Rispondi a: E se il tempo non esistesse affatto?

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Richard
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È necessario che il tempo sia la quarta dimensione dello spazio?
di Corrado Ruscica

Nel loro recente articolo, Amrit Sorli e Davide Fiscaletti tentano di spiegare come non sia necessario considerare il tempo nel contesto dello spaziotempo quadridimensionale, bensì come una entità fisica distinta e separata dallo spazio.

Prima di Einstein e poi dell'invenzione della fisica moderna, molti filosofi hanno discusso a lungo sulla natura del tempo. Più di un secolo dopo Einstein, oggi sappiamo che l'idea base è quella secondo cu[color=#ff0000]i il tempo costituisce una sorta di quarta dimensione dello spazio[/color], una struttura che viene rappresentata matematicamente dal cosiddetto spaziotempo quadridimensionale di Minkowski.

Nonostante ciò, alcuni teorici come Amrit Sorli e Davide Fiscaletti, fondatori del Space Life Institute in Slovenia, suggeriscono che il tempo esiste indipendentemente dallo spazio. Nel loro ultimo articolo, i due scienziati dimostrano come due fenomeni della relatività speciale, la dilatazione dei tempi e la contrazione delle lunghezze, possano essere meglio descritti nel contesto di una struttura tridimensionale dello spazio in cui il tempo è una quantità che viene utilizzata per misurare semplicemente una variazione, ad esempio il moto del fotone, in questo spazio 3D.

Questa idea, che è in accordo con la visione del tempo di Gödel, implica che il tempo non rappresenta più una dimensione fisica dello spazio attraverso il quale si potrebbe addirittura viaggiare nel passato o nel futuro.

Altri ricercatori hanno comunque studiato la possibilità di eliminare il concetto dello spaziotempo in modo da considerare sia lo spazio che il tempo come due entità separate. Anche se questa idea viene meglio espressa se viene introdotto il concetto di etere, cioè un mezzo fisico che permea tutto lo spazio, Sorli e Fiscaletti ritengono invece che questa idea possa essere meglio rappresentata e descritta in termini di un vuoto quantistico tridimensionale. In altre parole, anziché considerare lo spazio come un mezzo che trasporta la luce, la propagazione della radiazione viene regolata, per così dire, dalle proprietà elettromagnetiche, cioè la permeabilità e la permittività, del vuoto quantistico.

“Stiamo sviluppando un modello matematico in cui la gravità è il risultato della diminuzione della densità di energia del vuoto quantistico tridimensionale causata dalla presenza di un oggetto di massa stellare o materiale” spiega Sorli. “La massa inerziale e quella gravitazionale hanno la stessa origine, cioè la variazione della densità di energia del vuoto quantistico. Inoltre questo modello permette di derivare esattamente la precessione del perielio di Mercurio, una conseguenza della relatività generale” conclude Sorli

http://astronomicamentis.blogosfere.it/2012/04/e-necessario-che-il-tempo-sia-la-quarta-dimensione-dello-spazio.html

http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.8462
Il tempo misurato con orologi è
una quantità matematica

Ing. Amrit Srecko Sorli
Space Life Institute

.. Questa visione del tempo prevede che l’universo non esiste nel tempo, al contrario il tempo esiste nell’universo come una quantità matematica dei cambiamenti. I viaggi nel tempo non sono possibili, uno può viaggiare solo nello spazio e il tempo è l’ordine numerico del suo viaggio.

Nell’universo passato, presente e il futuro esistono solo come realtà matematiche, l’universo e’ atemporale. Gli esseri umani “vivono nel tempo” perchè la nostra esperienza della vita scorre nel tempo psicologico “passato – presente – futuro”.

Il tempo psicologico e’ risultato della dinamica neuronale del nostro cervello. Nell’esperienza umana l’universo e la nostra vita cambiano sempre nel momento presente. Questo momento presente e’ l’eternità stessa, per questo l’essenza della vita, dell'universo intero possiamo scoprirla solo nel momento presente.

L’universo atemporale richiede la logica trivalente. Una cosa può essere A (materia), B (energia) o anche C (l’universo matematico). Il tempo appartiene all’universo matematico. Anche la consapevolezza richiede la logica trivalente perchè non e’ l’energia o la materia nei termini a noi conosciuti.

