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Galvan1224
Partecipante

Buongiorno,

prima di ritornare alla questione di cosa sia l'uomo, una riflessione sulla forza degli eventi naturali, sulla natura stessa.
Avete visto di cosa sia capace un tornado, fratello minore degli uragani e assieme a terremoti, eruzioni, inondazioni e quant'altro fenomeno del tutto incontrollabile da parte dell'uomo.
Questo per rimanere nell'ambito “terrestre”, ché se si procede oltre si incontrano ben più poderose forze: asteroidi, comete, attività solare, sino alle stelle che esplodono (notevole che si sia potuto prevedere un tal sorta di evento, onore ai nostri valenti connazionali capaci di tanto).
Questo prologo solo per ricordare che qualunque cosa sia l'uomo, dal punto di vista delle sue forze, della sua capacità di controllare l'ambiente per preservare la sua esistenza il divario comparato a quelle è abissale, per non dire infinito…
In tal misura che la sua stessa esistenza risulta, a detta di molti, un miracolo, o qualcosa che ci si avvicina (probabilità).
In questa accezione la collocazione della frase ” l'onda comunque travolgerà tutto…” che usai nel mio primo intervento.
Nulla a che vedere col pessimismo, atteggiamento fortemente contrastato da chi coltivi una sana e realistica ironia, semplicemente il prendere atto delle forze in campo. La specie umana come la conosciamo non c'era un milione d'anni fa e ci sono alte probabilità che scompaia entro un altro milione d'anni. Ma le opinioni in merito sono diversificate e divergenti, e ci porterebbero troppo lontano dall'argomento.
Quindi, dal mio piccolo punto di osservazione, la consapevolezza delle nostre limitate forze (in questo tempo attuale) dovrebbe tenere a freno la smania di grandezza che alberga nella nostra specie. Purtroppo non credo che questo accada, straripato il fiume si ricostruisce sugli stessi luoghi, forse con un pò più cemento.
Esauriti con questi pochi tratti quel che ho da dire sull'uomo che si confronta con il mondo in cui vive, ora consideriamo la figura fisica dell'uomo, il suo corpo e la sua biologia.
Qui mi inchino ai contributi che quasi senza soluzione di continuità arrivano da ogni dove, scienziati e ricercatori in primo luogo, e che diffusamente vengono riportati sulla bacheca delle notizie di questa casa che ci ospita.
Talmente abbondanti che necessariamente dobbiamo compiere una cernita e limitarci a quelli che ricadono nelle nostre competenze e/o interessi.
Questa sarebbe (forse) un'altra buona domanda, chiedere quali siano le informazioni che meriterebbero di essere seguite con più sollecitudine, non potendo tutte…
Comunque la mettiamo disporremmo sempre di informazioni parziali e parzialmente aggiornate, così che non si potrà mai dire una parola definitiva in merito, come per l'ambito della fisica e delle teorie che man mano si formano, crescono, rincorrono, cadono… riguardo le leggi che governano l'universo (e se son più d'uno ipotizzare anche quello che vi accada è del tutto speculativo, ma oltremodo interessante).
Così se cerchiamo di rispondere alla domanda di cosa sia l'uomo focalizzandoci sulla sua struttura organica, sarebbe onesto concludere con “al momento…” . Come per la nostra civiltà occidentale ci son stati momenti ritenuti fondamentali, ad esempio il far partire il computo del tempo prima e dopo la venuta del Cristo, così per la biologia la scoperta del DNA ha segnato uno spartiacque tra le conoscenze e il loro uso prima e dopo. Purtroppo con tutte le conseguenze del caso, vedi OGM, clonazioni ecc. che i più in questo sito (a cui mi associo) non reputano convenienti.
“Al momento…” non è un'interlocuzione alla moda, parrebbe implicita e lo era un tempo… ma oggi scoperta, detta, letta una cosa par sia quella, solida e duratura, salvo cambiar il giorno appresso.
Rimane qualche ambito nel quale siamo affrancati da una tal spada di Damocle, del “al momento” ?
Dal mondo esterno, al nostro involucro e da questo a quel che si muove al suo interno… signori s'ha da parlare della mente adesso.
Intere biblioteche e incomparabili saperi si fronteggeranno, quel che provassi a dire inevitabilmente lo interpretereste secondo le vostre informazioni (il database…) e lo comparereste con le molte di più che probabilmente possedete rispetto a me.
Ci ritroveremo uno da una parte e l'altro nella sua, con l'unica possibilità di incontro racchiusa, per chi la facesse propria, in quella frasetta magica, speranza di una improbabile ma non impossibile convergenza futura: “al momento”…
Anche per quest'ambito – la descrizione della mente e delle sue attività – le informazioni disponibili non permettono di dire una parola definitiva in merito, tanto che a questo punto vien da domandarsi se vi sia qualche argomento che riscuota almeno la quasi-unanimità di vedute.
Spero non vi sfugga l'importanza della questione e quel che vi è coinvolto.
Ogni visione parziale – anche un consenso al 99% lo è – comporta una divisione, i più da una parte e i pochi restanti (posizione alquanto scomoda…) dall'altra.
Non so se avete mai visto dei film in cui dei giurati discutevano di indizi e prove per arrivare ad emettere un verdetto. Ne ricordo alcuni nei quali la maggioranza schiacciante veniva man mano erosa dalla strenua cocciutaggine di un unico individuo che rifiutandosi di prender per verità definitive quelle che erano alla fin fine delle ipotesi, impegnava tutte le sue forze, tutto se stesso, reclamando il diritto di esporre il proprio punto di vista.
Se alla fine il risultato cambiava significava che non è implicito che la verità sia patrimonio della maggioranza.

