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PAOLO BARNARD PROPONE L'UNICA GENIALE SOLUZIONE IMMEDIATA. E GLI INDIGNATI CONTESTANO IL RE DELL'INDIGNAZIONE
Postato il Venerdì, 11 maggio @ 11:12:46 CDT di davide

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

“Fare un passo avanti: diventare cacche!”
Paolo Barnard, 10 maggio 2012. Titolo del suo ultimo post.

Questa mattina, presto, andando a spulciare la rete e facebook sono rimasto davvero colpito, il che non capita spesso. Al di là delle consuete notizie, ce n’era una in particolare che attirava la mia attenzione: lo sdegno, sui social networks, di parecchi seguaci del giornalista Paolo Barnard contro di lui.
Il cosiddetto popolo degli indignati che si indigna contro il Re dell’indignazione.
Per me, equivaleva a una notizia.
Alcuni di loro li conosco personalmente anche nella vita reale e ho visto, più tardi, che nelle loro bacheche hanno manifestato apertamente il loro dissenso contro Barnard. E così, sono andato a leggermi l’articolo che aveva suscitato una così feroce levata di scudi.

Che cosa avrà scritto? (pensavo mentre il computer caricava il sito) Magari è diventato il segretario del nuovo PDL di Alfano, o ancora peggio propone a tutti una colletta per investire in derivati di Goldman Sachs oppure sostiene di andare in giro a mettere delle bombe in parlamento.
Morivo dalla curiosità, e avevo deciso che non sarei intervenuto.

Leggendolo, più volte e con attenzione, ciò che più mi ha colpito è stata la mia reazione: un enorme sollievo, perché mi ha chiarito (e risolto) un mio profondo disagio di questi tempi.
Tutto ciò, prima ancora di introdurre l’argomentazione, per dire che plaudo e appoggio al 100% l’interpretazione attuale di Paolo Barnard; mi beccherò la mia quota parte di dissenso avendo scelto deliberatamente di sostenere con vigore la sua elaborazione contestata.

Chi conosce e segue Barnard sa come il suo linguaggio così vivido sia sempre intriso di una indubitabile rabbia manifesta (è uno che scrive con la bava alla bocca) il che lo accredita di un plusvalore perché sintetizza gli umori di noi tutti e rende autentica e percettibile la sua scelta di vita; ma allo stesso tempo, più d’una volta, (è una mia modesta idea personale) corre il rischio di essere fuorviante perché fa perdere l’autenticità della solida argomentazione, troppo intrisa di livore per poter essere contundente come dovrebbe. Qui di seguito, cito in copia e incolla, alcuni brevi passaggi, e invito i lettori ad andare a leggerselo.

Scremato dalla sua rabbia, sono due le potentissime argomentazioni di Barnard che hanno indignato gli indignati: 1). Piantatela di fare i bèceri, e mettetevi in testa che dovete rimboccarvi le maniche e studiare. Perché davanti a voi non c’è un esercito di beceri analfabeti (tipo il Trota) bensì fior di cervelloni con venti lauree in economia che vi mangiano in padella quando e come vogliono. 2). Preso atto del primo punto, ne consegue che la più intelligente –e unica- battaglia da fare in questo momento tragico, consiste nell’andare dagli imprenditori più evoluti, sensibili e intelligenti, e spiegare loro che l’alleanza che può rappresentare la svolta consiste nel diventare finanziatori sponsor degli studiosi intellettuali che tireranno fuori come frutto dei propri studi ed elaborazioni la maniera migliore (la più pragmatica, efficace ed efficiente) per abbattere gli squali. E’ soltanto dall’incontro tra menti eccellenti /pensanti /contemplative /studiose/analitiche e industria imprenditoriale che può nascere il cambiamento. Senza idee, massimo sei mesi da oggi, la CONFINDUSTRIA sarà stata spazzata via dal mercato (la previsione è mia non è di Barnard) perché senza idee non ce la faranno. Ma chi produce idee, oggi, è fuori dal mercato e ha bisogno di finanziamenti. Quindi, ci si mette insieme: L’INDUSTRIA CHE PRODUCE e la CULTURA CHE PRODUCE..

Dal mio punto di vista, in Italia, la Vera Rivoluzione Democratica tanto auspicata.

E invece, tutti indignati.

Basterebbe questo tipo di reazione per comprendere quanto e profondo sia difficile, in questo momento, organizzare un contro-attacco vincente contro l’attuale piano economico-politico lanciato dalla oligarchia finanziaria sovra-nazionale per eliminare gli stati,.
cinesizzare il mercato del lavoro, espoliare le nazioni della loro locale spina industriale, annientare la classe media, nazificare il pensiero, silenziare le menti pensanti, e chiudere una volta per tutte (secondo loro) l’arrogante e presuntuosa pretesa degli esseri umani europei di aspirare e combattere per l’affermazione di quei princìpi di libertà, fratellanza e solidarietà che dai tempi di Locke e Voltaire sono stati la base formativa che ha creato ricchezza collettiva e Bene Comune Condiviso. 235 anni di Storia.
Che intendono spazzare via con un colpo secco..

