Rispondi a: La questione fondamentale

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Galvan1224
Partecipante

I numeri, lo vogliamo o meno, ci accompagneranno tutta la vita.

Il numero della nostra nascita e via via quelli di tutti gli eventi che ci sono capitati, così tanti che dopo un po’ s’usa dire “innumerevoli”.
Ovviamente si può ben contare tutto, a patto di possedere buona memoria. Con quella e i numeri ecco confezionata la vita, nostra e di tutti, sino all’ultimo, importante quanto il primo che per convenzione corrisponde al distacco da chi ci ha generato, anche se probabilmente in futuro avremo nascite che non abbisogneranno di un utero.

Bisognerà allora stabilire quale sarà il momento da far registrare all’anagrafe… e dal quale, per chi s’interessi di tal argomenti, far partire la ruota astrologica.
Analogamente anche il termine della vita non è più certo come una volta… il respiro, il cuore e lo stesso cervello, assistiti da macchinari più o meno invasivi e accettati (testamento biologico) continuano a funzionare, almeno in minima parte.
E casi eclatanti dimostrano come non si debba dar nulla per definito.

Ora immaginate di veder scritti tutti i numeri della vostra vita, uno dietro l’altro in sequenza e sopra ognuno di questi un piccolo pulsante (virtuale) che cliccato apra e richiami l’evento corrispondente.
Una ben lunga sequenza… se possiamo immaginare la nostra scia di vita essa dev’esser esistita in potenza prima del suo dispiegarsi, e permanere, se nulla va perduto.
Com’è dunque la vostra scia di vita, non diversa nella sostanza da quelle di tutti?
Appunto una lunga sequenza di numeri quasi a sembrar il lungo ramo d’un albero e su quello, al pari di numerosissime foglie, gli eventi occorsi. Vi ricorda qualcosa?

Quando cliccate sul vostro pc una cartella per aprirne una foto quel che accade è che vien prodotta una sequenza di numeri (due soli in realtà, nel linguaggio macchina 0 e 1) che conduce a quella foto, anch’essa riconducibile ad una lunghissima serie di 0 e 1.
Informazioni.
Elaborate da un linguaggio che permetta di aprirle e comprenderle (mi hanno anche parlato di persone in grado di comunicar in tempo reale col computer in linguaggio macchina).

In noi avviene istantaneamente, dopo aver completato il training dei primi anni di vita (dai 4 agli 8, nella maggior parte dei casi).
Accediamo ai contenuti della memoria (che non è molto di meno di quel che siamo…) seguendo la fila dei numeri, il nostro ramo…che si collega ad altri rami, a formare un albero (quello che vien detto albero genealogico, dove i legami son anche di sangue, parentele di cellule) e proseguendo ecco un altro albero vicino, con rami in certi punti talmente intrecciati all’altro da non potersi districare… e via via altri alberi, piccoli alberi che fan alberi sempre più grandi, in forme frattali.
E tutta questa forma occupa un’estensione immensa, talmente ramificata d’apparir una trama, e poiché ci son eventi di persone vien detta la trama/rete della vita.

Bello, no? Ve ne state comodamente seduti o come preferite, e partite (oggi si dice “navigare”), seguendo il vostro ramo arrivate a questa o quella foglia, che s’apre al vostro occhio e rilascia un po’ di luce… di profumo a volte… di sentimenti provati, emozioni… di quando pensando al futuro ritenevate che poteva prometter un pezzetto di paradiso per chi avesse un po’ di cuore.

E durante qualche notte, magari calda come nei giorni passati, v’accade di sognare e serbandone traccia non riconoscete i contenuti che vi son propri. Distorsioni, altri ambiti… il saltar qui e là su differenti rami, attraverso quegli intrecci che li collegan tutti.
Ma son sogni, non datevi pena, evaporeranno in breve tempo… ma, a volte, perché ne resta un’inquietudine?

Non molto distante da qui, a mille chilometri appena, nel cuore dell’Europa, ai confini con la Russia le cose si son fatte serie – non che non lo fossero prima – ma appare evidente che è in corso qualcosa di fondamentale per gli attuali equilibri mondiali che minacciano d’esser travolti.

Non son pessimista, ma neppur ottimista.
Guardo ai fatti e quelli parlano da soli, non par che la cosa si sgonfi, tutt’altro. E la storia (non l’interpretazione della storia) insegna a dubitar dell’uomo e dei suoi propositi.
Che numeri stan agendo in quel contesto?
Quanti missili di qua e di là, l’economia mondiale basata o affrancata al dollaro… i rapporti di forza, altri numeri.

Quand’ero un giovane adolescente (oltre quarant’anni fa, mi par ieri, come dicono tutti quelli che han una certa età …) immaginavo il futuro, il 2000. Mi piacevano i racconti di fantascienza (Urania) e disegnavo un mondo di buona tecnologia.
In un disegno raffigurai un lungo tunnel dove si muoveva senz’attrito una sorta di cabina che non abbisognava d’esser guidata.
All’esterno un mondo domato ma non sopraffatto, rispettata la sua forma naturale. Su quel veicolo due giovani, lei abbracciata a lui, entrambi con lunghi capelli (eran quelli gli anni), verso una meta felice.
Un promettente futuro.

