Rispondi a: Jorge Maria Bergoglio papa Francesco

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ezechiele
Partecipante

Fonte: beppegrillo.it

Una volta stava in una bidon ville, nelle quali di notte non è raccomandabile andare in giro soli, allora alcuni gli chiesero: “La facciamo accompagnare padre?”, Lui si faceva chiamare Padre Bergoglio sempre, mai Cardinale, Monsignore. Lui disse: “No, non mi accompagnate, perché se mi dovete accompagnare per uscire vuole dire che mai più potrò rientrare”. Quindi uscì da solo in una zona abbastanza rischiosa.Quindi sarà vicino alla gente e ascolterà le sfide del mondo, della Chiesa.
I gesti parlano, il nome che ha scelto parla, tutto ciò che sta facendo mi pare sia un messaggio.
Francesca Ambrogetti

Il Passaparola di Francesca Ambrogetti, giornalista ANSA da molti anni a Buenos Aires e autrice assieme a Sergio Rubin del libro: “Papa Fracesco”

Occorre la pazienza (espandi | comprimi)
Buongiorno, dico buongiorno perché in Argentina sono le 11:50, quindi per me è buongiorno, e saluto quindi chi sta vedendo questo video.
Mi chiamo Francesca Ambrogetti, sono Romana, giornalista Ansa e da molti anni a Buenos Aires e stando qui nell’epoca della crisi, era il 10 aprile del 2001 abbiamo intervistato come stampa estera l’allora neo-cardinale Bergoglio. Fino a quel momento era poco conosciuto sia in Argentina che negli ambienti della curia.
Lo abbiamo intervistato perché c’era la crisi e volevamo il parere della Chiesa, uno dei settori che ci interessava. Durante questo periodo di crisi profonda si iniziavano a aprire delle mense popolari, molte promosse dalla Chiesa e quindi era per sentire un po’ il polso di quello che succedeva in questi quartieri poveri.

Il cardinale Bergoglio ci colpì moltissimo per un gesto di assoluta coerenza con quello che sta facendo ora, questo vorrei sottolineare: da quanto abbiamo seguito qui e sentendo le persone che lo conoscono molto di più si capisce che è una persona assolutamente coerente. Ora sta facendo quello che ha sempre fatto qui. Il primo gesto di umiltà è stato respingere la nostra offerta di mandarlo a prendere in macchina. Quando gli abbiamo dato l’indirizzo ha detto: “So benissimo che autobus prendere per arrivare lì, poi dovrò camminare qualche isolato ma non è lontano”. E' arrivato vestito solo come un semplice sacerdote e questo ci ha colpito molto; erano presenti a questo incontro con la stampa una quindicina di giornalisti stranieri, il commento di tutti è stato: “Nei nostri paesi i cardinali agiscono in un altro modo, nessun cardinale va in giro da solo in autobus, non esiste.” Questo è stato il primo impatto.
Dopo abbiamo iniziato a parlare della situazione Argentina e ci ha colpito molto il contrasto tra l'estrema semplicità nell’esprimere concetti e una grande profondità in quello che diceva.
E' stato veramente un incontro che ci ha commosso tutti, molti di altre religioni e non credenti, tutti sono rimasti molto commossi, uno di loro mi ha detto una frase molto bella: “Grazie per averlo portato, è uno di quei preti che aiutano a credere in Dio”. Quindi in quel momento pensai che forse valeva la pena approfondire il pensiero di quest'uomo che si era presentato in questo modo così semplice e che aveva detto parole così significative, lucide, descrivendo il panorama di quello che stava accadendo.
E allora lì nasce il progetto del libro, lo propongo a Sergio Rubin, un grande esperto di argomenti religiosi, era importante che ci fosse. L’idea del libro non era solo religiosa, ma anche di parlare di lui,ma fu cosa molto difficile perché in Argentina lo conoscono poco. Molti argentini hanno imparato a conoscerlo quando è diventato Papa e lui faceva moltissime cose, un lavoro pastorale in molti posti che pochissimi sapevano. E' strano che venga riscoperto nel suo stesso Paese dopo che è diventato Papa.
Essendo di basso profilo è estremamente difficile farlo parlare di sè o dei suoi pensieri, quindi gli presentammo un testo scritto, un foglietto dove gli si spiegava come si sarebbe sviluppato il libro, chiedevamo dialoghi con una certa periodicità e gli garantivamo il controllo assoluto su quello che sarebbe stato eventualmente pubblicato.
Lo ha messo in tasca e ha detto: “Ci penserò!” Ci ha pensato 6 anni, è stato un lungo pensiero e dopodiché finalmente siamo arrivati al libro; è lungo raccontare come si è sbloccato il libro, ad esempio all’inizio ci ha consegnato tutti i suoi documenti e ha detto: “Fate quello che volete” e abbiamo detto: “No, questo sarebbe un collage, non è quello che vogliamo” e finalmente è cominciato il progetto a partire da una frase che è: “Occorre la pazienza”, una virtù a lui molto cara. Quindi parte questo libro. Gli incontri di due ore circa sono stati una volta al mese, anche più, ci sono stati momenti divertenti, densi. I momenti divertenti erano all’inizio quando parlava di calcio con il mio collega, naturalmente mi teneva da parte su questo argomento, allora si prendevano un po’ in giro su come erano andate le rispettive squadre di calcio. E' stata un'esperienza che veramente ci ha arricchito moltissimo, non sapevamo se sarebbe stato mai pubblicato.
In Argentina è autunno, però c’è una primavera della fede, non so da altre parti dal mondo, c’è stata la messa dalla domenica delle Palme, le cerimonie della settimana santa, tantissimi fedeli con un fervore nuovo è una cosa molto particolare,
Ci sono aspetti nel libro di cui si è parlato poco, per esempio il suo rapporto con il lavoro. Ci ha ripetuto moltissime volte l’importanza e la dignità del lavoro e ci ha raccontato che lui lavora da quando aveva 13 anni. Molti mi chiedono che tipo di pontificato ci sarà, però è lui che parla e quindi facciamo parlare lui, vediamo un po’, è un uomo di grande ascolto, allora ascolterà sicuramente ciò che il mondo chiede, che la chiesa chiede, cioè cosa i fedeli stanno chiedendo e andrà verso dove crederà che questo ascolto lo porti. Ma se vogliamo parlare del futuro della Chiesa, lui dice che bisogna educare, affrontando dei rischi. L’immagine è che bisogna andare avanti con una gamba della zona della sicurezza e una gamba nella zona di rischio, fino a che questa zona di rischio si afferma come zona di sicurezza e poi si va avanti.
Mi pare sia un'immagine di come forse, vuole portare avanti la Chiesa, comunque certo è che non sarà una Chiesa ferma, statica, l’ha detto in tutti i modi, ha dato la sua definizione che è sempre quella di una Chiesa che va all’incontro della gente, una Chiesa aperta, è una missione, lo ha detto in numerose occasioni.

