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kingofpop
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[quote1320151440=♫nessuno♫]
[quote1320141418=NEGUE72]
Da quell istante i miei ricordi sono “da sopra l'armadio”… e guardavo le scene senza ansia.
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http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2007/08_Agosto/23/esperienze_extracorporee.shtml Un esperienza relativamente comune in caso di grossi traumi
[color=#09e][size=18]Essere «virtualmente» fuori di sé[/color]

Un esperimento riproduce in laboratorio, con l'aiuto di tecniche di realtà virtuale, la percezione di uscita dal proprio corpo

LONDRA – Non si tratta di sostanze psicotrope, né di sciamani o viaggi astrali, questa volta la cosiddetta out-of-body-experience (esperienza di uscita dal proprio corpo) è stata studiata dai neuro scienziati della University College di Londra e riprodotta attraverso tecniche di realtà virtuale in modo da simulare la stessa esperienza e poterne osservare le implicazioni a livello cerebrale e sensoriale.

DROGHE E TRAUMI – Solitamente se ne parla a proposito di assunzione di stupefacenti, talvolta per provarla è sufficiente anche una robusta sbronza o ancora si sono osservati episodi di OBE (out-of-body-experience, appunto) nel caso di incidenti stradali particolarmente traumatici: la sensazione è quella di uscire dal proprio corpo e vedersi dal di fuori, proprio come se si stesse osservando un estraneo, raggiungendo una sorta di dualismo cognitivo.

LO STUDIO – Noi sentiamo di essere nel luogo in cui sono i nostri occhi: questa la conclusione, in termini semplici, dell’esperimento di Londra, che ha riprodotto virtualmente l’esperienza di uscita dal corpo, offrendo ai volontari che si sono sottoposti al test la possibilità, di vedere se stessi come se fossero al di fuori del proprio copro.

I volontari, tutti in salute, hanno indossato occhiali che permettono una visione tridimensionale. E attraverso questi, hanno osservato l'immagine di se stessi ripresa da due telecamere sistemate due metri dietro i protagonisti. L'obiettivo era che i partecipanti guardassero il proprio corpo con la stessa prospettiva di qualcuno alle loro spalle. Allo stesso tempo, i volontari venivano toccati con una bacchetta e osservavano il proprio corpo virtuale, cioè l'immagine trasmessa, accarezzato nel medesimo punto dalla stessa bacchetta. La sensazione è stata pressochè la stessa: la dissociazione dal proprio corpo. I partecipanti hanno avuto la percezione di essere seduti alle spalle del proprio corpo fisico e di osservare da dietro un'entitá a loro estranea. «È stata un'esperienza bizzarra e affascinante – commenta Henrik Ehrsson, neurologo a capo dello studio coordinato dall'University College di Londra, in collaborazione con il team del professor Olaf Blande dell’Ecole Polytechique Federale di Losanna e l’Università di Ginevra. – Molti di loro hanno urlato, è stato così soprannaturale».

LA SPIEGAZIONE – Secondo gli scienziati, alla base dell'esperienza extracorporea ci sarebbe «una disconnessione fra i circuiti del cervello che elaborano le informazioni sensoriali». In altre parole, secondo gli esperti può esistere dissenso tra gli impulsi dei sensi e altri stimoli fittizi e che il conflitto multisensoriale è la chiave del meccanismo che sta alla base dell’OBE. Questa è una chiave di interpretazione fondamentale per i disturbi cerebrali e sensoriali. Al di là dei misteri infiniti, razionali e non, delle porte della percezione. «E’ importante questa simulazione – sottolinea Ehrsson – poiché questo tipo di illusione rivela il meccanismo alla base della sensazione di essere dentro il proprio corpo e indagare questi aspetti sensoriali può avere cruciali applicazioni in ambito medico e chirurgico, oltre che neurologico e psicologico».

Emanuela Di Pasqua [color=#cc6600]23 agosto 2007[/color]

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http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/cervello-viaggio/cervello-viaggio/cervello-viaggio.html TECNOLOGIA & SCIENZA [color=#09e][size=18]Viaggiare fuori dal proprio corpo un'esperienza ricreata in laboratorio[/color]

L'esperimento è stato condotto da due equipe. I risultati pubblicati su Science. I ricercatori: la percezione che una persona ha di sè può essere manipolata. Gran parte dei volontari ha avvertito la dissociazione dal proprio corpo

[B]Viaggiare fuori dal proprio corpo un'esperienza ricreata in laboratorio[/B]

ROMA – Distaccarsi dal proprio corpo e guardare se stessi dall'esterno. Una sensazione spesso riferita da quanti assumono stupefacenti o da chi ha vissuto lo stato di coma. Adesso, per la prima volta, un esperimento scientifico condotto da due gruppi di ricerca internazionali ha ricreato in laboratorio questo fenomeno. E così un gruppo di persone sane e sveglie ha potuto vivere un'esperienza extracorporea o “Oobe” (dall'inglese out of body experience).