La schema strutturale dell’universo atemporale

la consapevolezza
l'universo matematico
lo spazio tridimensionale originato dal vuoto quantistico tridimensionale
l’energia elettromagnetica
la materia

[color=#ff0000]La consapevolezza ha un ruolo importante nell’evoluzione dell'universo e della vita. Tramite l’universo matematico sono regolati i movimenti e il comportamento delle particelle subatomiche. Nell’universo atemporale i cambiamenti non sono accidentali, anche le mutazioni genetiche non sono accidentali, ma sono regolate della consapevolezza stessa. L’evoluzione dell' universo e della vita tende verso la scoperta della consapevolezza. La vita sulla Terra e’ solo la parte di un processo universale. Con grande probabilità non siamo l’unica civiltà nell’universo, ma sicuramente siamo una delle più distruttive perchè il nostro funzionamento e’ ancora legato agli istinti animalistici di sopravvivenza. Perciò esiste emergenza dello sviluppo di ogni individuo nella nostra società verso la scoperta della consapevolezza. [/color]

La consapevolezza funziona nell’essere umano come sua capacità di essere consapevole di quello che accade nel momento presente al livello di pensieri, emozioni ed livello corporeo. [color=#ff0000]Quando assumiamo la piena responsabilità per il nostro “stato d’anima”, ci avviciniamo alla consapevolezza e cambiamo i nostri comportamenti verso noi stessi, verso gli altri e verso il mondo intero. [/color]Questo “approccio consapevole” di ogni individuo è il fondamento di una società costruttiva, che vive in piena armonia con la natura e con l’universo intero.

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http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.8297
La cooperazione tra un fisico italiano e un ingegnere sloveno introduce un perfezionamento nella relatività speciale di Einstein, scioglie un equivoco e dischiude nuove prospettive (con qualche sogno infranto)…

di Mauro Ferri

Il fisico italiano Davide Fiscaletti e l'ingegnere sloveno Amrit Sorli hanno pubblicato in questi anni quattro articoli sulla relatività speciale nella rivista americana “Physics Essays”, edita dall’American Institute of Physics. Il risultato della loro ricerca sorprende per la semplicità intuitiva della soluzione: il tempo che noi misuriamo con gli orologi non è altro che una sequenza numerica di cambiamenti, un ordine numerico, una quantità matematica. In altre parole, non esiste come dimensione fisica.

Nella sua introduzione all'incontro con Julian Barbour del 22 gennaio scorso, Giulio Giorello ha suggerito una suggestiva analogia, che aiuta a comprendere il senso dell'illusione della realtà: ha parlato delle luci che decorano strade e piazze durante le fiere di paese, o nel periodo natalizio. Quelle in movimento, in cui si vede un lampo di luce che corre lungo una parete. Ogni lampadina del percorso si accende al momento opportuno, poi si spegne. Ciascuna emette la sua luce, ma l'osservatore ha l'impressione di vedere una sola luce, con entità propria, che si muove.

È questa semplice analogia che può ricondurci a comprendere il senso degli “Adesso” di Barbour e dei “Quanti di spazio” di Fiscaletti e Sorli, se davvero sono concetti tra loro assimilabili. Ma andiamo per ordine.

..Possibile che non esista? “Quello è il tempo psicologico”, sostengono Fiscaletti e Sorli, cioè “la realtà psicologica attraverso la quale noi sperimentiamo il cambiamento,” e ricordano che dell’argomento avevano già parlato Albert Einstein e il matematico e logico austriaco Kurt Gödel nella seconda metà del secolo scorso.

..
Nella fisica Newtoniana, nonché nella meccanica quantistica standard, il tempo è postulato come una grandezza fisica speciale e assume il ruolo di variabile indipendente dell'evoluzione fisica. E nella sua teoria della relatività speciale, Einstein descrisse i fenomeni elettromagnetici mediante il formalismo dello spazio-tempo quadridimensionale creato dal matematico tedesco Hermann Minkowski.

