Rispondi a: Cossiga e Il DC9 Abbattuto ad Ustica nel 1980

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Tra i vari ricercatori, Umberto Telarico ha dedicato un corposo e documentato studio alla strage nei cieli di Ustica, formulando l’ipotesi di una correlazione tra il probabile abbattimento dell’aereo e la presenza di un’astronave. Secondo Telarico, che ha compulsato e studiato un numero enorme di fonti, articoli di quotidiani, documenti ufficiali e no (tracciati radar, registrazioni telefoniche…), il velivolo dell’Itavia, trovandosi nelle vicinanze di uno o più U.F.O., cui davano la caccia alcuni aerei militari della N.A.T.O., precipitò in seguito al lancio di un missile che incrociò la traiettoria del DC-9. Non fu quindi il bersaglio dell’attacco, ma si trovò nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

Osserva Domenico Pasquariello: “Anche se sembra strano, le prove raccolte fino ad ora portano a concludere che il DC9 Itavia si trovò in mezzo ad un tentativo per opera delle forze N.A.T.O. di abbattere un’astronave aliena. La tragedia avvenne perché il DC9 in questione fu sfiorato dall’U.F.O. durante una manovra evasiva, oppure perché il DC9 fu colpito per sbaglio da un’arma della N.A.T.O. diretta contro l’U.F.O. È emerso anche che “il DC9 Itavia era stato solo danneggiato e riuscì ad ammarare restando integro, ma fu distrutto da forze N.A.T.O, affinché nessun civile potesse rivelare la verità”. Pare che i passeggeri dell’aereo, anche se colpiti da una violentissima onda d’urto, si salvarono grazie ai dispositivi di emergenza, ma furono crudelmente eliminati di modo che non restassero testimoni dell’accaduto. In seguito furono uccise o ridotte al silenzio le persone coinvolte nell’operazione (piloti, radaristi).

In questo sinistro scenario, si inserisce lo strano incidente occorso a Ramstein, dove, nell’ambito di un’esibizione delle Frecce tricolori, morirono due testimoni scomodi. Domenica 28 agosto 1988, durante l'Airshow Flugtag '88 nella base statunitense di Ramstein (Germania), l'esecuzione della figura detta del “Cardioide”, gli Aermacchi MB-339 del Tenente Colonnello Ivo Nutarelli (Pony 10 della formazione), del Tenente Colonnello Mario Naldini (Pony 1) e del Capitano Giorgio Alessio (Pony 2) entrarono in collisione ad un'altezza di circa quaranta metri dal suolo. Gli aerei numero 1 e 2 precipitarono in fiamme ai lati della pista. Il terzo velivolo, sempre in fiamme, si abbatté sulla folla. Oltre ai tre piloti, persero la vita sessantasette spettatori.

Nella sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore sulla strage di Ustica a pag. 4667, riferendosi ai due ufficiali dell’Aeronautica militare, componenti della pattuglia delle Frecce Tricolori, colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli, si legge: “E' emerso in più punti dell’inchiesta, che i due ufficiali piloti, del gruppo intercettori, in servizio presso l’aeroporto di Grosseto, la sera del 27 giugno 80 fossero in volo su F104, fino a 10 minuti circa prima della scomparsa del DC9 Itavia – il loro atterraggio all’aeroporto di Grosseto è registrato alle 20.45 e 20.50 locali; che questo velivolo, insieme ad altro, con ogni probabilità quello dell’allievo, avesse volato per lunga tratta di conserva al velivolo civile; che durante questo percorso e al momento dell’atterraggio avesse squoccato i codici di emergenza.”

Secondo fonti giornalistiche, l'8 settembre 1988, il tenente colonnello Naldini, avrebbe dovuto rispondere alle domande del giudice Priore sui fatti di Ustica.

Furono quindi occultate prove ed indizi e vennero diffuse ipotesi e voci depistanti: quella risibile del cedimento strutturale e quella dell’attentato.