasportato, legato e imbavagliato, e poi buttato giù. Sembra una storia di gangster, ma è la RaiTV.

fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/63619/polito-pagliuzza-trave/

Che tristezza :/


Come può la vista sopportare, l'uccisione di esseri che vengono sgozzati e fatti a pezzi... non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue, le carni agli spiedi crude... e c’era come un suono di vacche, non è mostruoso desiderare di cibarsi, di un essere che ancora emette suoni... Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo.
- Franco Battiato