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Anonimo

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Movimento 5 stelle: un punto di non ritorno?
28 aprile 2012
di Paolo Margari
Alle amministrative 2012 si prevede un significativo riassestamento del quadro partitico

Deprecabili i commenti che si ascoltano in questi giorni nel dibattito politico italiano all’indirizzo del MoVimento 5 Stelle. Saremmo potuti essere di fronte a ciclostilati della periferia partitica, invece si tratta delle prime pagine di grandi, un tempo immense e inarrivabili testate giornalistiche nazionali, oggi catalogo di markette sino all’ultimo trafiletto e zerbino di poteri economici per mezzo di giornalisti e notisti che hanno svilito una professione tenuta in piedi solo formalmente da un ordine desueto e soprattutto inutile, visti i risultati. Le testate, che i lettori conosceranno bene, si prestano sempre più al gioco di vili eredi delle grandi tradizioni ideologiche italiane, tradite a morte da un arrivismo impensabile e da un opportunismo di bassa lega, mai osservato prima d’ora.

D’alema figlio starà facendo idealmente rivoltare nella tomba suo padre partigiano a causa di azioni e dichiarazioni all’indirizzo di Beppe Grillo, non perché non siano fondate, ma perché puntano esclusivamente a denigrare un individuo che nel suo essere portavoce di un gioco più grande di lui stesso, recita il ruolo di difensore degli interessi del popolo costituzionalmente sovrano messo perennemente sotto torchio da una crudele onda di capitalisti fallimentari e neorenditieri, avallata e difesa dai propri luogotenenti governativi.

Grillo & Casaleggio (quest’ultimo mai palesato ma neppure occultato), pur non essendo mai candidati, ieri, oggi e certamente domani, fanno comunque paura allo status quo parlamentare che si configura come non-politica che continua, inutilmente e ingiustamente, a tacciare il MoVimento 5 Stelle di essere anti-politico (quasi a dire, antidemocratico). Certamente il MoVimento 5 Stelle è antipartitico. I partiti non esistono, a maggior ragione quando cambiano sigle e collocazione politica con estrema facilità, dimostrando la totale assenza di qualsivoglia proposta politica condivisa, sostenibile, coerente. E che dire del mercato delle vacche? I partiti esistono solo come brand registrati e beneficiari dei rimborsi elettorali, peraltro anche di anni passati, percependo compensi dopo la loro trasformazione o scioglimento di fatto. Inoltre, se politica è scelta quella oggi al potere c’è la non-scelta. Se democrazia rappresentativa è ascolto delle istanze degli elettori, al potere ci sono solo associazioni temoporanee di imprese individuali, tutt’altro che avvocati del popolo costituzionalmente sovrano. E’ imposizione forzata e reiterata di scelte impopolari e antipopolari, utili solo al potere costituito, in Italia e, non di rado, all’estero.

Beppe Grillo, a mio avviso rappresenta l’alter-politica. Non certo l’antipolitica, tanto meno la non-politica. E’ un modo differente di vedere la politica, che peraltro in Italia non è del tutto nuovo in quanto già l’Uomo Qualunque e poi i Radicali hanno sperimentato forme organizzative scevre da una struttura territoriale articolata a seconda delle divisioni amministrative di Regioni, Province e Comuni. I meetup sono stati associazioni spontanee di cittadini laddove i partiti oggi, lo ribadisco, sono solo associazioni temporanee di imprese individuali.

Ho avuto la fortuna e l’onore di essere fra i fondatori del meetup “Salentini Uniti con Beppe Grillo” in tempi non sospetti (dicembre 2006, molti mesi prima del primo V-Day) e già ravvisavo una confusione ideologica invero mai domata. Il Movimento 5 Stelle oggigiorno continua a rappresentare tale confusione, tipica della contemporaneità vissuta dagli esclusi che vogliono contare, essendo padroni dei propri destini senza gravare sulle spalle degli altri.

La classe non-politica attuale, al contrario, non bada a spese e rastrella il fondo di un barile svuotato da anni di malaffare che ha preso il posto dell’ideologia. Gli estremi restano posizioni svuotate di prospettive, votate al solo scontro. Il centro e la modrerazione sono il cuore dell’opportunismo (Casini docet, un nome e un programma). Il resto è cambiamento che emerge sia pure nella sua profonda incapacità organizzativa (che ho notato nelle mie frequentazioni dei gruppi ‘grillini’ di Lecce, Roma, Sesto San Giovanni) la quale, nonostante le difficoltà, va costruendo un futuro altro, condiviso, onesto e soprattutto lungimirante (il che significa anche sostenibile).

Il MoVimento 5 Stelle è scevro da opportunismo politico e questo fatto, da un punto di vista meramente amministrativo, rappresenta una debolezza nell’immediato, confrontandosi con le mafie dei colletti bianchi rappresentate dagli inamovibili dirigenti pubblici che si annidano in ogni alveolo dell’amministrazione, dal comune al ministero passando per authorities ed altri enti pubblici. Nel lungo termine, tuttavia, laddove i partiti e la democrazia rappresentativa hanno già ripetutamente fallito, si profilerà sempre maggiore spazio per chi vorrà occuparsi della cosa pubblica, non potendo più in alcun modo affidare la stessa nelle mani di delinquenti senza pudore alcuno quando si tratta di mettere la propria squallida faccia sui manifesti di spicciola propaganda elettorale, prima di ri-occupare ruoli determinanti per il futuro della società tutta.

Provo sdegno profondo per i giovani – under 40 – che hanno il coraggio di candidarsi con partiti che rappresentano la peggiore involuzione ideologica che questo Paese abbia mai potuto vivere. Un partito non può cambiare nome per rastrellare qualche punto percentuale in più. E’ palese che si tratti di solo marketing, neppure strategico e figuriamoci se raffinato. Cambia solo il packaging elettorale per dar luogo a tecniche di persuasione che funzionano solo sui grandi numeri e non sulle singole coscienze di chi ancora può permettersi il lusso di ragionare.

Mi dispiace perché le amministrative 2012 per il Movimento 5 Stelle saranno un’occasione mancata per dimostrare la propria forza elettorale e propositiva, ma nonostante questo, oggi in Italia non vedo alternative credibili, inclusi anche Vendola e Di Pietro. Il party model di questi ultimi, fondato sul carisma del leader più che su un progetto politico chiaro ed esteso che punti a emaciparsi dalla sigla partitica, ha catalizzato i peggiori arrivisti divenuti inamovibili nomenklature che rendono l’apertura solo una procedura formale in sede di congresso. Provate e farvi candidare, troverete prima di voi una fila di personaggi poco inclini a metodi democratici e meritocratici sebbene questi siano il pane quotidiano dei loro discorsi ripresi pari pari da quelli del loro capo.

In bocca al lupo a tutti i candidati del Movimento 5 Stelle che nonostante palesi limiti dal punto di vista esperenziale nella gestione della cosa pubblica dimostrati dalla maggior parte di essi – fortunatamente non da tutti – oggi rappresentano il volto più onesto dello scenario politico italiano. Sembra uno scherzo, ma per una buona parte di cittadini elettori – popolo sovrano – non esiste alternativa. Aspettiamo gli exit poll…