Rispondi a: La reincarnazione esiste?

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Xeno
Partecipante

[quote1397851458=orsoinpiedi]
Da qui la mia domanda:L'anima è individuale?Essa è una goccia di tale oceano di consapevolezza?Se si,perchè ha bisogno dell'esperienza della vita(coscienza)?
[/quote1397851458]
Per me Orso no non è individuale .Ciò che noi crediamo essere come individuale è solo l'indentificazione che spacciamo per il nostro Sè.
Tu ci sarai sempre e sempre ci sei…. ad aeternum;Orsoinpiedi è quello che [u]poggia[/u] su di Te
Orsoinpiedi è quello che sperimenta la chat,ma l'ineffabile (che sei Te) sperimenta tutta la baracca (l'universo) perchè da te proviene (e luce sia -fiat lux )
Mi spingo oltre orso:
In pratica diciamo che cambi continuamente vestito (luoghi corpi cose ecc..)ma non solo non te ne ricordi ma non è importante che tene ricordi.
Quello che E' importante E' la sublimazione (chiamiamola così va) che ottieni dal cambiamento dei vestiti.
Creare un “identità“eterna è ciò che manca, anche se siamo eterni…e finchè non la si realizza, si è costretti ad esserci senza sapere chi o cosa.
[u]Ma questo può avvenire se c'è consapevolezza e non una macchina che dorme inconsapevole[/u] (Gurdjieff docet)
Ecco perchè non è sufficiente,come molti dicono,vivere vita dopo vita per evolvere.
Troppo bello sarebbe che in modo automatico realizzi (la chiamano evoluzione)ciò che sei semplicemente continuando a sbattere le corna contro il muro.
Ci sono scienziati (è una battuta ne)che parlano di 100 vite 108 vite e chi ne ha più ne metta
Ma quando mai!?
Non sò se sono riuscito a fami capire
[quote1397851458=orsoinpiedi]
Forse anche la consapevolezza universale ha bisogno di evolvere con sempre nuove esperienze.
La creatività non passa forse dall'unione tra consapevolezza e coscienza?
Una vita basta a soddisfare questa necessità?
Come vedete sono molto confuso.
[/quote1397851458]
Rimanendo in topic e dato che Nisargadatta ne parla metto l'estratto inerente tratto sempre dal libro da te citato:
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I.: Tuttavia si deve credere nelle vite anteriori?
M.: Le Scritture lo affermano, per me è lettera morta. Mi conosco come sono ora.
Come fui o come sarò, non rientra nella mia esperienza attuale. Non ho neppure
ricordi, perché non c'è nulla da ricordare. La reincarnazione presuppone un sé
suscettibile di reincarnarsi. Ma questo sé non esiste. Il grappolo di memorie e
speranze definito “io”, immagina di durare per sempre, e inventa il tempo per
accogliere la sua falsa eternità. Per essere, il passato e il futuro non mi servono. Ogni
esperienza, dalla nascita alla morte, è un prodotto dell'immaginazione. Io non
immagino, perciò non sono nato e non morirò. Solo quelli che si reputano nati,
possono pensare di rinascere. Tu m'imputi di essere nato, davvero non ne ho colpa!
Tutto esiste nella consapevolezza, che non muore e non rinasce. È la stessa realtà
immutabile.
L'universo dell'esperienza nasce e muore con il corpo; inizia e finisce nella
consapevolezza, che in sé non ha inizio né fine. Se vagli questo fatto e lo mediti a
lungo, la luce della consapevolezza inonderà la tua vita e l'immagine del mondo
svanirà. È come guardare un bastoncino d'incenso mentre brucia; prima vedi il
bastoncino e il fumo; e quando scopri la punta che arde, capisci che potrebbe
consumare un monte di bastoncini, e far ardere il mondo intero. Fuori del tempo il sé
si realizza senza esaurire le sue possibilità che sono infinite. Nella metafora di prima,
il bastoncino è il corpo, e il fumo è la mente. Finché è occupata nelle sue contorsioni,
non riesce a percepire la fonte. Il maestro viene, e volge la tua attenzione alla scintilla
che è dentro. La mente è naturalmente estroversa; il cuore delle cose tende a cercarlo
in mezzo ad esse; sentirsi dire che la fonte è dentro, è in un certo senso l'inizio di una
nuova vita. Alla coscienza subentra la consapevolezza. La coscienza è radicata
nell'”io”, la consapevolezza è intera, e radicata in se stessa. La natura mentale dell'”Io
Sono”, le è estranea; come dire, nella consapevolezza non c'è “io sono consapevole”,
la consapevolezza non è dell'io. La coscienza è un attributo, so di essere conscio; la
consapevolezza non è un attributo, non può esserci un io cosciente della consapevolezza.
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riferimento capitolo 56 (8 Maggio 1971)

ps.
che dire………un Grande
pps.
da leggere (studiare) anche “Io sono il non nato”sempre di Nisargadatta