Rispondi a: Per chi vorrebbe saperne di più sul Tav

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sephir
Partecipante

Grazie deg per i link, mi hanno chiarito molte cose sulla bruttissima faccenda, e voglio dar rilevanza in particolare a questa bella evoluzione del “pensiero no TAV”, espressa in uno degli articoli di Marco Cedolin da te consigliati (certo ci vorrebbe anche un aiuto per una coadiuvante “crescita spirituale”)

Il grado di sensibilità raggiunto attraverso l’acquisizione di conoscenze e saperi sempre maggiori dai valsusini che lottano contro il TAV, li sta portando ad uscire da quel bozzolo del “NO” ormai troppo piccolo per contenere il loro pensiero. In Val di Susa sta nascendo la consapevolezza di come non sia sufficiente combattere qualcosa se contemporaneamente non ci si prodiga nel tentativo di costruire un’alternativa che non si limiti a tentare di preservare l’esiguo grado di benessere e qualità della vita ancora presenti, ma si proponga di creare un sistema completamente differente, partendo da una prospettiva in cui il benessere e la qualità della vita della persona siano centrali rispetto alle esigenze dell’economicismo.
Affiancare al rifiuto un atteggiamento che sia anche propositivo non significa trovare delle alternative percorribili per riuscire a far passare 40 milioni di tonnellate/anno di merci con il minore impatto socio/ambientale possibile, ma ribadire come quei 40 milioni di tonnellate/anno in Valle di Susa non ci dovranno passare mai, in quanto il volume di traffico merci che transita lungo la Valle è già oggi eccessivo e si deve mirare a ridurlo drasticamente.
Proporre un sistema alternativo a quello della crescita significa eliminare il ricorso agli inceneritori e alle discariche non solamente attraverso la raccolta differenziata e il TMB ma anche e soprattutto operando una riduzione dei consumi superflui, degli imballaggi, delle confezioni, diminuendo drasticamente il volume dei rifiuti e rendendo la natura dei prodotti il più possibile compatibile con le pratiche di riuso, recupero, riutilizzo e riciclaggio. Significa opporsi alle centrali a carbone, a quelle turbogas, ed ai rigassificatori, non limitandosi a sostenere la necessità d’incrementare il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili ma anche e soprattutto ponendosi l’obiettivo primario di ridurre nettamente i consumi di energia. E sarà possibile ottenere questo scopo aumentando l’efficienza energetica degli edifici, incentivando la pratica della cogenerazione, riducendo l’impatto della macroeconomia globalizzata che comporta spostamenti schizofrenici delle merci attraverso tragitti sempre più lunghi a favore di una microeconomia autocentrata fondata sulle filiere corte, nonché diminuendo i consumi superflui nell’ottica di una ritrovata sobrietà.
Proporre un sistema alternativo a quello sviluppista significa per i NO TAV valsusini affrancarsi dal dogma del progresso ed accostarsi al pensiero della decrescita, con la consapevolezza che non si sta tornando indietro ma semplicemente andando avanti attraverso una strada nuova che intende porre la scienza e la tecnologia al servizio dell’uomo e non la persona ed il proprio habitat al servizio della crescita e dello sviluppo. Una strada lungo la quale la cooperazione prevalga sulla competizione sfrenata, l’altruismo sull’egoismo, il piacere dello svago e dell’accrescimento culturale sull’ossessione del lavoro, l’importanza della vita sociale sul consumo illimitato, il gusto per la qualità del nostro operato sull’efficientismo produttivista, il ragionevole sul razionale, il piccolo sul grande, la qualità sulla quantità. Una strada che ci porti a riscoprire come il benessere e la felicità si possano realizzare attraverso la soddisfazione di una quantità limitata di bisogni reali, anziché attraverso il soddisfacimento illusorio di un’infinita miriade di bisogni effimeri indotti dalla macchina pubblicitaria e dai condizionamenti sociali. Come la vera ricchezza e la vera gioia allignino nella costruzione di relazioni sociali conviviali, nel godimento del tempo liberato, nella riscoperta della nostra natura umana, piuttosto che non nella nevrotica bulimia che ci porta a fagocitare senza sosta quantità sempre maggiori di beni materiali, nel vano tentativo di riempire quei vuoti esistenziali che devastano la nostra interiorità. Il pensiero della decrescita non va inteso come foriero di recessione o impoverimento, bensì come un’occasione per tutti che sia funzionale ad un nuovo tipo di società, nella quale la qualità della vita e l’interazione con l’ambiente al quale apparteniamo (e che non ci appartiene) siano valorizzati e prevalgano sulla produzione e sul consumo di prodotti inutili e nocivi.