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Galvan1224
Partecipante

Ho prestato servizio militare per 14 mesi, come soldato semplice.

Mi son ritrovato a dover frequentare un corso specialistico (tema prettamente militare..) di alcuni mesi.
Dovevamo, io e un centinaio d’altri, studiare, mantenere in funzione la caserma, far le guardie e continuare l’addestramento di base, vedi marce e quant’altro.
In tre mesi mi han mandato a casa una sola volta, alla fine del corso, per 48 ore… levando viaggi e un po’ di sonno son stato con gli amici una decina d’ore. Ma fu ugualmente una gran bella cosa, dopo tanto tempo.

Ricordo l’adunata mattutina, con l’alzabandiera.
Eravamo divisi in due plotoni, affidati a due capitani completamente diversi di carattere. In uno il tutto durava meno di mezz’ora, poi veniva dato il rompete le righe e andavano a far colazione.
Nel mio (.. ti pareva…) facevamo in tempo a vederli ritornare mentre continuavamo ad ascoltare al freddo e schierati gli ammonimenti, codice militare alla mano, del nostro comandante. Quasi ogni giorno…

Si mangiava poco (in quanto alla qualità… un giorno venne trovato un topo cotto nella teglia della pasta al forno… ma forse era l’unico, gli altri erano già morti di fame..) e quando ci venivano dati i pochi soldi della paga s’andava fuori in una trattoria economica a rimpinzarci.

In mensa la coda per mangiare durava più di mezz’ora e lasciato il posto in prima fila a nonni, corpi speciali ecc. quando toccava al mio plotone il meglio del cibo era già sparito e si raschiavan le pentole, per fortuna il pane non mancava mai.
Esasperati dalla situazione in una ventina abbiam lasciato perdere la fila e ci siam seduti ai tavoli, mangiando solo pane, olio, sale e pepe.
E vino, naturalmente.

L’abbiam fatto per due volte e il secondo giorno eravamo il doppio.
Quello stesso pomeriggio il nostro comandante ci radunò in una sala, aveva davvero il codice militare in mano.
Ci disse molte cose, ma l’ultima fu ben chiara a tutti… se l’indomani la cosa si fosse ripetuta eran già pronti i nominativi per il tribunale militare ( la prigione era Gaeta..) e mentre lo diceva puntò gli occhi su alcuni di noi.
Ovviamente non ci fu una terza volta e riprendemmo a far la fila e aver fame.

C’erano degli allievi sottufficiali, poco più che ragazzi che già avevano firmato per far carriera.
Eran piccoli di statura e il mio gruppo dov’erano anche laureati e ragazzotti prestanti provò a blandire il ragazzino che ci faceva marciare, chiedendogli di portarci sul retro, dov’erano i magazzini, fuori vista.
Ci massacrò… cortile principale, avanti e indietro per due ore, sotto il sole.

La sera dopo montavo di guardia… e lo stesso ragazzino comandava la mia pattuglia. Quando venne il mio turno di ronda (eravamo in cinque più il sottufficiale) ebbi una sensazione strana… che diventò ansia quando il ragazzino ci portò sul retro del grande edificio che ospitava cucine e dispense.

Ci fece fermare, senza mai dire una sola parola, sotto una finestra, stranamente aperta.
Fece cenno di saltar dentro… ci guardammo stupefatti… sapevamo che all’interno c’era il cibo delle colazioni… cioccolato, marmellate e altro ben di Dio. Avevamo paura che fosse in qualche modo una trappola… poi uno di noi disse di guardare il ragazzino… aveva gli occhi di un ragazzino, in quel momento… e un gran cuore, stava rischiando la sua carriera..!

Tornammo carichi che parevamo dei cammelli con la gobba, tutto nascosto sotto le mimetiche. Per due giorni avemmo calorie in surplus.

Qualche giorno dopo ci fece marciare e stavolta ci portò fuori vista e ci diede il riposo, per tutto il tempo.
Non venne mai a mischiarsi e parlare con noi.

Una notte finalmente piovve, era un’afosa estate.
Il soldato Dirollo, di Belluno, alto due metri per 120 chili, capace di alzare da solo dalla coda un cannone (servivan sei di noi per farlo con sforzo…), temuto da tutti e rozzo come una pietra, venne con noi nel cortiletto interno… al par di nudi sciamani (sì, avevamo bevuto un po’ prima…) danzammo sotto l’acqua.

Dirollo era il più felice di tutti. Tutti abbiamo un bambino dentro… mi son sempre chiesto dove l’aveva nascosto il nostro comandante…

buona serata,
Galvan