Rispondi a: E se il tempo non esistesse affatto?

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brig.zero
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CERCANDO IL GRAAL…

L'INCONSISTENTE TESSUTO DEL TEMPO
di Antonio Bruno
per Edicolaweb

Immaginiamo di visitare un grande manicomio abbandonato da anni. Le erbacce hanno invaso i cortili, le piante rampicanti sgretolano a poco a poco gli intonaci esterni e, fra le crepe, nel silenzio angosciante ed infuocato dei giorni d'estate, nidificano le lucertole.

E dentro?… Dentro, il discorso si fa ancora più opprimente. Nell'abbandono di locali ed ambulatori medici, di stanze di sconosciuti infelici che, magari, vi sono stati reclusi per tempi indefinibili, di cameroni dove urla, pianti, risate infelici e le mille espressioni dell'animo smarrito si sono prodotte per anni, ora vi è solo un apparente, quasi palpabile silenzio.
Apparente, sì. Nulla di più “chiassoso”, di più “violento” ed irruente, infatti, di quelle mille urla di anime in pena, può investire la sensibilità di chiunque visiti, per avventura o per curiosità, un simile luogo!
Gli ambienti, i luoghi, sono tutti “impregnati” delle emozioni e dei pensieri che vi furono espressi. Questo è indiscutibile per chiunque sia dotato di una certa “sensibilità” che va oltre il visibile. Un moto emotivo dello spirito umano è come un chiodo che si conficca in una parete o, meglio, un alone leggero ma persistente di fumo che aleggia senza fine nell'aria e che, spesso, si “nutre” di emozioni simili o analoghe. Si tratta di ben precise “leggi” che regolano le occulte manifestazioni dell'invisibile e, che ci piaccia o meno, in quell'”invisibile”, noi, ci navighiamo. Forse non saremo “navi” dalla chiglia molto accentuata ed alcuni di noi, probabilmente, sono solo delle “chiatte” che scivolano sulla superficie, ma ciò non toglie che il fondale sia inimmaginabilmente variegato e ricco di sorprese, per chi solo volesse dotarsi di strumenti adatti per ammirarlo, esplorarlo, sondarlo. Insomma, per chi volesse “buttarsi dalla chiatta”…

Navigando nell'invisibile che ci permea, dunque, io ho sempre posto molta attenzione ai luoghi in cui mi trovavo a transitare, soprattutto se si trattava di luoghi “vissuti”, in cui gli uomini hanno lasciato, vivendo e soffrendo, la loro indelebile impronta emozionale. Ho ascoltato, qualche giorno fa, il racconto di una persona dotata di sensibilità psichica, la quale ha espresso, con parole molto intense e descrittive, tutte le sensazioni di terribile angoscia che percepì una volta, quando si trovò a visitare un manicomio abbandonato. E mi disse che qualcosa di simile le accadde anche il giorno in cui si recò in un famoso ex campo di concentramento nazista. Le sue parole sono state: “Sentivo la sofferenza di migliaia di persone fare a pezzi il mio spirito…”
Tornando all'esperienza del manicomio, quella mia conoscente mi ha raccontato che ogni stanzetta da lei visitata, in uno dei tanti corridoi che ospitavano le camerette dei ricoverati, aveva una diversa “atmosfera”: in alcune non sentiva altro che una sorta di annoiata rassegnazione, ma in altre, veniva come assalita da “proiettili di rabbia o di paura” (uso le sue parole). E credo di capirla, almeno in parte. Poi, mi ha descritto un corridoio dove c'erano mobiletti abbandonati ed alcune sedie arrugginite, di quelle con la ciambella sotto per i malati che non sono autosufficienti, e mi ha raccontato di una sensazione di angoscia assolutamente insopportabile, tanto è vero che, quel corridoio, ha dovuto poi lasciarlo dopo pochi minuti.
Si sentiva come osservata da migliaia di occhi (residui di spiriti non del tutto liberi dalla sofferenza terrena rimasti imprigionati fra quelle pareti?) e, per la prima volta, ha percepito chiaramente dei pensieri di suicidio, pensieri provenienti “dall'esterno” di lei, come se le venissero comunicati o se lei li avesse intercettati. Ritengo che la spiegazione ordinaria che psicologi ortodossi e scienziati danno di questi stati percettivi, ossia che si tratti di suggestioni e di allucinazioni autoindotte, sia troppo limitativa e, benché certamente non escludibile in toto, non esaustiva per le tante casistiche di riscontro oggettivo effettuate in passato su percezioni di sensitivi che poi si sono rivelate esatte. Ma, anche al di là delle “prove” empiriche, io ritengo che quella dell'autosuggestione non possa essere una spiegazione adattabile a tutte le percezioni del genere di quelle di cui ci stiamo occupando. Si sono avuti casi di ciechi che, condotti in determinati luoghi senza l'ausilio di alcuna informazione dall'esterno, hanno saputo descrivere scene del loro passato, hanno visualizzato volti e persone poi riscontrate realmente esistite…

