Rispondi a: La questione fondamentale

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#16406

Galvan1224
Partecipante

Buonasera a te, Olegna, farò del mio meglio per ricambiare il tuo interesse e ti anticipo che il mio è un approccio diciamo “dinamico”, non ho titolo per stare in cattedra e ho più da imparare che insegnare.
Imparo durante l’interazione con gli altri e quel che imparo diviene il soggetto dell’interazione.
Almeno questa è la mia inclinazione, quanto saprò metterla in atto è da vedersi.
Per questo motivo ogni apporto alla discussione che si sta avviando determinerà il cammino e in ultima, se vi arriveremo, il punto d’arrivo.
Tutte le predisposizioni e i percorsi individuali, la ricchezza di conoscenze ed esperienze di ognuno (farfalla) unite all’osservazione e al desiderio di sperimentare son certamente benvenute.
Ammiro che tu vi veda il pulsare della vita.

Come esordii all’inizio questo argomento è di una complessità straordinaria e solo procedendo con giudizio e cautela potremo navigare senza arenarci da qualche parte. Incidentalmente osservo che per la stessa natura di questo topic – la memoria – ogni contributo non può esserne out/fuori, in quanto tutto proviene da essa, ringraziando Xeno del suo.
Verrà senz’altro il momento di affrontare gli argomenti che cita.
Prima di procedere di un altro passo vi prego di considerare quanto segue: vedrete che nei limiti del possibile non sarà dato nulla per scontato e dove ce ne sarà bisogno forse occorrerà mettersi d’accordo sul significato delle parole, inevitabilmente perderemo un po’ di tempo e procederemo lentamente ma contiamo nell’abbrivio, una volta ripresa velocità.

Riprendiamo.
Quando si affronta una qualsiasi attività, questa discussione ad esempio, il nostro database (memoria) si attiva, rendendo immediatamente disponibile il suo considerevole contenuto.
Che la nostra predisposizione scelga una via o un’altra non possiamo esimerci dalla nostra conoscenza, da quel che è immagazzinato nel nostro cervello (sul supporto materiale dei neuroni o in qualche forma energetica, queste son le due ipotesi, non ne conosco altre al momento e mi scuso con gli addetti ai lavori per la semplificazione del mio linguaggio, avendo da parlar a tutti).
Neppure dalla nostra predisposizione possiamo esimerci.
Ma qualunque sia procede in modo simile per tutti. Siamo stati educati in questo modo, non solo nel nostro paese ma in tutto il mondo. Il nostro cervello ricorda un computer che richiamati i dati li analizza, li compara, elimina quelli non significativi e dai restanti trae una conclusione o non potendolo elabora un’ipotesi. Stiamo parlando di “cervelli” sani, le alterazioni in seguito.

Il fatto che persone diverse arrivino a risultati diversi la dice lunga sull’importanza del database, del contenuto della memoria.
In più c’è da tener in considerazione che molti contenuti non sono disponibili a causa di condizionamenti, credenze, esperienze negative, traumi e quant’altro. Non per niente la vediamo in modi diversi, in ogni campo.
Quindi, riassumendo, le informazioni che possediamo vengono processate, elaborate in una certa sequenza. Maggiori informazioni maggior probabilità di soluzione… e tuttavia risultati diversi, interpretazioni diverse, ecc.

Il cervello (per semplicità, al momento) ha dunque un solo modo di procedere? Chi lo studia individua ambiti differenti nei due emisferi e chi si interessa di antropologia rileva come popolazioni che siano state preservate dal contatto con la società hanno valori, obiettivi ben distanti dai nostri.
Addirittura il senso del tempo e dello spazio sembra diverso.
Ma senza andar troppo lontano… dov’è che troviamo nell’uomo un modo diverso di funzionare?
Mi riferisco all’espressione artistica e particolarmente alla fiamma che la alimenta, a cui mi inchino riconoscente.

L’ispirazione.

Una forza che ha la capacità di far utilizzare la memoria in modo imprevedibile, “creativo” vien detto. Su cui spenderemo qualche parola la prossima volta.

Vi saluto cordialmente.

Galvan