E ci stanno riuscendo.

Lo volete capire, o no?

Scrive Il Re degli Indignati contestato:

Basta teatro. Basta. Sono anni che chiedo di piantarla coi teatrini dei movimenti, predicatori di internet, associazioni, grilli, agnoletti, benettazzi, chiesaioli, barnardini, beni comuni, noTavolani, twitteri ecc. Sono anni che dico che si deve studiare come pazzi e poi reclutare cervelli eccezionali almeno fin dove ci è possibile. Bisogna reclutare imprenditori e fargli capire che siamo nella stessa barca, noi dipendenti e loro, e da questi farci sponsorizzare quei cervelli, cioè creare Fondazioni e Think Tanks che lavorano per noi. Vi ho portato a Rimini cinque esperti proprio per impostare un flebile inizio su livelli di grande professionalità. Non sto vedendo nulla di competente nascere da ciò, solo fuffa di internet e gruppi che dopo 5 pagine di MMT già pensano che a Citigroup gli tremano le gambe a leggerli nei blog.

Impietoso quanto veritiero. E’ proprio così. La nuova realtà ci offre oggi, in Italia, una miriade di liste civiche, pseudo raggruppamenti, collettivi, movimenti, i quali –nella migliore delle ipotesi- non saranno in grado di prospettare nessuna alternativa né fattibile né credibile per il semplice motivo che latitano di pensiero intellettuale, di Cultura, cavalcati, alimentati da chi manipola il disagio attuale già pregustando di realizzare la propria ambizione nel divenire (se va bene) dei ben accolti valvassi o valvassori nel Nuovo Medioevo Eterno che hanno intenzione di costruire per noi.

E’ necessario un altro passo. Un’altra mentalità. Bisogna mettersi in gioco personalmente, individualmente, esistenzialmente, anche a costo di correre il richio di rinunciare ai minimi argini di sicurezza ottenuti finora. Perché è chiaro come il sole che anche quelli, in breve tempo, verranno risucchiati via dalla marea. Mica avvertiranno prima.
.
Sostiene il Re degli indignati contestato:

Guardate che per loro noi non siamo neppure cacche. Una cacca non è alcun pericolo, ma almeno la noti. Non essere neppure cacche significa che proprio noi, per loro, non sussistiamo. E devo dire che dal loro punto di vista, il punto di vista del Vero Potere, in effetti non può che essere così. Questo siamo, o sarebbe meglio dire non-siamo, io, voi, ovvero tutti quelli che sono nati cittadini comuni con occupazioni comuni e che poi più tardi hanno scoperto che esiste il Vero Potere Neoclassico, Neomercantile e Neoliberista, e che si sono decisi a combatterlo. Per il Vero Potere non siamo neppure una cacca letteralmente. Non si sono mai curati neppure di sapere se esistiamo o no. Vi scrivo questo solo per darvi il senso realista delle proporzioni fra gli schieramenti in questa lotta, perché sono veramente stanco di far parte di sto circo della rete dove forse proprio nessuno ha capito quanto seria è la questione di come affrontare il Vero Potere. Io sono nel web non per scelta, sia chiaro, sono qui al confino, costretto all’esilio in sto luogo, che detesto, dalla censura di chi sui media non mi vuole più neppure in fotocopia, cioè tutti. Voi potete fare quello che volete, mentirvi quanto volete, essere ridicoli eppure credere di essere in gamba, ma io sono stanco, non ne posso più di movimenti, di predicatori di internet, di associazioni, grilli stellati, agnoletti, benettazzi, chiesaioli, barnardini, beni comuni, noTavolani, twitteri ecc. Non ne posso più di internettari tossici all’ultimo stadio che mi scrivono “Barnard ha visto sto video? Sconvolgente!!!! Cosa ne pensa?????”. My God! Adesso lo guardo e poi chissà che cosa succedeeeeee. E quelli che aprono le pagine su Facebook… quelli lì, QUELLI LI’, tenetemi fermo….
Le proporzioni fra tutta sta agitatissima fuffa e loro, il Vero Potere, sono deprimenti come poche cose al mondo. Guardate, vi posso dire una cosa certa, ma certissima, ok? Nelle stanze di Citigoup o dell’IIF o di Business Europe o della Trilaterale, o della Exor, del Lotis, del WTO, di AXA, o di Carlyle, della Commissione UE nessuno mai neppure per 30 secondi ha pensato una sola volta a tutti voi movimenti, predicatori di internet, associazioni, grilli, agnoletti, benettazzi, chiesaioli, barnardini, beni comuni, noTavolani, twitteri ecc. Cioè, detta alla bruta, non ci cagano neppure di striscio, proprio mai coverti, come dicono i veneti. Zero.

