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brig.zero
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Tempo dei piani della percezione e tempo del piano Akasico

E' un argomentazione difficile su cui ritengo sia importante cercare di fare un po' di chiarezza.

Il fatto che il passato sia già successo ed il futuro debba ancora succedere sono nostre categorie di pensiero. Secondo gli scienziati, da Einstein in poi, tutto ciò che esiste è l'universo, cioè una “bolla” spazio-temporale finita, che comprende tutto lo spazio e tutto il tempo che ci sono stati, ci sono e sempre ci saranno.

Kempis ha usato l’esempio del libro già scritto.

La metafora è che tutto ciò che esiste è racchiuso dentro un libro; esso esiste tutto contemporaneamente. Quando leggiamo il libro, ci pare che il tempo scorra, le persone prima nascano e poi muoiano. Ma se leggiamo dieci volte di seguito la pagina dove c'è uno che nasce, quel poveretto per noi nasce dieci volte, pur essendo però sempre vivo una volta sola.

Dopo che uno dei protagonisti muore, possiamo agilmente tornare indietro di qualche pagina ed ecco che è di nuovo vivo, pur essendo già morto nel futuro del libro. Oppure possiamo leggere cento volte il libro dall'inizio alla fine e per cento volte ci pare che gli avvenimenti in esso contenuti assumano vita e si consumino. Possiamo perfino leggere il libro al contrario, ed ecco che dalla morte sorgono i vivi che poi spariscono al momento della nascita e così via, fino all'inizio dove tutto termina.

Qualsiasi cosa noi si decida di fare, il libro continua a contenere tutto ciò che nel libro è accaduto, accade ed in futuro accadrà.

Ma ecco le parole precise di Kempis:

” Immaginiamo di avere un libro del tutto particolare, narrato al presente e così bene che il lettore, scorrendolo, si immedesimi con il protagonista della storia narrata e la viva nei minimi particolari provando sensazioni, pensieri, emozioni così vive da dargli l'idea e il “sentire” di una vita reale; le stesse ansie, i dubbi, i problemi.

Il lettore apre la prima pagina del libro e s'immerge nella storia narrata, storia che all'inizio è lineare.

Nelle prime pagine è detto che il bimbo nasce. Il bimbo è il protagonista ed il lettore, man mano che questa creatura comincia a percepire il mondo che la circonda, allo stesso modo, attraverso a quegli occhi che si dischiudono, vede e “sente” in modo frammentario ciò che lo scrittore narra. Ma, come ho detto prima, lo vede e lo sente in modo reale, tanto che s'immedesima nella storia stessa che vi è narrata, pagina su pagina, al presente.

Ebbene, ha un senso chiedere che età ha il protagonista? Ha un senso chiedere se questi è morto, una volta che si è giunti alle ultime pagine del libro? Ha un senso chiedere se no esiste più, dal momento che la storia è narrata al presente?

Evidentemente no. Perché il lettore, se riaprirà a caso una pagina di una variante del racconto, tornerà a vivere la situazione ivi rappresentata, e in modo tanto vivo e reale da avere la viva sensazione di totale esistenza. La storia è narrata al presente, dunque ogni pagina è un “essere”.

Possiamo dire “la storia è trascorsa”? Possiamo dire che chi la legge ha finito di leggerla; ma se in fondo in fondo meditiamo, vediamo che ogni pagina è sempre; e che rileggendo la prima pagina, nuovamente la storia ha inizio, ma solo per chi scorra la prima pagina. Così come la storia ha fine per chi l'ultima pagina ha terminato di leggere.

E può darsi che due creature leggano una stessa storia in cui due sono i protagonisti, l'una immaginandosi ed immedesimandosi in uno di questi e l'altra nell'altro protagonista? Ebbene, tutto è chiaro finché i lettori seguono la vicenda leggendo sulla stessa pagina; ma nessuno e niente può impedire ai due lettori protagonisti di seguire la storia con diverse pagine di distanza, così l'uno sarà alla prima pagina e l'altro verso l'ultima.”

Oltre all’esempio de libro c’è anche quello del film, già tutto svolto nella pellicola in cui i fotogrammi rappresentano gli attimi eterni, i quali vengono vissuti in successione solo nell’illusione dello scorrere della stessa pellicola.

