Rispondi a: Le Piramidi in Bosnia

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#1580

zret
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Anche la Cina antica è terra di enigmi e di piramidi, come ci ricorda Savino.

“Tutto cominciò con una perdita di potenza del suo ricognitore. James Gaussman, pilota dell’U.S. Air Force, era in volo di routine tra Annam, India, e Chongqing, nel Sichuan cinese. Era la primavera del 1945. «Compii una virata – rivelò l’aviatore nel suo rapporto – per evitare una montagna e ci trovammo a sorvolare una bassa vallata. Dritta, davanti a noi, ecco una gigantesca piramide bianca. Pareva qualcosa uscito da un racconto di fate. La ammantava un bianco abbagliante. Poteva essere metallo o un qualche tipo di pietra. Era di un candido immacolato su ogni fianco. Ma l’oggetto più incredibile era la punta, un segmento enorme di un materiale simile a quello dei gioielli, probabilmente cristallo. Non c’era spazio per atterrare, anche se io e il navigatore volevamo farlo. Eravamo sbalorditi dall’immensità dell’oggetto».

Così la Cina entrava a far parte del club dei Paesi possessori di piramidi. E con questo, nell’almanacco dei più densi misteri culturali e archeologici. Anche se l’etimologia rimanda ad una realtà domestica e culinaria (pyramìs è, in greco antico, la «torta di frumento», con probabile riferimento alla forma dei monumenti faraonici), la piramide è un solenne enigma da sempre. Gli Egiziani, nel Papiro di Rhind, la chiamavano per-em-us, «ciò che va su». Sulla scia di Pitagora, Platone la includeva nella lista dei solidi mistici, insieme al cubo (cifra di solidità e idolo dell’elemento terra), alla sfera (segno d’aria) all’icosaedro (l’acqua) e al dodecaedro, sintetica cifra dell’universo. Con la sua rastremata dinamicità, simile alla fiamma, la piramide era l’anima del fuoco, elemento pervasivo, vitale collante del tutto. Gli analisti dei simboli scorgono nel poliedro la collina sorgente dalle acque primordiali, cassaforte della vita e perciò perfetta macchina per conservare l’esistenza, tumulo regale per i sovrani nilotici, eletti all’immortalità .

L’incontro ravvicinato dell’aviatore americano restò lettera morta. Gli uffici secretarono il rapporto (e la sbiadita foto allegata), riaffiorati nel 1983 sulle pagine di The Bridge to Infinity di Bruce Cathie, ufologo neozelandese che, matematica alla mano, dimostra nei suoi libri come la terra sia una colonia di pacifici conquistatori astrali.

Ma il fantastico racconto delle piramidi cinesi sembra solo all’inizio. I ricercatori lavorano sulle riprese satellitari. Le piramidi, ubicate a nord di Xi’an (particolare intrigante, il colonnello Sheahan collocava la sua a sud, dove pare che le strette vallate dei Quin Ling non possano ospitare i tumuli giganteschi, ma non è detta l’ultima), forniscono immagini in pianta. Il computer le elabora e scopre che, sovrapponendo le sagome dei tre giganti di calcare di Giza, delle piramidi di Teotihuacan in Messico e di un gruppo di manufatti di Xi’an, il disegno coincide, con una ghiotta minuzia: l’orientamento delle piramidi egizie rispetto al Nilo è lo stesso delle consorelle cinesi sulle acque del fiume Wei He.

Un progetto unificato, planetario? Di chi? Di gente che veniva da lontano, secondo alcuni, perché nella notte, quegli allineamenti sono ben riconoscibili nella cintura di Orione. Stargate? Perché no? Forse le piramidi mondiali sono i ciottoli di qualche Pollicino del cosmo che non voleva smarrire la strada di casa”.

Ciao!

🙂