Personalmente parlando, negli ultimi mesi mi è capitato di partecipare a diversi incontri, seminari, colloqui, confronti, di quella che sta diventando la nuova moda sociale collettiva italiana del 2012: un nuovo partito “diverso” dagli altri. Ma il linguaggio è sempre lo stesso, anche se, nei migliori esempi, è semplicemente camuffato; tanto, la maggior parte delle persone è convinta che la Cultura sia Wikipedia, le striscette di facebook, e qualche bel discorsetto intinto delle nuove parole d’ordine che oggi fanno il nuovo mercato della politica: bene comune, condivisione, diritto alla cittadinanza, no alla casta, no ai privilegi, ecc. Basta usare queste parolette “magiche” e sono tutti contenti pensandosi rivoluzionari. Sempre mercato della politica è. Ormai abbiamo neo-miliardari che guidano le rivolte, esponenti della casta che costruiscono associazioni contro la casta, analfabeti che parlano di Cultura, e presentatori televisivi che si sono auto-eletti a maitre de penser presentandosi come la neo classe di intellettuali.

La soluzione sta nel capovolgere questo meccanismo per ritornare dal mercato della politica alla politica del mercato.
La finanza oligarchica non è mercato: chi lo crede è caduto vittima di un falso ideologico. Tant’è vero che per loro non esiste la legge della domanda e dell’offerta, il rapporto prezzo/qualità, il costo sociale. Viaggiano secondo altre coordinate il cui fine è (lo spiego qui in maniera sintetica e divulgativa) politicamente “abbattere la logica centrale dell’economia del libero mercato nel nome del libero mercato” un paradosso che sta costruendo una società insensata, per cui è necessario riappropriarsi del Senso per poterla combattere. Ma senza Cultura non c’è acquisizione del Senso.
Dal punto di vista economico, il loro obiettivo consiste in “eliminare il concetto di classi sociali, di concorrenza, di competitività, per dar vita a una società economica formata da due uniche classi riconoscibili: schiavi e cupola finanziaria oligarchica che stabilisce chi deve produrre e chi no e come lo deve fare e per quanto e fino a quando”.

L’articolo di Barnard mi ha ricordato un aneddoto che mi ha raccontato un mio amico argentino a Buenos Aires, tre anni fa, quando ancora vivevo in Argentina. Perché ha a che vedere esattamente con ciò di cui parla Barnard. Guillermo (così si chiama il mio amico) è un professore di pedagogia infantile, un consulente del governo nella sezione istruzione pubblica ma ha partecipato a molte riunioni di governo della coppia Kirchner, soprattutto all’inizio quando era anche sottosegretario ai beni culturali. Mi raccontò quando i Kirchner presero il potere e una volta insediati, dopo qualche mese, ricevettero la delegazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, allora guidato da Dominique Strauss Kahn. All’uscita dalla riunione, i Kirchner erano sbiancati. Lui, Nestor, più sanguigno, iroso e viscerale della moglie (e meno colto) capì subito come si erano messe le cose. Disse, per l’appunto, a Guillermo “io so soltanto che non ho capito nulla di quello che hanno detto, ma proprio nulla; ma una cosa, questa sì, l’ho capita: questi si portano via tutta la repubblica argentina, compresi i ghiacciai del polo sud. Siamo davvero nella merda”. Sua moglie, invece, più accorta (una solida sindacalista) si confidò con i consulenti intimi e fedeli, alcuni dei quali, ammisero perfino di essere stati convinti sia dalla Banca Mondiale e dal FMI che l’attuazione del loro piano era una bella cosa. “Ci spiegarono” mi raccontò allora Guillermo “che per riprendersi dalla nostra catastrofica situazione visto che eravamo andati in default e stavamo barcamenandoci ma non riuscivamo a trovare il bandolo della matassa, bisognava opera una manovra che consisteva nell’attuare delle strategie neo-liberiste di grande austerità e rigore, comprimendo la spesa pubblica per non avere inflazione; convincere a fare altrettanto ai boliviani, cileni e uruguaiani, con i quali poi –con la benedizione dell’Europa- avere una moneta unica nuova che avrebbe anche potuto emettere dei bot che sarebbero stati garantiti dalla BCE che avrebbe anticipato i soldi gestendoli. In pratica, dal punto di vista economico diventavamo una piazza finanziaria dell’euro”.

