Rispondi a: L'esperienza pre-morte di Alessandro De Angelis

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Nuzzi
Partecipante

[quote1294142072=AlessandroDa]
immagina una picola pallina di mercurio che esce da una molto piu grande scordandosi la sua provenienza per il suo tragitto dentro il corpo, quella piccola pallina sei tu,e quando rientrerai all'interno di quella grande che chiami dio ti si aprira la visione del tutto, è cosi difficile da accettare una cosa del genere?sò bene di non poterti dare nessuna prova della mia NDE,ma questo ho trasmesso a mio figlio alessio e lui vive molto meglio degli altri avendo superato la paura del post morte corporea sapendo che suo padre non gli mentirebbe mai
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Trovo molto interessante la teoria frattale, però mi pare un po' semplicistico porla in questo modo.
Mi spiego: rimanendo nell'esempio (semplicificato, me ne rendo conto) della pallina di mercurio che esce da quella “madre” non capisco perchè la pallina di mercurio dovrebbe attendere di rientrare in “dio” per apririsi alla visione del Tutto.
Se sono la stessa cosa, cioè (fuor di esempio) io sono un ologramma del tutto, dovrei avere le stesse qualità del tutto cioè di dio, altrimenti non sarei la stessa cosa ma minimo una sua derivazione.

Quindi io e il tutto siamo in qualche modo differenti, siamo uniti solo allargando l'insieme d'appartenenza (nell'insieme “tutto” ogni cosa è ovviamente collegata almeno dal far parte dello stesso insieme)
Allora dobbiamo assumere che il tutto, che dio sia l'indeterminato, cioè sia qualcosa che è contemporaneamente tutte le cose.

Assumendo questo come vero allora c'è da rendersi conto di una cosa fondamentale: io non sono dio, perchè in me non convivono contemporanemante tutti gli opposti, io ho una forma precisa, un tempo preciso e uno spazio preciso tutte qualità che “dio” non ha essendo il tutto. In me convivono molti opposti, ma non tutti, io non posso essere un cane, un baobab o un cristallo di quarzo, io sono un essere umano e già questo mi impedisce di essere come dio, perchè dio è contemporaneamente tutto. Io sono determinatom il tutto non lo è già questa mi sembra una differenza abissale.
Cioè che mi rende diverso da dio è ciò che mi rende “unico” cioè la mia forma e la mia coscienza, il mio essere in un modo e non in un altro.
Detto questo mi viene da chiedermi: la tanto idolatrata “coscienza” non è forse ciò che maggiormente ci allontana dalla vicinanza col tutto?
Non è forse il mio essere cosciente che mi “obbliga” a considerarmi differente dagli altri?
Siamo certi che la nostra coscienza sia il veicolo per la “comprensione”?
O non è un modo, forse il più forte, per aumentare questa separazione?
Anche avere cosicenza di essere tutto non è un ghirigoro mentale che comunque crea separazione?

Il “rientrare all'interno del tutto” non prevede, per forza, la dissoluzione della coscienza individuale?
E se si, allora che diavolo stiamo facendo? Stiamo cercando di avere maggiore coscienza di noi (perchè solo di noi possiamo averla) per rientrare nel tutto quando l'ingresso nel tutto prevede la dissoluzione della coscienza individuale?

Ho preso spunto dal esempio del mercurio per porre delle domande che mi frullano in testa da diversi giorni.
Sono graditissime le vostre considerazioni.

P.s. Sto impazzendo?