Rispondi a: Miracolo a Ground Zero

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#141185

Anonimo

[quote1333796725=prixi]

a dire la verità, stavo leggendo il reply di @ Pas … e mi chiedevo se metterei alla stessa stregua gioia e dolore …

dal mio punto di vista, o meglio, ciò che sento, mi fà credere che la rabbia ed il dolore possano essere nutrimento per chi ci fornisce l'abito … mentre la gioia, l'amore, vada ad alimentare qualcosa di più “alto” … forse l'universo … forse il nostro spirito … o la nostra “vera sostanza” …

quando mi sento “negativa” arrabbiata o triste … è come se mi svuotassi della mia energia vitale … al contrario, quando provo gioia, amore, gratitudine, mi riempio di energia … di forza …

… cosa mi sfugge dell'insegnamento del buddha ? 😕
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La cosiddetta “gioia” e il cosiddetto “dolore” come li conosciamo abitualmente nell'esistenza ordinaria sono entrambi parte di noi mentre siamo in cammino, non c'è il vincitore o il migliore, anche perché sentirci divisi tra spirito e corpo appesantisce la mente, la rende meno trasparente, al ché essa fa da barriera tra coscienza convenzionale e quella superiore (il vero essere). La separazione tra spirito e corpo genera una inutile battaglia interiore, dico inutile perché siamo l'Uno indivisibile, per me ogni divisione è illusione. Il fatto è che entrambi, gioia e dolore, arrivano senza essere stati chiamati (forse è il 'nostro' inConscio ad invitarli, segretamente).

Quando provi gioia o dolore, non è qualcosa di voluto, almeno non direttamente ma semplicemente accade perché fa parte della realtà sia qui che in eventuali altri mondi, dunque a mio avviso più che combattere la propria sofferenza quando si appalesa, bisognerebbe prevedere l'effetto di una determinata causa (pensiero, parola, azione) ergo evitare le esperienze non necessarie. Comunque bisogna imparare a perdere, anche quello può essere gioia o una lezione.

Il Buddha ha indicato una delle Vie per non soffrire (il non attaccamento, né all'apparente gioia né all'apparente sofferenza), e questa via è la Meditazione attraverso la quale Osservare la Realtà per quella che è (sunyata, o vacuità), perché soltanto in assenza di attaccamento il dolore e la falsa visione della Vita si estingue definitivamente. La diretta percezione della realtà (la nostra verità interiore, individuale, genetica detta anche Dharma) ci permette di saper dare importanza alle cose importanti e a non dare importanza alle cose non importanti: il discernimento, conoscere le priorità di ognuno.

Io dico: La vera gioia spirituale non è possedere la gioia, ma crearla e ricrearla istante per istante, ogni attimo dell'Eternità.