I gesti parlano (espandi | comprimi)
Nel libro fa riferimento a una parabola, che è quella del pastore che aveva 99 pecore, gliene scappa una e lascia le 99 e corre dietro a quella che mi è scappata, lui ricorda che un anziano sacerdote che lui conosceva dice: “No no, adesso la parabola è diversa: la Chiesa cattolica ha una pecora ce l’ha sicura, però 99 sono fuori e deve uscire in cerca di quelle 99”. Allora che Chiesa sarà quella di Papa Francesco?
Credo che i credenti lo sentiranno come uno di loro, vi racconto un episodio: lui va molto nelle villas miserias e andava a piedi, da solo con i mezzi, gli autobus, mai in macchina, e un giorno c’era una messa in una di queste villas e nell’autobus c’erano alcune persone che abitano nelle bidon ville, che vedendolo nello stesso autobus gli dicono: “Lei è uno dei nostri, lo sentiamo come uno dei nostri, lo abbiamo visto in autobus”.

E poi un altro episodio che dimostra il suo grande coraggio: una volta stava in queste bidon ville, in cui di notte non è raccomandabile andare in giro da soli, allora alcuni gli chiesero: “La facciamo accompagnare padre?”, Lui si faceva chiamare Padre Bergoglio sempre, mai Cardinale, Monsignore, etc. Lui disse: “No, non mi accompagnate, perché se mi dovete accompagnare per uscire vuole dire che mai più potrò rientrare”. Quindi uscì da solo in una zona abbastanza rischiosa. Questo dimostra la sua vicinanza alle persone più bisognose.
Credo che lui vada in giro in autobus per stare vicino alla gente, mi dicono che ogni volta che viaggia in autobus si avvicinano in molti, lui parla con loro, in aereo viaggia in classe turistica, ho parlato con chi ha viaggiato con lui e dicono che è stata una esperienza meravigliosa, stare molte ore in aereo con una persona così.
Quindi sarà vicino alla gente e ascolterà le sfide del mondo, della chiesa.
I gesti parlano, il nome che ha scelto parla, tutto ciò che sta facendo mi pare sia un messaggio e poi lasciamolo parlare, lasciamolo andare avanti con i suoi progetti.
Lui è andato per il lavaggio dei piedi in un carcere romano, non è stato molto detto ma ha lavorato moltissimo nelle carceri in Argentina e la gente che lo conosce da molti anni dice che ha una coerenza assoluta, ha avviato il suo sacerdozio con questo modo di fare e l’ha portato avanti senza cambiare mai.
Il libro si snoda in ordine cronologico a raccontare un episodio della sua vita e poi su quello che è accaduto in questo episodio si riflette.
Una delle cose che credo l’abbia segnato fortemente è stata la malattia quando aveva intorno ai 22 anni: è stato per tre giorni tra la vita e la morte e in questo capitolo parliamo del dolore che lo tiene vicino alle persone che soffrono. Ha sofferto moltissimo in questa malattia, è stata una polmonite, poi delle cisti nel polmone con un piccolo pezzo che hanno dovuto asportare. Lui racconta nel libro che tutti lo consolavano dicendo: “Vedrai che passa, non ti preoccupare” queste consolazioni che non gli servivano, anzi gli davano fastidio, perché lui soffriva molto. Papa Francesco dice: “La grande consolazione mi è venuta quando è venuto a trovarmi una suora e mi ha detto: 'Stai imitando Gesù' “. Questa è l’unica frase che lo ha consolato. Questo è un episodio che credo lo abbia segnato molto.
Quando accade questo episodio lui già era nel seminario, lui arriva alla fede c’è una data precisa, 21 settembre, aveva 17 anni penso, lo aspettavano gli amici per prendere il treno per andare a fare una gita e lui prima va in una chiesa per confessarsi. Dice che è stato il contatto con questo sacerdote che l’ha confessato, un uomo di altissima spiritualità e in quel momento ha capito che sarebbe diventato sacerdote e non ha mai cambiato e alcuni anni dopo, a 21 anni, è entrato in seminario.
Gli abbiamo chiesto di autodefinirsi, come si definirebbe, presenterebbe davanti a un gruppo di sconosciuti e ha detto: “Io mi presenterei come Jorge Bergoglio, sacerdote, perché mi piace essere sacerdote.”