A cosa ci porta quello che vi ho esposto, oltre all'esaurire la vostra pazienza?
Ci porta alle premesse, quelle che diamo tutti per scontate.
Parole, dogmi, opinioni, ipotesi, interpretazioni ecc. su cui abbiamo edificato la nostra personalità, in ultima il nostro identificarci con la persona che siamo, cercando -se ci piace- di mantenerla a dispetto degli eventi o cercando di migliorarla se non all'altezza delle situazioni, esterne o interne.

Perché non si è ancora giunti a un software traduttore che permetta ad ognuno di comprendere linguaggi differenti dal proprio?
Provate a usare il traduttore di Google per l'inglese, il mio è men che scolastico e una volta tentai con quello e con google di tradurre qualcosa che avevo scritto per un amico americano. Ci impiegai anche un bel pò, e alla fine non mi pareva male, quasi m'illusi…
La risposta dell'amico fu devastante come quel tornado… disse di non averci capito nulla… mi auguro che non troppi di voi concorderanno che dipenda da quel che che scrivo…
Il mio modo d'usare le parole risponde primariamente all'intento di non farmi grossolanamente classificare, anche se prima o poi avverrà che qualcosa di quanto dico vi procurerà fastidio, disagio o reazione. E spero mi risponderete giustamente a tono, redarguendomi e motivando la vostra critica.
Spero con parole ed esperienze vostre, non quotando questo o quel sapiente o ancor più alto uomo.
Giusto da quello che avete compreso dalla vostra vita.
E la nostra vita, la vita di tutti noi, parte dalle premesse.
Nessuno in realtà sa cosa sia la mente, pure tutti ne parlano e la studiano.
“Mente” è giusto una parola come un'altra, come “coscienza” o “cane”.
Non esiste di per sè, esiste nella nostra formulazione del concetto, esiste quando ne parliamo… quando dormiamo, esiste?
Senza appellarci a quel che dicono gli scienziati, i saggi, i guru, le religioni… la nostra esperienza cosa ci dice?
Preferiamo comunque vivere con le parole, i concetti e le esperienze degli altri?
Davvero usandole, anche a modo, con riguardo e cura, possiamo affrancarci dalla divisione che ogni appartenenza implica?

In bacheca oggi compare un'intervista a Fabio Ghioni che non conoscevo, l'ho letta perché stranamente, sincronicicamente (se si dice così) per chi lo crede, l'autore si pone la stessa domanda che mi son posto e ho posto a voi.
In più sviluppa l'argomentazione e fornisce delle suggestive risposte.
Mi auguro abbiate trovato spunti di riflessione, come ogni argomento merita.
Purtroppo nel mio caso, la mia attitudine non mi ha permesso di giovarmene.
Io non do nulla per scontato, le premesse appunto.
Una a caso, l'anima. Non ne so nulla.
Anche se la mia vecchia passione per gli antichi egizi mi ha fatto capire come loro l'intendevano, un insieme di otto parti con una funzione e destino peculiare. Straordinarie suggestioni.
Avevo letto abbastanza, sull'anima.
Ma perché dopo aver tanto letto, studiato e in piccola misura essermi applicato quel che ne ricavavo non mi appagava, rimanendo tutt'al più un'ipotesi?
C'era qualcosa di sbagliato nel mio approccio?
No, quello più o meno si sviluppa secondo certe modalità, comuni a tutti.
Si focalizza una questione e si parte, più o meno velocemente, intensamente.
Chissà perché a un punto mi son ritrovato a chiedermi che cosa ne sapessi di mio su una qualsiasi questione.
Non che fossi il primo a domandarmi una cosa di tal semplicità, anch'io l'ho sentita da altri… (tutto è già stato detto e scritto/niente di nuovo sotto il sole…).
Però quando me la son posta davvero, quella domanda, stranamente per una volta il nulla che incontravo in me non mi ha fatto ritornar al conforto del sapere racchiuso nei libri o in una persona o da qualche altra parte.

Le premesse, appunto, ecco quel che ho di mio da dire su cosa sia l'uomo: quel che dà per scontato non è lui… quella è la tradizione, la cultura, il condizionamento… tutte cose risapute…

Quindi cosa rimane?

Non scrivo per farmi bello, ho sentito di farlo, per incontrare in questo modo, oltre quelle della mia vita quotidiana, qualche persona.
E attraverso lo scambio far usufruire altri degli scarni frutti di tal impegno.
Forse c'è qualcun'altro che come me si contenta di domandarsi le cose semplici e da lì procedere, non sentendo che questo sia un ritorno all'asilo.
Ritornare, nella disposizione mentale, un bambino. Pur non rinunciando all'uomo.
Ci sarà pure stato da qualche parte qualcosa che è andato storto se l'uomo ha fatto diventare il mondo quel posto non proprio bello che è.

Ma ho scritto troppo, conviene darsi un limite.

arrivederci

Galvan