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Rimborsi elettorali ai partiti, il taglio che Monti ha dimenticato
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 5 dicembre 2011 in Economia / Politica
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Si chiamano “rimborsi elettorali” ma si tratta del caro vecchio “finanziamento pubblico ai partiti” ed è l'unico provvedimento importante di taglio ai costi della politica a non essere entrato nella manovra varata da Mario Monti (e con una serena certezza non farà parte neanche delle prossime). Il compenso che i partiti ricevono per il voto di ogni potenziale elettore – circa 5 euro a testa – sono il vero taglio che il nuovo governo dovrebbe decidere per dare il buon esempio. Vitalizi e numero dei parlamentari, infatti, sono poca cosa rispetto a quanto ricevono i partiti (anche quelli che non entrano in parlamento), ad ogni tornata elettorale.
Per rendersi conto del peso dei rimborsi elettorali sulle casse dello Stato, basti pensare che – secondo quanto hanno riportato Rizzo e Stella nel libro La Casta – nel 2006 sono stati versati ai partiti 200milioni 819mila 044 euro: 200.819.044 euro, per dirla in cifre. Cresciuti nel 2007 di altri tre milioni di euro. E tra il 2006 e il 2010, secondo quanto riportato in Gazzetta Ufficiale, queste sono state le cifre attribuite ai partiti:
– L'Ulivo: € 16.038.257,19
– Forza Italia: € 12.343.500,77
– Alleanza Nazionale: € 6.327.567,26
– UDC: € 3.524.482,27
– Partito della Rifondazione Comunista: € 2.996.963,20
– Lega Nord: € 2.351.496,03
– La Rosa nel Pugno – Laici Socialisti Liberali Radicali: € 1.331.743,18
– Italia dei Valori – Lista Di Pietro: € 1.204.570,63
– Partito dei Comunisti Italiani: € 1.188.490,19
– Federazione dei Verdi: € 1.054.973,62
– Popolari UDEUR: € 717.949,29
– Sudtiroler Volkspartei: € 323.324,68
– Autonomie Liberté Democratie: € 80.831,17
– L'Unione: € 366.169,73
Partiti che in molti casi alle ultime elezioni non sono neanche entrati in Parlamento o che – addirittura – hanno solo cambiato nome, come è avvenuto per L'Unione o Alleanza Nazionale. Ma non è tutto: nel 2006, infatti, l'allora governo Berlusconi decise che “in caso di scioglimento della Camere l'erogazione del rimborso è comunque effettuata”. Come dire: rimborsi si sommano ai rimborsi.
Tra tanti tagli, dunque, ne manca uno che avrebbe permesso di risparmiare fin da subito diverse centinaia di milioni di euro. Il dubbio però è che il Parlamento non l'avrebbe mai votato.