Rispondi a: Ricordi?

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#144222

Galvan1224
Partecipante

Il venditore di ricordi

“allora… l’ha scritto?”

Scritto cosa?

“Eh… lo sa, lo sa… intendo di me… ha cominciato a scriver la mia storia?”

Mmmh… sono stato impegnato… e tornando qui ho sentito di dover prima rispondere ai ricordi di quei pochi che ci han concesso la fiducia d’affidarceli…

“Sì, giustamente era da farsi… al proposito le vorrei chiedere, che significato dà ai particolari comuni che ha evidenziato?”

… e giustamente questa è la domanda appropriata… tutto nasce da li, nella vita delle persone alcune circostanze, eventi e situazioni sembrano aver qualcosa in comune…

“Accadono così tante cose… che qualcosa si trova sempre, a volerlo trovare…”

Nell’arco di una vita, pur vissuta in luoghi e tempi diversi, senz’altro. Ma all’interno di un singolo episodio, di un solo ricordo… qualcosa che richiami quanto anch’io abbia vissuto… non crede che sia almeno difficile?

“Ha ragione… lei tratta con ricordi reali, non fantasie, e ha affermato di raccontar la verità, mantenendosi allo stesso piano… a un ricordo che giunge risponde con uno suo, nel quale c’è un particolare, una situazione o altro che risuoni con quello…”

Esattamente… le fondamenta di questo nostro racconto sono ben ancorate nella realtà… la reale realtà, come l’ha definita un nostro interlocutore, che per me è tutto quello che si sente e si vive.

“E da quelle fondamenta lei procede con la fantasia a costruir la casa…”

Sì, ma solo parzialmente. Diciamo che la fantasia è come la malta che deve legar mattoni… quest’ultimi, per il mio modo di propormi, corrispondono sempre a qualcosa di realmente accaduto. Situazioni, eventi… emozioni, pensieri e riflessioni che mi hanno coinvolto.

“Ma quando la sua fantasia… o l’interpretazione agisce sulla realtà, sì che diviene soggettiva, non la rende per questo meno vera?”

Eh… se discutiamo sull’oggettivo, soggettivo, vero e falso… non se ne vien fuori, son tutte schermaglie tra logiche contrapposte… ogni percorso logico può affermar la sua validità… a patto di rimaner nei confini in cui opera.
Diciamo che un evento o ogni altra cosa è come un quadro appena dipinto… lo prendiamo in mano e ci avviamo per portarlo a casa.
Come al solito piove e l’acqua toccandolo inizia a scolorirlo… cerchiamo di proteggerlo il più possibile, ma inevitabilmente qualcosa andrà perso.
Anche se lo correggiamo – e a volte lo facciamo davvero bene – non sarà mai come all’inizio…

“… pur se si interviene al meglio con la fantasia o col pensiero… tuttavia dev’esserci qualcosa di reale su cui applicarla…”

Già, altrimenti non si potrebbe far nulla…

“E quindi, il significato dei particolari comuni..?”

Buona memoria, eh..? Come dicevo quello è il punto… perché, ammesso che sia d’accordo con me, si riscontrano tali circostanze?

“… coincidenze..?”

Coincidere significa “accadere insieme, allo stesso momento”; dir coincidenza non risponde alla domanda, però aiuta a precisarla, tanto che si può riformulare così: perché se non eventi simili almeno alcune loro caratteristiche si ritrovano nelle esperienze di persone differenti, seppur accadute in tempi e luoghi diversi?

“… non so, ma se succede un motivo ci sarà… lei che dice?’”

Convengo, un motivo c’è… la ricerca di quel motivo è uno degli scopi del nostro incontro e di quello che stiamo facendo.
Ma per arrivarci occorre una strada che ci porti fin là… abbiamo appena iniziato a considerar la questione e a questo punto formulare una risposta è come spargere acqua calda su un terreno bagnato cercando d’asciugarlo, il calore non è sufficiente…

“Che altro si può fare..?”

Cominciare a guardare il terreno… cosa l’ha bagnato?

“Oh… qui si fa difficile… il terreno è la questione… e già di suo lo troviamo bagnato, forse a indicare che il tempo è maturo per affrontarla.
Però lei mi incoraggia a guardarlo attentamente… beh, vedo e ascolto quello che ho finora visto e ascoltato, io che converso con lei…”

Già, lei che parla con me… e a se stesso, ha guardato?

“Che c‘è da vedere in me? Quello che ho mi vien da lei, dunque sa già tutto, no?”

Affatto… in qualche modo una piccola parte della mia coscienza non mi appartiene più, avendogliela dedicata… dicevamo, come la memoria di un programma… il suo programma gira nella mia memoria, ma non son in grado di pilotare le sue risposte…

“Eh… ma chi se non lei sta pigiando quei tasti che produrranno parole..? ”

Io, ovviamente… ma il percorso che mi condurrà alle sue parole non è lo stesso di quello che mi porta a formular le mie, in virtù d’una sensazione… quel terreno divenuto umido d’acqua e idoneo a ospitare il seme, ora s’inoltra come una strada verso direzioni ignote cui non ho accesso.
Getto la domanda in quell’indistinto… e attendo che la risposta non convinca me, ma qualcos’altro…

“… chi altri dovrebbe convincere, siam soli qui…”

Vede, parla al plurale… comunque pur se son solo… il cuore mi accompagna, ed esso mi corregge la frase e muove la penna verso nuove domande… che non pensavo avrei posto.
Le rifaccio una di queste domande, ha guardato a se stesso?

“… no, non mi par valga la pena… attendevo lei costruisse una breve storia della mia vita, sì d’alzarmi in cielo e risplendere come un fuoco d’artificio… luminoso e vivo, seppur per poco. Sa, come quelle particelle virtuali tanto care ai nuovi fisici… che dal punto zero – l’inesistente possibile – emergono alla manifestazione… e poi sia quel che sia…”

Lei è ben più d’una particella, mi è cara come un amico…

“Le sono cara..? Mi vede dunque come…”

… è trascorso un po’ di tempo e ora mi succede di guardarla col cuore… e mi appare la figura di una donna, mentre prima mi pareva di rivolgermi a un uomo, non appariscente ma distinguibile… il quale pensavo avesse il compito, al par d’un commesso, di presentar la mercanzia e illustrarla.
E scambiar opinioni e sviluppar un po’ di confidenza… ma poi, che strano, una sensazione via via s’è fatta strada e quella figura ha iniziato a offuscarsi, tanto che non son stato più certo di quel che vidi di lei.
La nuova sensazione mi riportava a un tempo passato… e una notte – davvero è accaduto – ecco che lei m’appare, finalmente convincente e delineata… una donna bionda, ancor giovane e di indole tranquilla.

“Oh… così mi vede… e questa dunque sono… lo conosce il mio nome?”

Certo… Maria, però in francese, Marie…

“… e si ricorda anche dove mi ha incontrata..?”

Si, Marie, lo ricordo bene… è una lunga storia…

“Me la può raccontare…?”

Certo, con piacere… in cambio di qualcosa…

“… ricordi?”

No, in cambio del… “tu”… possiamo parlarci come vecchi amici?

“… se è quel che desideri… allora ben trovato, Galvan…”

Ben ritrovata, Marie… è un gran giorno per me… così mi dice il cuore.

“Anche per me… mi par quasi di veder dei fili luminosi alle mie spalle…”

La tua scia di vita, Marie… esisti come ogni altra persona o cosa… è l’amore che crea tutto…