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Anonimo

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I “Forconi” ripiegano ma non mollano

Scritto da Anna Lam

Il movimento popolare siciliano, nato pochi mesi fa da un’alleanza spontanea tra agricoltori, pastori, e allevatori continua a far parlare di sé, opponendosi con fermezza alle politiche liberiste, che in Italia oggi hanno il volto di Mario Monti.
Dai blocchi stradali ai fermi dei tir, gli insorti non mostrano stanchezza né perdono determinazione, concedendo una parziale tregua soltanto per chiedere incontri ai vertici della Regione.

Contro di loro e solo per portare qualche esempio, si schiera buona parte dell’associazionismo e del gotha politico locale. Soprattutto di “sinistra”. La Coldiretti invoca l’intervento repressivo delle istituzioni e il Prc siciliano li accusa di essere uno strumento nelle mani del Movimento per le autonomie di Lombardo (Mpa). Sel li taccia di violenza e populismo e i Comunisti italiani-Federazione della Sinistra per bocca del portavoce regionale disapprovano le loro pratiche, qualificandole come inefficaci e settoriali. Rincara la dose la candidata alle primarie del centro sinistra per la corsa a sindaco di Palermo, Rita Borsellino, dicendo: “è stato superato il limite della legalità e della civiltà”.

Insomma, se i “Forconi” raccolgono la simpatia popolare, non si può dire facciano altrettanto con le forze che in teoria sarebbero deputate ad offrire loro un sostegno politico. Lo j’accuse sembra avere una stessa voce: chi manifesta il suo dissenso nei confronti di una condizione di vita in continuo peggioramento farebbe il gioco delle organizzazioni criminali, chi blocca la Sicilia, in primis per chiedere l’attuazione dello Statuto regionale e la rimodulazione del programma di sviluppo (e quindi per ridiscutere il futuro di una tra le regioni italiane che anche a causa di problematiche storiche sta pagando più caro il prezzo della crisi capitalista), sarebbe manovrato da individui vicini all’estremismo di destra. Tutto questo nonostante da qualche giorno gli studenti dei centri sociali “Anomalia” e “Vittorio Arrigoni” siano diventati parte attiva della protesta più clamorosa della Sicilia da diversi anni a questa parte (fascisti anche loro?).

Una protesta che coinvolge migliaia di lavoratori viene da più parti brutalmente liquidata: invece di capirne la complessità, per l’ampiezza dei settori popolari coinvolti e per la spontaneità della sua stessa nascita “dal basso”, molti preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia, dissociarsi preventivamente e gridare “al lupo”. Anziché chiedersi cosa vogliono migliaia di agricoltori, allevatori, camionisti e pastori scesi in strada, ci si preoccupa di quale partito un loro portavoce possa avere la tessera (dimenticando che gran parte degli aderenti a queste giornate probabilmente non conosce nemmeno il nome del “portavoce”, mentre conosce molto bene il prezzo troppo alto del gasolio che paga o quello troppo basso del latte che produce).

È indubbiamente vero che il movimento è composito e che alcuni suoi appartenenti hanno simpatie censurabili, ma le dichiarazioni dei due membri fondatori, Giuseppe Scarlata e Mariano Ferro, lasciano poco spazio a fantasie complottiste: il “Movimento dei Forconi” non è figlio della criminalità organizzata e nemmeno si richiama a reminescenze fasciste. E se alcuni provocatori con ogni evidenza tentano con parziale successo di metterci il cappello sopra, la responsabilità è innanzitutto della quasi totalità dell'attuale classe politica che anziché prendere le parti dei siciliani in rivolta ed intervenire attivamente nella protesta, preferisce stare a guardare scandalizzandosi per le “credenziali” di qualcuno tra gli aspiranti capi popolo.

I “Forconi” protestano con le pratiche imposte loro dall’arrogante silenzio dei media main stream conniventi con il Governo tecnico, ma la scarsa abitudine a leggere la realtà senza paraocchi ideologici, comporta l’incapacità di interpretare adeguatamente le proteste popolari spontanee e non immediatamente inquadrabili negli schemi politici consueti. Una voce fuori dal coro la posizione dell’Unione sindacale di base (Usb), che in un comunicato ha sottolineato la necessità di “creare connessioni con le lotte dei lavoratori dipendenti” per impedirne strumentalizzazioni, ricordando come “esorcizzare le proteste non serve a nulla”.

Ci troviamo di fronte ad una sollevazione popolare che probabilmente anticipa una primavera di lotte destinata ad estendersi a tutto il paese nei prossimi mesi, quando la manovra Cresci-Italia aggraverà anziché lenire gli effetti della crisi economica.

Sappiamo che le forze del più becero populismo reazionario tenteranno di cavalcare il crescente malcontento sociale con ogni mezzo (significativo il fatto che la protesta siciliana sia sostenuta persino dal quotidiano “La Padania”), rendendo sempre più evidente l’urgenza di colmare un “vuoto” di rappresentanza così come la necessità di un cambiamento di “visione politica”, in grado di comprendere i movimenti popolari e di supportarne le istanze senza censurarne le rivendicazioni in un gioco di veti incrociati e ritrosie di comodo.