Oggi, quattordici anni dopo quel 2000, la stessa età che avevo allora, di quel bel sogno ne vedo ben poche tracce attorno a me e rispetto il sogno d’oggi di chi attende che s’apra, in forma di portale, di nuova energia o rinnovata condivisione d’ideali una nuova età dell’oro, un altro promettente futuro.

Ripeto che non son pessimista, osservo (secondo la mia prospettiva e condizionamento) i fatti per quel che sono: addirittura un oceano man mano avvelenato dalle radiazioni provenienti dal mar del Giappone e un terzo dei bambini (130.000…) del distretto di Fukushima con formazioni cancerose alla tiroide, leggo di quell’uomo che per una infatuazione non corrisposta ha visto moglie e figli come catene da cui liberarsi…

Finora non si è aperta alcuna camera dei segreti sotto la sfinge e la maestosa piramide di Cheope (una mia gran passione d’un tempo, passavo le notti in attesa delle immagini da “colui che apre la strada”…) è ancor più inavvicinabile, vedi situazione politico-religiosa.
Se sperare è una buona cosa e fare è ancor meglio, tuttavia l’inerzia, il momentum accumulato nella coscienza da comportamenti ormai millenari, non permetterà che si possa scender dal treno in corsa come si scende qualche gradino di casa.
Mi sono costretto a guardare le immagini dei sunniti in Iraq che sterminavano i prigionieri sciiti, il modo in cui l’han fatto… Hitler non se n’è mai andato dalla coscienza umana.

Mi piaccia o meno questo è il mio mondo, la mia epoca e i miei compagni di viaggio che un destino, per alcuni già scritto e per altri sul quale poter intervenire, conduce alla sua destinazione.
In grande scala ci son ben poche possibilità… rimane la piccola, quella quotidiana e personale… potente, ne convengo, se non nasce da illusioni e desiderio d’altro, perché l’altro esclude il questo… e siam daccapo.

Questo topic ha raggiunto le 2000 visite, 500 in più dall’ultima volta che vi scrissi, un altro 2000 si aggiunge alla mia personale lista di numeri.
Non credevo avrebbe raggiunto tali cifre e presumo che molti l’abbiano letto attirati dal titolo accattivante, rimanendone poi delusi, non trovandovi che proposizioni un po’ alla rinfusa e… nessuna di quelle importanti parole tanto ricorrenti, ad esempio sulla spiritualità, il suo riferimento supremo e i suoi portavoce (che da sé si son dichiarati tali…) su questa terra.

È probabile vi possa esser stato anche qualche apprezzamento riguardo i miei scritti, ma come in quasi tutti i forum l’interrelazione è una chimera, quasi nessuno lascia la sua firma sul libro delle visite.
S’entra nell’edificio (sacro o meno che sia) senza pagar biglietto, si fan due foto, ci si guarda attorno e via, fuor di porta, appena consapevoli che qualcuno tal edificio lo conserva, lo pulisce e cerca di mantenerlo aperto anche alla vostra visita, mettendoci dei fiori (scritti) che possono o meno garbare.
Beninteso, personalmente ho appreso ad accettar che noi si sia quel che siamo, avvezzi a veloci e superficiali incontri con i nostri simili, così che non mi dà più cruccio la sensazione di parlar al vento.

Voi siete, come lo son io, quel vento, e prima di comprendere che tutto quel che esso può fare non sia altro, né più né meno, che frusciar tra rami e muover foglie, occorre che provi a sollevar muri d’acque e smuover monti.
In sostanza viver la vita, ritenendo d’aver opportunità e forze per trovargli una direzione, se non importante almeno significativa.

La questione fondamentale è che ci son cose che non potremo mai fare e altre che, forse a causa della facilità, ci appaiono scontate, con quel sapor del quotidiano che fa fuggir a gambe levate il Salgari ch’è in noi e anela orizzonti esotici più in là di dove, costretti o meno, trascorriamo il nostro tempo.

Se ora, in questo momento, aveste la certezza di un breve tempo di vita concessovi, diciamo qualche giorno, che fareste?
Mettete da parte la riservatezza, quel che avete la possibilità di dire potrebbe tornar utile ad altri, esser spunto e riflessione in questi tempi difficili.

Comincio io… esauriti i saluti di persona e telefonici dedicherei buona parte di quell’ultimo tempo a metter a posto le mie cose, riassettar la casa per così dire, e poi riandar indietro nella mia vita e come quel vento che non sceglie quali foglie far tremolar ne vorrei agitar il più possibile, belle e brutte che siano e riveder gli eventi che racchiudono.
Non saprò nulla dell’impronta che rimarrà nella memoria di chi mi avrà conosciuto di persona o tramite scritto, ma per quanto infinitesima farà per sempre parte del grande albero della vita.
Tal pensiero non mi consolerà, né darà un senso alla mia esistenza, è solo un fatto, per chi lo voglia vedere.

Appresso d’aver smosso le foglie della mia memoria, le guarderò pian piano acquetarsi… dopo avermi mostrato quello che ho sentito di fare e che ho fatto, secondo la mia misura.
La memoria che è in me, l’informazione che racchiudo non avrà un altro vento che la farà viver come ho fatto io, come avete fatto voi.
Unici e irripetibili, baciati dal vento della vita.

Galvan