Rispondi a: Ricordi?

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Galvan1224
Partecipante

[size]Il venditore di ricordi[color=#330066][/color]

Come si comincia a raccontar una storia?
In molti modi, di solito dall’inizio, ma anche dalla fine risalendo il corso degli eventi… e tanti altri ancora… ma tutti presuppongono che la storia, almeno sin dove si voglia raccontarla, sia compiuta.

Non lo fosse, sarebbe forse una storia infinita?

“Eh, un po’ pretenzioso… di cose infinite l’uomo ne può davvero veder poche, se non nessuna… solo l’infinito può veder un altro infinito… che è poi lo stesso, o ci son infiniti infiniti ?”

Questa storia comincia nel modo più semplice, da un ricordo.

Più precisamente dall’effetto che la parola stessa, “ricordo” produce al leggerla nella mente… la sensazione che si materializzi un sentiero, quasi sospeso nell’etere indefinibile di cui è fatta e che man mano avanza, o retrocede… verso una foce, o una sorgente, dove una qualche specie di sirena intona un suono che al par d’un filo sembra indicar una via.

A un certo punto della vita mi son ritrovato tra le mani il capo sciolto di quel filo e ho provato, come si fa di solito con un filo, o una cima se si va per mare, a tirare…

Credevo di poterne recuperare appena qualche braccio, e che allo spezzarsi l’avrei abbandonato, come si fa per tutti i ricordi che riempiono le giornate e che al conservarli attivi, in tensione, non lascerebbero tempo ed energie per far altro.

Ma non s’è spezzato, né ha dato segno di cedere. E le spire che ho avvoltolato sulla spalla man mano le distendo e in forma di parole le riporto in questo foglio.

Dove ci troviamo?

“In una biblioteca…”

Ah, questo lo vedo da me… di qual città intendevo… e non seconda, come mai siam qui?

“Siamo qui perché da qualche parte, inevitabilmente, bisogna pur stare. E in qualche luogo, e tempo, occorre collocare il nostro primo incontro. La città… può esser Nola, e questa la sua biblioteca…”

Dunque ci siamo conosciuti qui? Com’è che non lo rammentavo?

“Non si può di tutto… alcuni eventi pur se avvenuti non lasciano una traccia evidente, o almeno non come quelle con le quali avete a che fare.”

E se non fosse avvenuto davvero? Se questo che sto scrivendo lo stessi creando adesso, al momento… un susseguirsi di parole, pur dotate di senso e collegate, ma alla fine null’altro che gocce di pioggia che cadute ritornano al mare e lì si fondono, perdendosi?

“Ah… tu credi di poter creare qualcosa… un po’ ambizioso, direi. Par più appropriato dire metter insieme qualcosa, prendendo i vari pezzi – parole e concetti – da quel serbatoio cui avete accesso.
Non fosse avvenuto davvero… non avresti niente da scrivere, no? Quello che stai facendo ora… proteso al tuo interno a seguire un filo… cos’è se non richiamare alla coscienza un ricordo, che poi fai diventar parole su questo foglio?”

Dunque è avvenuto?

“Ne puoi star certo, tutto è avvenuto… tutto è gia stato detto, scritto e vissuto… l’infinito, appunto.”

Son concetti, non cose reali…

“Il mondo in cui vivete è stato forgiato dai concetti, dalle parole… conosci un’altra realtà dove non venga prima il concetto, la parola dentro di voi e dopo la cosa?”

… beh, domani è Natale… tutte le luci, l’andirivieni della gente, tutte le loro attività in previsione di questa festività… son movimenti, materia… sostanza, scambi, relazioni, desideri… propositi, emozioni… non è reale questa vita?

“Non lo nego… è la vita che l’uomo conosce, direi anche bella e intensa… e in altre più occasioni orribile e scialba. Ma togli la parola, Natale… senza quella non c’è ricordo… cosa resta?”

Le luci rimarrebbero… anche tutte le attività…

“Probabilmente… ma legate a qualcos’altro, senza il collegamento al ricordo la giostra si ferma…”

Oh, beh… sarebbe bello vederlo, no..?

“Credi? Tu, tutti… siete quel ricordo… senza non rimane nulla, nulla che si possa conoscere…”

Il corpo rimarrebbe… l’universo mica scomparirebbe…

“Il corpo senza la parola corpo… l’universo senza la parola universo… semplicemente l’inconcepibile… questo rimarrebbe.”

… dunque è avvenuto… riportiamo il discorso su qualcosa di più concreto. Qui, in questa biblioteca… e che ci siam detti?

“Quello che ci stiamo dicendo adesso…”

Ma se è avvenuto… non è adesso

“No, infatti… ora lo stiamo vivendo, meglio… tu lo stai vivendo, richiamandone il ricordo…”

… il ricordo di qualcosa che non ricordo… non mi torna del tutto…

“Però funziona, no? Guarda, hai già messo giù alcune pagine… non è questo lo scopo, scrivere la storia… importa come sia possibile..?”

Forse no… che ci facciamo qui?

“Il luogo è appropriato e simbolico, qui si conservano i ricordi… una minuscola parte di tutti i ricordi dell’uomo. Quelli che son stati ritenuti degni d’esser trascritti e importanti da conservare, per le generazioni a venire. ”

…e..?

“Aspettiamo…”

Cosa?

“Che qualcuno apra un libro… e legga una frase.”

E se non lo fa nessuno?

“Continuiamo ad aspettare…”

… e se sarà così per sempre..?

“Allora la storia verrà dimenticata, gettata nel mucchio dei ricordi abbandonati. Non meritava d’esser raccontata… mi dispiace per te…”

Strana storia, questa…

“Eh sì… non son tutte uguali.”

Già… domani è Natale… quella sì è una bella storia…

“Sicuramente.”

Una cometa che indica la via…

“… un ricordo che riporta alla sorgente…”