Gli esoteristi di scuola orientale parlano di “Piano Akasico” ovvero un “piano” del mondo invisibile che compenetra, come quasi tutti, quello materiale e nel quale restano registrati tutti gli avvenimenti e le emozioni del luogo di cui è il riflesso. Al di là dei termini e delle definizioni, io condivido questa idea della “permanenza emotiva” e credo anche che, volendolo, sia possibile “bonificare” i luoghi da queste tracce del passato. Per spiegare “come” credo che questo sia possibile, dovrei affrontare una trattazione sulle tecniche di “purificazione ambientale” che costituiranno la tematica di un mio prossimo intervento. Per ora, penso sia sufficiente dire che “il fuoco si combatte con il fuoco” e che, pertanto, a emozione si risponde con emozione di inversa tendenza o “polarità”, onde arrivare ad un risultato di annullamento dell'emozione negativa residua.

Per chi crede nella medianità seria, non quella dei “tavolini che ballano”, “Cerchio Firenze 77” è un nome certamente non sconosciuto. I “Maestri” comunicanti dissero, fra le migliaia di comunicazioni, quanto segue sul sentire e sul piano akasico:

«Lezione del 24.1.1974 – Kempis
Ecco che esaminando insieme ai nostri Maestri la costituzione dei piani di esistenza, siamo giunti ora al piano akasico, che sappiamo essere diversamente costituito dal piano fisico, astrale e mentale. Infatti, mentre questi piani più densi sono composti da fotogrammi, il piano akasico è costituito da un insieme di teorie di sentire individuali che vanno da un “sentire” detto in “potenza” sino ad un “sentire” definito in “atto” Così il veicolo akasico di ogni individuo è composto proprio da queste gamme di “sentire” che le nostre Guide hanno paragonato ad una collana di perle, in cui ogni perla è un “sentire” sempre più complesso che si rivela man mano che l'individuo procede nella sua evoluzione.
Ognuno di noi ha la sua collana di “sentire individuale”, collana che fuoriesce da una sola incarnazione, che dura tutta l'esistenza dell'individualità, per poi trasformarsi in “sentire Assoluto”.
Ebbene, se tutte queste collane, per una raffigurazione mentale, le mettiamo assieme, vediamo che sono analoghe, non solo, ma se una unità di scorrere c'è – sia pure illusoria data la natura stessa del sentire individuale – questa illusione si svolge simultaneamente fra i vari “sentire”: ogni unità di percezione, che viene colta una sola volta nell'eternità senza tempo, vibra analogamente con tutti i suoi simili.
Poi sarà il “sentire” più intenso successivo a quella fase di esistenza, per ognuno via via più complesso, più raffinato. Dunque nemmeno nel piano akasico troviamo l'”io”, ma troviamo unicamente dei “sentire” percepiti uno alla volta così da dare l'illusione di uno scorrere, di un prima e di un dopo, ma che in effetti sono li da sempre e per sempre.
Non esiste un ente percepente nel piano akasico, ma la natura limitata, chiusa di ogni “sentire” che si rivela fase per fase, crea questa successione che non ha durata di tempo.»

Parole che ad alcuni diranno molto e ad altri poco o nulla. Ma pur sempre pensieri espressi e, in quanto tali, rintracciabili, per chi lo crede possibile, nel tessuto inconsistente dell'illusorio tempo.
http://www.edicolaweb.net/graal13a.htm

ops http://www.esoterismoemisteri.com/il_piano_akasico_e_il_mistero_del_tempo.html #reprur


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