Le conclusioni dello studio, il primo di questo genere, condotto da Bigna Lenggenhager, della Scuola Politecnica Federale di Losanna e da Henrik Ehrsson dell'University College di Londra, sono descritte in due articoli pubblicati su Science.

L'esperimento. I partecipanti all'esperimento hanno indossato occhiali per visioni tridimensionali attraverso i quali hanno visto, proiettata a una distanza di due metri, la propria immagine mentre era simultaneamente ripresa da una telecamera posta dietro di loro.

Durante la proiezioni, la schiena dei volontari è stata più volte toccata con una bacchetta, così che essi hanno potuto vedere ciò che accadeva “in diretta” sull'immagine virtuale.

Quando poi ai partecipanti è stato chiesto dove si trovassero quasi tutti hanno indicato la posizione virtuale. Gran parte dei volontari, quindi ha avvertito la dissociazione dal proprio corpo.

Le conclusioni. Secondo gli autori lo studio fornisce una spiegazione scientifica del fenomeno, alla base del quale “potrebbe esserci una disconnessione fra i circuiti del cervello che elaborano le informazioni sensoriali”.

Gli esperimenti, ha commentato Peter Brugger, dell'University Hospital di Zurigo, dimostrano che la prospettiva visuale e la coordinazione fra sensi e visione sono importanti per la sensazione di trovarsi dentro il proprio corpo.

Insomma, concludono i ricercatori, la percezione che una persona ha di se stessa può essere manipolata usando una serie di stimoli multisensoriali. Perchè l'unità spaziale e la coscienza del corpo dipendono dai meccanismi del cervello.

Una scoperta che apre la strada a nuovi studi sulla percezione della persona. E intanto già si intravede la prima applicazione pratica della ricerca. Potrà aiutare i programmatori di realtà virtuali a disegnare ambienti che facciano davvero sentire gli utenti in un'altra dimensione. [color=#cc6600](23 agosto 2007)[/color]

– – – – http://medialab.sissa.it/scienzaEsperienza/notizia/2007/ago/Uesp070827n001 [color=#09e][size=18]Mamma mia mi son sdoppiato![/color]

Due esperimenti simultanei ma diversi hanno simulato un'esperienza extracorporea e raggiunto lo stesso risultato: uscire da se stessi è solo uno scherzo del cervello.

Oggi è possibile regalare alle persone un’esperienza extracorporea. Basta mischiare le carte nei tavoli del tatto e della vista del soggetto.

Ben due procedure – le prime a simulare un’esperienza extracorporea artificiale – utilizzano delle telecamere per far credere alle persone di stare in piedi o a sedere in un altro posto all’interno della stanza in cui sono. Questi teleobiettivi sono la prova più persuasiva a sostegno della tesi che le persone immaginano di fluttuare fuori dal corpo durante operazioni chirugiche o altre esperienze a contatto con la morte.

“Il cervello può ingannarsi – rivela Henrik Ehrsson, neurologo dell’Institute College di Londra e progettatore del primo esperimento – e quando prova a interpretare delle informazioni sensoriali, l’immagine che produce non è necessariamente una rappresentazione reale”.

Per ingannare i soggetti del suo esperimento, Ehrsson ha fatto loro indossare uno schermo montato sulla testa che mostrava il filmato di loro stessi ripresi da dietro, impedendo di vedere altro. Poi ha usato un bastone di plastica per pungolare il petto dei soggetti e simultaneamente ha tenuto un secondo bastone dietro di loro, ma davanti alla telecamera, in modo che sembrasse che la persona illusoria vista da dietro fosse pungolata anch’essa al petto.

I soggetti sentivano fisicamente l’effetto del pungolo, ma allo stesso tempo percepivano la strana sensazione che anche il loro alter ego nella pellicola venisse colpito. Come ha riferito lo stesso Ehrsson a una conferenza stampa tenuta a Londra, “questo esperimento ti dà la fortissima sensazione di stare da un’altra parte”.

La sua conclusione è che la percezione di noi stessi all’interno del nostro corpo è strattamente legata al modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni provenienti dai nostri sensi. “Non mi interessano le esperienze extracorporee – ammette Ehrsson – ma m’interessa il perché io, come me stesso, sto in un corpo o soltanto, se preferite, perché abbiamo esperienze intracorporee”.

Ehrsson sostiene che l’esperimento è importante perché contribuisce a non stigmatizzare i racconti relativi a queste esperienze fatti da persone sotto effetto di droghe oppure durante attacchi di emicrania o epilessia. “Non c’è bisogno di essere pazzi – ritiene Ehrsson – per fare questo tipo di esperienze”.