Ecco, l'universo è in questo senso come un libro o un film, che però noi possiamo leggere o guardare (o meglio vivere) soltanto per un verso. E questa sarebbe la freccia psicologica del tempo. In realtà, a prescindere dal nostro punto di vista obbligato, tutto il tempo esiste contemporaneamente insieme a tutto lo spazio di cui è tutt'uno, per cui nulla in realtà svanisce od appare, poiché tutto contemporaneamente e stabilmente “è”, in quest'ipotetico Gran Libro dell'Universo.

Stabilito, dunque, che il tempo non esiste in sé, ma è solo una modalità di percezione di una realtà senza tempo, c’è da chiedersi: questa modalità è unica nel Cosmo o si modifica ed evolve anch’essa?

Nell’insegnamento del Cerchio Firenze 77, viene spiegato che, al di là del tempo soggettivo dei vari piani di esistenza, esistono due modalità della percezione dello scorrere del tempo.

Infatti esiste un tempo cronologico, cioè quello che noi tutti percepiamo e viviamo, e un tempo del “sentire” o degli “individui”, cioè quello di chi ha superato la ruota delle nascite e delle morti e vive consapevolmente sul piano akasico.

Kempis dice:

“Nel Cosmo le parti eguali vibrano all'unisono, così le varie gamme dei “sentire” individuali sono percepite contemporaneamente dai singoli individui, ma questa contemporaneità è del tempo del mondo degli individui (contemporaneità delle razze) e corrisponde, invece, come abbiamo detto, ad una non contemporaneità nel mondo delle materie.”

Da qui si capisce come nel mondo della materie (fisico, Astrale e Mentale) si vive una successione cronologica consequenziale al percorso dei fotogrammi o della storia.

Nel mondo degli individui (piano Akasico), invece, si procede “abbracciando” tutto il tempo cronologico della storia del Cosmo (dal big bang alla sua fine) in una succesione di tempo che si misura in ampiezza di sentire.

Per chi non avesse presente cosa sia precisamente il piano akasico, va detto che è una condizione di esistenza in cui tutto è “Essere” e “Sentire”.

Nel Piano Akasico non si conosce per “percezione” ma per “identificazione” con l'oggetto della propria conoscenza; non esiste, infatti, qualcosa “altro da sè”, ma tutto è “sentire” come parte dell'essere.

L'individuio qui sente di appartenere al Tutto, e di essere un'unica cosa con tutto il resto dell'emanazione e, nello stesso tempo, di essere sè stesso come mai lo ha provato prima. Quindi questo è il Piano della “fratellanza universale”, dell'amore.

Il Piano Akasico è appena successivo a quello Mentale e precede l'ingresso nel vero Mondo Spirituale; è vivibile, anche se a diversi livelli di “sentire”, da tutti coloro che hanno sviluppato sufficientemente la coscienza, i quali, in un ulteriore stadio evolutivo (che è quello identificabile ad esempio in un santo) possono proseguire la loro evoluzione senza più reincarnarsi sul piano fisico e procedere all'ampliamento del proprio “sentire” fino alla Coscienza Cosmica e quindi nel Mondo Spirituale.

Dunque anche sul piano akasico esiste il tempo, perchè c'è un procede nell'evoluzione. Ma è un tempo molto diverso da quello che si percepisce noi, e, come ho già detto si misura in ampiezza di sentire.

Ma ancora leggiamo le parole di Kempis:

“Questa sera vogliamo insieme esaminare che cosa accade del Cosmo se lo si osserva dalla parte del “mondo degli individui”, cioè seguendolo con il tempo del mondo degli individui.

Naturalmente il comune esame non può che essere limitato non dico al piano fisico, ma neppure ad una piccolissima parte del piano fisico, cioè neppure alla Terra, ma solo ad una parte della sua storia che corrisponde ad un'epoca dello spazio-tempo fisico.

Che cosa vediamo?Voi sapete che è trascorsa una certa storia; non sapete quale altra storia dovrà trascorrere, insomma siete nella posizione di colui che, ritto in piedi alle spalle di uno scrittore, segua la scrittura, la composizione di un libro; legga, cioè, rigo dopo rigo, quello che lo scrittore scrive. E' vero? E questa è la posizione con la quale fino ad oggi abbiamo guardato lo svolgersi della storia nel piano fisico che, ripeto, è un atto di questo piccolo pianeta, il quale a sua volta è una piccola parte dei piano fisico – o, se volete, del Cosmo fisico – il quale è una piccolissima parte di tutto il Cosmo. Che cosa sia poi il Cosmo nei confronti dell'Assoluto, lo lascio immaginare.

Allora, voi state in piedi alle spalle dello scrittore e lo seguite mentre egli verga la storia, parola dopo parola. Ogni lettera dell'alfabeto corrisponde ad una forma di vita: le “A” le forme più semplici, le “Z” le più evolute nel senso spirituale. Ma se guardiamo che cosa accade nel “mondo degli individui” in cui vi è un tempo diverso, seguendo quel tempo che cosa vediamo? Vediamo comparire prima, tutte le lettere A in qualunque pagina del libro siano disposte a formare parole differenti, poi tutte le lettere B, poi tutte le lettere C, e così fino a completare l'alfabeto. Comprendete che cosa vuol dire questo?”

Le spiegazioni di Kempis, fanno riferimento al fatto che l'individuo, il quale esprime un sentire autonomo (cioè vive consapevolmente sul piano akasico), avendo superato la limitazione del tempo cronologico (il nostro), sperimenta un livello di tempo superiore, cioè il tempo akasico, il quale abbraccia contemporaneamente tutto la storia cosmica, ne ha colto l'essenza, il significato, seppure a livelli diversi, a seconda della propria maturità evolutiva..

Il tempo cronologico è cessato, ma l'evoluzione continua in una espansione dello stesso sentire. Questa espansione è proprio quella che determina il tempo akasico.

Ora, succede che se si prende in considerazione un livello di sentire, chiamato “A”, e si proietta nel mondo della percezione, si scoprirà che questo è “spalmato” in tutta la storia cronologica dello stesso Cosmo, e vibra contemporaneamente in quegli individui che per noi, sono collocati in anni e secoli, diversi.

Per quel sentire (A), invece, sono tutti presenti e contemporanei, e rappresentano il suo modo di vivere quella realtà, di sentire il tempo, il quale procederà, in espansione, verso il sentire “B”, “C”, ecc..

Dunque, quando vibra il sentire “A”, dal suo punto di vista, tutte le creature che contengono lo stesso sentire, contribuiscono “in quel momento” a rendere l'espressione del sentire quella Realtà.

Naturalmente le stesse creature, avranno una percezione del tempo cronologico, e avranno l'illusione di vivere un divenire in cui vi è una passato, presente e futuro, misurato con gli “eventi”, cioè con la modalità della percezione.

Ma non è così per l'Individualità akasica, che ne potrà cogliere ogni momento, in una modalità di identificazione, che travalica e trascende la percezione temporale del mondo materiale.

Fra l'altro, è per questo che viene detto che ogni sentire non può essere contemporaneo a nessun altro, perchè, da quel punto di vista, un sentire inferiore è il suo “passato” e un sentire superiore, è il suo “futuro”.

Il fatto è che quando ognuno di noi, vive l'avvenimento con la piena consapevolezza dello stesso, e riesce a sentirlo per quello che rappresenta in quel momento produce l'atto della vita, il quale si espanderà ai piani superiori di coscienza, come vera e propria “creazione”.

In quel momento, in noi, vi è un cambiamento impercettibile, ma importante perchè ciò che abbiamo acquisito è andato a fare parte della nostra coscienza e non lo ripeteremo più perchè è entrato nel senso dell'essere che stiamo ampliando.

Viviamo il nostro tempo, come condizione che dà significato a ben altro tempo: quello akasico. Il tempo akasico, a sua volta, che si muove in un'espansione identificativa con la realtà in essere, si riversa, come una linfa vitale che vivifica e comprende tutto il Cosmo.

La storia, così, prende significato in un tutto già scritto; ed è l'eterno presente, di cui noi siamo gli scrittori, interpreti e spettatori.

Certo, questa è una realtà immensa per poterla comprendere nei suo aspetti, e non è neanche possibile capirla del tutto nei suoi meccanismi.

Ma ci è stata raccontata, forse affinchè la nostra mente possa liberarsi dal già creduto e rendersi elastica al movimento della nostra coscienza.Se non c'è comprensione di tutto questo, almeno lasciamoci andare alla sensazione e all'intuizione che questi concetti possono indurci.

Tutto si muoverà nella nuova corrente di pensiero e qualcosa arriverà anche alla nostra consapevolezza, se glielo permettiamo.

Sono tasselli di comprensione, che devono fare scoprire il disegno nel suo complesso. Solo allora potremo dire di aver capito quello che le Guide ci hanno voluto indicare.
La comprensione dell'insieme è successiva e, forse, non appartiene a questa vita.
(Umberto Ridi)


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