Rispondi a: La questione fondamentale

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#16429

Galvan1224
Partecipante

buonasera,

l’ultima volta che scrissi in questo topic fu in occasione della 1000sima visita. I numeri han qualcosa di irresistibile per me, così che non ho potuto (e voluto) lasciar trascorrere quel traguardo senza festeggiarlo, nell’unico modo possibile, aggiungendovi un altro scritto.

Cosa che mi ritrovo piacevolmente a rifare raggiunto il nuovo traguardo delle 1500 visite, confidando che i lettori nel trascorrere un po’ del loro tempo a leggermi vi abbiano trovato qualcosa di utile, se non altro un approccio diverso alla questione (fondamentale).

Non è importante qual sia l’approccio, da quale finestra osservate il panorama della vita, ognuna ha la sua ragion d’essere e guardandovi attraverso il quadro andrà arricchendosi di prospettive, colori e dettagli.
Qualche parte di quel quadro vi catturerà a tal punto da non desiderar più spostarvi dalla finestra che vi permette d’osservarlo, di sentirlo vicino al punto di ritenerlo parte di voi.

Assolutamente non ho alcuna critica al riguardo, fosse toccato a me mi avrebbe risparmiato un cammino di dubbi e insoddisfazioni. Qualcosa me l’ha impedito, costringendomi a muovere raggiunta la consapevolezza che l’osservare un particolare, per quanto grande e ricco, non mi avrebbe permesso di rivolgermi all’intero.

Dove trovar dunque una finestra con visuale a 360 gradi?
Non ne esiste alcuna siffatta, se non si vuole neppur il minimo impedimento alla visione, neppure il miglior vetro trasparente, si deve abbandonare la stanza delle finestre.

Il vetro è la conoscenza accumulata nella mente o da qualche altra parte, e che lo vogliamo o meno si frapporrà sempre alla visione.
La soluzione parrebbe quella di “spostarsi” del tutto dalle finestre della conoscenza (della memoria in azione, in sostanza), non da una finestra, da una conoscenza all’altra.

Ma quel che siamo, come e cosa percepiamo, ne è indissolubilmente collegato tanto da formar un’unica cosa, dove tutto quello che sperimentiamo ne fa parte.
Queste son considerazioni comuni a ogni percorso cosiddetto spirituale, e tuttavia ognuno di questi percorsi pur indicando la via per sfuggirne tien intrappolato al par d’un pianeta al sole chi risenta della sua forza di gravità.

Realmente – anche questo vien detto – non potete far nulla… se non comprendere seppur in modo limitato come stiano le cose.
Se qualcosa accadrà o meno non potete saperlo.

A me è accaduto, dopo che mi venne chiesto se avessi qualcosa di veramente mio da dire, di ritrovarmi nella mia stanza e di allungare la mano per prendere uno dei libri che mi ero portato appresso.
Ho letto abbastanza ma non troppo, e in passato selezionai un ristretto numero d’autori (chiamiamoli così) da quali trarre ispirazione e cercar d’approfondirne almeno il pensiero… magari anche un pizzico d’esperienze.

Dunque presi quel libro e l’apersi al segno, accingendomi a dedicarvi tutta la mia attenzione e il mio tempo.
Strano, appena dopo un paio di righe quell’attenzione la persi (pur ero ben riposato e tranquillo) e per quanto tentassi di rivolgerla nuovamente non ci fu nulla da fare, la riperdevo ad ogni punto.

Con gran disappunto mi trovai costretto a constatare la mancanza d’attrattiva di un tema che sempre m’aveva affascinato.
Va beh, pensai, si tratta d’adesso, e cambiai libro.
Già al leggere le prime righe del secondo libro subentrò qualcosa di nuovo, in aggiunta alla mancanza d’attenzione come in precedenza.
Un disagio fisico diffuso che cercai di contrastare cambiando varie posizioni, dicendomi che forse avevo mangiato qualcosa che stava producendo i suoi effetti e che sarebbe passato bevendo qualcosa di lì a poco.
Ma dovetti riporlo.

Son un tipo tenace, ho subito preso il terzo libro, uno dei miei preferiti, e mentre lo aprii la sensazione fisica si intensificò a tal punto da aver nausea e mal di stomaco, sintomi che provo davvero raramente.
Insistei… e fu peggio.

Chiusi il libro e tutto scomparve… capii che non avrei più letto nulla, nulla su quel tipo d’argomenti.
Ho regalato la mia modesta libreria e i libri che leggo adesso, ben pochi in verità… trattano altri argomenti, ben diversi.

Col tempo ho scoperto che il poco di cui posso parlare mi soddisfa più del molto che non mi appartiene, e le piccole cose quotidiane mi son grate e importanti più di quelle la cui altezza me le preclude.
Non sento d’aver rinunciato o perso nulla… non avendo mai avuto qualcosa di realmente mio, neppur la mia esperienza, sempre filtrata da questo o quel vetro.

Stamani, mentre facevo colazione, m’è accaduta questa piccola cosa, che vi racconto.
Sul tavolo tengo una piccola coppa di metallo argentato, traforata e luccicante. Mi è stata regalata per Natale e per un po’ non sapevo qual uso farne.
Tenerla sopra una mensola qual soprammobile non è da me, cerco di trovar un senso più ampio per gli oggetti.
Né potevo regalarla ad altri, trattandosi del dono di una cara amica.
Poi ci misi dentro delle noci e quasi immediatamente sentii che così andava bene… la preziosità di un oggetto argentato a far da calice alla preziosità delle incredibili forme della natura, commestibili per giunta.

Ce l’avevo davanti agli occhi quando notai un movimento veloce sulla superficie delle noci… immediatamente mi venne la risposta: formiche, minuscole formiche fuoriuscite dai gusci..!
Guardai meglio e non le vidi più, dov’erano andate?!

La soluzione venne da lì a poco, si trattava del riflesso della luce elettrica che dalla lama del coltello (spalmavo marmellata) rimbalzava all’interno e complice la traforatura produceva quell’effetto di insetti in rapido movimento.

Questo per dire quant’è rapida la conoscenza, la memoria, a intervenire e trovar risposte a ogni evento, a ogni questione.
Ci fornirà la miglior risposta possibile e plausibile, delle formiche nel mio caso.
Tutte le strade, per chi le percorra con sincerità son convincenti e tutte portano da qualche parte.
Ma la luce può solo venir da sé, non v’è strada che vi ci porti.

Un caro saluto

Galvan