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Galvan1224
Partecipante

Quand’ero piccolo i miei genitori … avevano dei problemi… che si riflettevano sull’affettività verso me e mio fratello maggiore.
È un tempo passato ma sempre vivo nel ricordo, ormai del tutto prosciugato da ogni sentimento negativo nei loro confronti.
Anch’essi non han avuto una vita facile, tutt’altro.

Quello che provo ora è una completa accettazione di ogni cosa mi sia accaduta, perché mi ha condotto ad essere quello che sono e a vivere la vita che vivo.

Sovente mi son ritrovato solo, separato anche da mio fratello, e oggi un po’ mi sorprendo di come qualcosa nella psiche di un bimbo gli permetta di limitar i possibili effetti di tal condizione.
E nel pensarlo mi vengon in mente bambini orfani o abbandonati e la loro difficile condizione.

Mi rivedo a passar i pomeriggi scendendo dall’appartamento per cercar la compagnia d’altri bambini, quasi mai indugiando nel pensiero di non esser con mio fratello e di veder poco i genitori.
Accettavo e mi adattavo, senza dirmi che lo facevo, a quanto la vita mi portava giorno per giorno.

Accadeva a volte che mi veniva lasciato del denaro per comprar da mangiare, sapevo cavarmela per negozi, e un giorno compresi il potere del denaro… e quello che si può far con esso.

Come in tutti i gruppi anche tra bambini ci son quelli dominanti e dominati… in mezzo quelli che… ci provano, quasi sempre inutilmente… le gerarchie son dure da schiodare.
Serve una forte determinazione e coraggio per tentar di sovvertir l’ordine costituito.

Oppure… qualcosa che gli altri non hanno… il denaro, appunto.
Poiché io ambivo a passar dalla parte dei dominanti (e chi vorrebbe il contrario?) comperai al posto del cibo dolci e cioccolate… che mi misi a distribuire a quelli che mi parevan più incerti sulla parte da collocarsi, portandoli pian piano dalla mia, in cambio di piccoli favori.

I favori, piccoli servizi, erano un pretesto, l’esca per iniziar un contratto.
Ci fu un momento che in tal modo ebbi con me un bel numero di nuovi “amici” o meglio collaboratori.
Figurarsi se con quella eccitante sensazione mi preoccupavo di non star affatto mangiando come dovevo, proprio non ci pensavo.
E in qualche modo quei giochi, quell’agir astutamente ha un po’ colmato il vuoto che ritrovavo una volta a casa.

Un giorno tornando a casa con la mia borsetta di dolciumi, casualmente ascolto una conversazione tra due donne del caseggiato.
Parlavano proprio di me!
Dovevano aver ben tenuto d’occhio quello che facevo e comperavo, nonché l’uso di quei dolci.
Quando parlarono di mia madre e del fatto che mi lasciasse solo e senza controllo compresi l’altra faccia del potere del denaro… avvicina chi lo ambisce e allontana chi ti è caro…

Subito smisi il mio comportamento, congedai la mia truppa e non potendo ritornar (un po’ d’orgoglio, eh..) tra i dominati mi risolsi a restar solo, al più con scambi occasionali, ma non parte di un gruppo, connotazione che m’ha accompagnato per tutta la vita.

Comperai pane, formaggi, salumi e frutta e mi premurai di mostrarmi con le borse così piene da quelle donne che ricordo un po’ si meravigliarono del cambiamento.
Avevo otto anni.

Tra gli amici occasionali uno era più grande di me di qualche anno e abitava al piano superiore.
Ogni tanto trovava del tempo per star con me e apprezzava il fatto che l’ascoltassi e gli ponessi domande.
Un giorno mi mostrò un’apparecchiatura appena comperata che non avevo mai visto, due scatole con pulsanti e congegni elettrici unite da un lungo filo elettrico: un telegrafo Morse!!

Mi mise al corrente del piano: collegarsi con la casa distante una cinquantina di metri dove viveva un suo amico e trasmettersi messaggi… anche di notte!! Aderii prontamente e tutti insieme si cominciò a far misure.
Eh, i problemi tecnici bisogna porseli per imparar a risolverli…

Un trasmettitore lo lasciammo nel suo appartamento e scendemmo l’altro, unito dal filo. Dalla camera del suo amico scendemmo una corda per sollevare l’altro trasmettitore e… per la miseria, il filo era troppo corto!!
Pensa e ripensa (s’aveva 8 e 10 anni, eh…), ormai cominciava a far buio e s’arrivò alla conclusione di tagliar il cavo elettrico e aggiunger per coprir la distanza dello spago.
Geniale!!

Giusto in tempo, che ormai non ci si vedeva più nulla.
Nella stanza del mio amico iniziammo la trasmissione… punto e linea..
Non avevamo il telefono… giù di corsa, tre piani più cinquanta metri e sù di altri tre piani… ovviamente toccava a me il compito… per chieder all’altro come mai non avesse risposto al segnale.

Semplicemente perché non era arrivato.
Ritorno, controllo attrezzatura e nuova prova.
Ennesimo, ovviamente, fallimento e nuova staffetta.
Al terzo tentativo in qualche modo riuscii a convincere il mio superiore d’andar lui a verificare, che forse il suo amico stava sbagliando qualcosa.
Ci ando è quando tornò mi chiese se avessi ricevuto il segnale.

Mentii, dissi che la lampadina s’era accesa, ma debolmente… e che l’indomani occorreva stringer meglio lo spago al cavo elettrico… e ormai era tardi e dovevo tornar a casa…
Smontammo tutto e l’indomani non se ne fece nulla, né in seguito… non ho mai capito perché, ma tant’è… di far la staffetta proprio non mi garbava..!

All’amica Alix (permettimi di dir così..), come vedi ci son particolari comuni… uno spago… nei nostri ricordi.
Uno spago ha unito te all’amica, me al mio amico e in qualche modo tra noi… questo filo, pur tenue e solitario tuttavia una volta in essere esisterà per sempre.