I risultati del suo lavoro hanno fatto da cassa di risonanza a un secondo esperimento condotto da Olaf Blanke e colleghi al Politecnico Federale di Losanna (EPFL), in Svizzera. Anche questo gruppo ha deliberatamente ingannato le percezioni tattili e visive dei soggetti per creare un senso di “uscita dal proprio corpo”.

Nell’esperimento di Blanke, però, le persone ususfruivano di marchingegni tridimensionali montati in testa ed erano obbligate a guardare persone virtuali che, due metri avanti a loro, venivano colpite alla schiena.

I soggetti vedevano i filmati in diretta di se stessi, ma anche di un manichino o di una lavagna che veniva colpita. Talvolta venivano colpiti simultaneamente anche loro e talvolta no.

Dopo circa un minuto di visione, i soggetti erano accecati, retrocedevano e chiedevano di essere riportati avanti fino al posto in cui stavano all’inizio.

Blanke ha registrato che coloro che venivano colpiti mentre vedevano sia se stessi che il manichino colpiti nello schermo, avanzavano in media di 25 centimetri verso le persone che avevano osservato perché pensavano che fossero loro stessi. Al contrario, l’inganno non riusciva quando i soggetti osservavano la lavagna e non venivano simultaneamente colpiti.

Blanke è convinto che l’esperimento dimostri che, mentre si viene colpiti, la vista di una figura umana gioca un brutto tiro al cervello che sposta il senso del sé lontano dal luogo giusto. “Il sé non era più all’interno dei confini corporei” ha detto Blanke alla stessa conferenza stampa di Londra, pur ammettendo che il suo esperimento, a differenze di quello di Ehrsson, non ha ricreato una perfetta esperienza extracorporea.

Entrambi i ricercatori, pertanto, sostengono che i loro esperimenti rinforzano l’idea che il sé sia strettamente legato al concetto di “interno al corpo” che, però, dipende dalle informazioni provenienti dai sensi. “Noi guardiamo al sé tenendo in considerazione le caratteristiche spaziali – osserva Blanke – e forse queste formano la base su cui si è evoluta la consapevolezza di sé”.

I ricercatori hanno poi anche suggerito che le loro procedure potrebbero essere utilizzate per creare nuovi avatars all’interno dei giochi di realtà virtuale. La stessa tecnologia, poi, potrebbe tornare utile ai chirurghi che vogliono operare più realisticamente i pazienti a distanza. [color=#cc6600]27 agosto 2007[/color]

– – – – [color=#09e][size=18]Scienziati in laboratorio ricreano le sensazioni delle OBE[/color]

Per secoli, persone hanno dichiarato di avere esperienze fuori dal corpo, ma ora gli scienziati nei primi esperimenti di questo tipo hanno ricreato le sensazioni che si provano in queste esperienze senza usare droghe.

Dieci persone hanno avuto la sensazione di essere consci e vedere il loro corpo da un altro luogo, secondo lo studio pubblicato da “Science”.

“Le OBE hanno affascinato l'umanità per millenni, la loro esistenza ha portato a domande riguardo la coscienza umana e il corpo” afferma Henrik Ehrsson, un neuroscienziato dell'University College London, ora al Karolinska Institute in Svezia.

I neuroscienziati hanno manipolato un gruppo di volontari in perfetta salute distorcendo la loro percezione della realtà usando occhiali di realtà virtuale uniti a sensori che mandano segnali al cervello, inducendo così i volontari a proiettarsi coscientemente in un corpo virtuale. I partecipanti hanno confermato che c'era la sensazione di essere seduti dietro il loro corpo fisico e di guardarlo.

L'illusione era talmente forte che hanno reagito con paura quando i loro “se” virtuali sono stati minacciati con forza fisica.

La scoperta suggerisce che ci può essere una spiegazione scientifica per questi tipi di OBE, che spesso sono delusionali o paranormali e gli scienziati credono che la loro ricerca può essere importante in vari campi. “L'invenzione di questa illusione è importante perchè rivela le basi del meccanismo che produce le sensazioni di trovarsi fuori dal corpo fisico” afferma Ehrsson. (…) [color=#00cccc]news.yahoo.com[/color]

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http://www.sciencedaily.com/releases/2007/08/070823141057.htm First Out-Of-Body Experience Induced In Laboratory Setting (articolo in inglese).

[quote1320141418=NEGUE72]
Non ho visto luci …tunnel…o angeli…nulla.
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Nel caso di coloro che che ricevono messaggi o vedono qualcosa di insolito, potrebbe trattarsi di comunicazione telepatica inconscia o conscia con esseri extraterrestri.
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hai scritto alle 11:11 del 01/11/11…..renditene conto :hehe: