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#141186
prixi
prixi
Amministratore del forum

[quote1333811826=♫nessuno♫]
La cosiddetta “gioia” e il cosiddetto “dolore” come li conosciamo abitualmente nell'esistenza ordinaria sono entrambi parte di noi mentre siamo in cammino, non c'è il vincitore o il migliore, anche perché sentirci divisi tra spirito e corpo appesantisce la mente, la rende meno trasparente, al ché essa fa da barriera tra coscienza convenzionale e quella superiore (il vero essere). La separazione tra spirito e corpo genera una inutile battaglia interiore, dico inutile perché siamo l'Uno indivisibile, per me ogni divisione è illusione. Il fatto è che entrambi, gioia e dolore, arrivano senza essere stati chiamati (forse è il 'nostro' inConscio ad invitarli, segretamente).
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parto da ciò che ho evidenziato …
mi piace il “forse” perchè non sò esattamente a chi/cosa si possa attribuire “l'invito”, ma convengo che ciò avviene … per permetterci di fare l'esperienza che ci occorre … e compreso (capito) questo “meccanismo”, l'accettazione del dolore (e non il rifiuto, nè tantomeno il crogiolarsi in esso) o della felicità (che secondo me, è differente dalla gioia), ci consente di apprendere ..
ed arrivando all'inizio del tuo concetto …
si può allargare quanto ho appena espresso, intendendo il termine accettazione, come l'armonizzazione di ogni nostro aspetto … e ciò avviene se capaci di evitare classificazioni usuali e standardizzate … che detto in altro modo, può essere tradotto in: assenza di pre-giudizio sugli eventi e assenza di giudizio sulle nostre conseguenti risultanze.

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Quando provi gioia o dolore, non è qualcosa di voluto, almeno non direttamente ma semplicemente accade perché fa parte della realtà sia qui che in eventuali altri mondi, dunque a mio avviso più che combattere la propria sofferenza quando si appalesa, bisognerebbe prevedere l'effetto di una determinata causa (pensiero, parola, azione) ergo evitare le esperienze non necessarie. Comunque bisogna imparare a perdere, anche quello può essere gioia o una lezione.[/quote1333811826]

le esperienze, si ripetono quando necessarie … se hai compreso la precedente, non si ripeterà, salvo per conferma della comprensione … ma se non hai ancora appreso, non credo si possa evitare la sua manifestazione.
Imparare, è la chiave ed il senso di ogni esperienza/lezione

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Il Buddha ha indicato una delle Vie per non soffrire (il non attaccamento, né all'apparente gioia né all'apparente sofferenza), e questa via è la Meditazione attraverso la quale Osservare la Realtà per quella che è (sunyata, o vacuità), perché soltanto in assenza di attaccamento il dolore e la falsa visione della Vita si estingue definitivamente. La diretta percezione della realtà (la nostra verità interiore, individuale, genetica detta anche Dharma) ci permette di saper dare importanza alle cose importanti e a non dare importanza alle cose non importanti: il discernimento, conoscere le priorità di ognuno.
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Ho evidenziato quella frase, perchè è da qui che è sorta la mia domanda …
Il Buddha infatti definisce [u]apparente[/u] gioia e sofferenza …
Ciò che per ora comprendo da questo insegnamento è che esiste un distinguo tra ciò che appare e ciò che è … nell'Osservazione se ne comprende il senso … (per “capirmi” utilizzo il termine felicità ad indicare uno stato apparente di gioia) …
Nel nostro “cammino” (esistenza) si fanno esperienze utili ad apprendere … generalmente vengono classificate in un'alternanza di sofferenze e felicità … molte di queste in Realtà non esistono, ma siamo noi ad identificarle e ad identificarci come tali (il più delle volte per condizionamento socio-culturale e per mancanza di auto-Conoscenza)…
Quando nell'Osservazione, inizi a Comprendere che nel dolore è presente la Gioia, cosi come nella felicità è insita la sofferenza … allora inizi a percepire la Realtà
Il non polarizzarsi è la Comprensione che in ogni istante esiste Tutto (e che è Gioia)…
Ciò che ne consegue, è che l'attaccamento perde senso, la polarizzazione è inutile …
Emerge, che il lasciarsi pervadere dalla Vita è Gioia

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Io dico: La vera gioia spirituale non è possedere la gioia, ma crearla e ricrearla istante per istante, ogni attimo dell'Eternità.
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… e fluire con essa … e quoto !


"Il cuore è la luce di questo mondo.
Non coprirlo con la tua mente."

(Mooji - Monte Sahaja 2015)