Gli argentini si resero conto che non avevano la cultura tecnico-specifica adeguata per poter rispondere in maniera argomentata. Nestor Kirchner era furibondo. Guillermo mi raccontava che “dava l’impressione di essere uno messo all’angolo; ammetteva di non aver capito niente ma allo stesso tempo andava in giro a dire ci hanno preso per degli indiani con la piuma in testa e si presentano da noi con gli specchietti magici, una frase che aveva fatto il giro della classe politica. Ma Cristina, invece, che non aveva incarichi di responsabilità, ma aveva il potere sul capo del governo che esercitava in camera da letto, ebbe una fulminante intuizione. Convinse il marito a darle carta bianca per trovare le persone giuste, nel frattempo che acquistasse tempo con gli europei. Ed è quello che fecero”.

Cristina si fa un giro internazionale e si rivolge a Joseph Stieglitz, ma non si capiscono.

Si fa presentare a Paul Krugman, il quale le spiega che essendo il responsabile dell’economia per la elezione di Obama (eravamo tra il 2005 e il 2006) non poteva occuparsi della questione, ma le consiglia vivamente Christina Rohmer, una sua allieva, divenuta ordinario di economia finanziaria applicata all’università di Berkeley in California. Cristina la chiama e si piacciono subito, anche perché la Rohmer era diventata bilingue e parlava perfettamente lo spagnolo. E così, Cristina (l’argentina) vola a San Francisco e si incontra per dieci giorni con la Christina (l’americana). Chiudono un accordo. Ritorna in patria e comunica al marito l’esito, ma lui non ne vuole sapere perché odia gli statunitensi dato che loro avevano appoggiato la dittatura militare 15 anni prima. Ma lui era molto innamorato e lei lo convince, nonostante avesse tutto il partito contro.

Mi raccontava Guillermo “Lì si è giocata la sua carriera politica. Un mese dopo, arriva la Rohmer con 12 consulenti personali al seguito, piuttosto giovani, tutti bilingui. Ma c’era soltanto un economista, tutti gli altri erano esperti in diritto internazionale, diritto finanziario, diritto legale tra nazioni. Si sono chiusi in un ufficio e lì per quindici giorni, insieme ai consulenti del governo argentino hanno letto e spulciato tutte le proposte della Banca Mondiale, della BCE e del Fondo Monetario Internazionale. Un mese dopo convocano la riunione con gli europei. Io stavo lì. Il gruppo dei consulenti (soltanto tre parteciparono) vennero presentati come personalità di governo. Si comincia la riunione e a un certo punto, dopo un segnale, uno degli uomini della Rohmer prende la parola e comincia a contestare i punti uno per uno, spiegando perché non funzionavano ed erano illegali. Inizia una discussione che si protrae davvero molto a lungo. Gli europei decidono di rimanere altri due giorni invece di un solo pomeriggio. E il giorno dopo ricominciano. Finchè al terzo giorno, alla fine gli europei chiedono: insomma, che cosa avete intenzione di fare? E allora viene consegnato il piano della Rohmer. Gli europei lo bocciano subito dicendo che è una follia che distruggerà il paese in due anni. Loro tengono duro. Inizia un battibecco. Alla fine uno dei tre minaccia gli europei: avete violato dei comma specifici del diritto internazionale e adesso ve lo dimostriamo; come stato sovrano noi siamo in grado di poter denunciare al tribunale internazionale dell’Aja la BCE. Vi facciamo causa per 50 miliardi di euro, per voi è una cifra ridicola, a noi ci basta. Ricominciano a discutere. La mattina dopo, gli europei accettano le condizioni argentine”.

Dopo tre giorni i consulenti legali se ne vanno e ritornano in Usa. La Rohmer, a quel punto, fa arrivare gli economisti keynesiani che gestiscono per quattro mesi di seguito, insieme al governo, le modalità di esecuzione del piano economico che in quattro anni porta l’Argentina dal 45esimo posto al mondo come solvibilità e potenza economica al 12esimo.

Oggi,a Buenos Aires, sono nate due specifiche università dove studiano soltanto il funzionamento dei meccanismi perversi della finanza speculativa applicata. Per accedervi, bisogna già essere laureati in Economia e in Diritto Internazionale.

Per questo motivo mi è piaciuto l’articolo di Barnard.

Non prendetevela per il suo tono un po’ burbero.
E’ fatto così.
Ma ha ragione al 100%.

Se veramente volete fare qualcosa di propulsivo, mettete su un gruppo che si occupi UNICAMENTE di trovare la strada vincente per andare a bussare in Confindustria e spiegar loro che devono investire immediatamente qualche milione di euro per lanciare dei think tank italiani.
E’ la strada più veloce e facile da percorrere.
Ma lo devono fare subito se ci tengono a salvare l'industria nazionale.
Crea lavoro, occupazione intellettuale, ma soprattutto produrrà idee..
Senza di quelle, vincono gli altri.
Tutto il resto, come dice Barnard “è fuffa”.
Mascherato, più o meno, dalla tintura inzuppata nel brodo mediatico che va di moda in questo specifico momento..

Sergio Cori Modigliani