La quarta dimensione temporale viene rappresentata dalla relazione ict, cioè i moltiplicato per c e poi per t. La prima lettera rappresenta l’unità immaginaria, vale a dire qualunque cosa, la più semplice possibile, un fotone, per esempio; t è il tempo e c la velocità della luce.

Secondo Fiscaletti e Sorli questo formalismo mostra che il background dei fenomeni fisici è in realtà uno spazio atemporale. Questo perché il simbolo t rappresenta la sequenza numerica del moto di un fotone nello spazio, e la relazione ict non descrive una quarta dimensione fisica, ma solo il processo di cambiamento che avviene nello spazio a tre dimensioni.

Per meglio comprendere il senso profondo di questa spiegazione occorre sapere che Fiscaletti e Sorli intendono l’universo non solo come atemporale, ma anche infinito e soprattutto formato da entità di base (i mattoni dell’universo) che si chiamano ‘quanti di spazio’, corpuscoli infinitesimali che riempiono e permeano l’intero universo.

Essi sono indivisibili (veri atomi, come li intuirono alcuni antichi filosofi, e il termine sarebbe appropriato, se non fosse stato arbitrariamente utilizzato per definire oggetti che, certo, atomi non sono) e hanno la dimesione più piccola che si possa concepire in fisica, che è dell’ordine di 10 elevato alla -35 metri, una misura calcolata da Max Planck, il fisico tedesco che per primo formulò la teoria della meccanica quantistica alla fine dell’800.

Quindi, il fotone che percorre una certa distanza lo fa attraversando un certo numero di quanti di spazio, ovvero di “distanze di Plank”, e siccome lo fa alla velocità massima possibile (c = velocità della luce), lo percorre nel cosiddetto “tempo di Plank” (cioè 10 elevato alla -44 secondi).

Ne consegue che ciascuna distanza di Planck corrisponde esattamente a un tempo di Planck, i quali alla fine non sono altro che sequenze numeriche (e quindi matematiche) del moto del fotone. Ecco che la visione del tempo proposta da Fiscaletti e Sorli risolve quell’equivoca interpretazione della relatività speciale: onde elettromagnetiche, particelle e oggetti massivi si muovono esclusivamente nello spazio, e al tempo non rimane altro che essere un ordine numerico del loro movimento.

Secondo i due studiosi, troppi scienziati, ancora oggi, sono vittime dello stesso inganno della percezione psicologica del tempo e continuano a idealizzarlo, a ritenerlo assoluto. Ma il fatto è che noi non misuriamo mai veramente questo tempo assoluto, perché il tempo assoluto non appare nei laboratori di misura: noi, piuttosto, misuriamo la frequenza, la velocità e la sequenza numerica del cambiamento della materia.

Ciò che si rivela negli esperimenti come effettivamente ‘esistente’ è il moto di un sistema e… il parallelo ritmo di marcia di un orologio. Già, gli orologi. Diciamo che misurano il tempo. In realtà noi usiamo gli orologi per misurare questo ordine numerico. Il fatto è che anche gli orologi si muovono nello spazio; essi sono sincronizzati con i movimenti universali: una volta lo erano con i moti della luna e del sole, oggi usiamo quelli di tutti gli astri che riusciamo a vedere, le effemeridi, e quelli più precisi sono sincronizzati con i movimenti atomici, ma sono solo sistemi di riferimento per misurare tutti gli altri cambiamenti.

“Dobbiamo prendere atto” concludono Fiscaletti e Sorli “che lo spazio-tempo non è l’arena fondamentale dell’universo; questa invece è un background tridimensionale quantistico costituito da entità fondamentali del volume di Planck”. Ma poi aggiungono, con una sentenza che un po’ ci lascia l’amaro in bocca, che non esiste nessun passato o futuro fisico e che, oltre a tutto, i viaggi nel tempo non sono possibili, anche se scienziati del calibro di Stephen Hawking e Sean Carroll sostengono il contrario, o almeno ne ammettono la possibilità. Per Fiscaletti e Sorli l’uomo può viaggiare soltanto nello spazio, nel tempo può farlo soltanto con l’immaginazione. È chiaro che il concetto di tempo come sequenza numerica di cambiamenti introduce nuove prospettive sulla vera natura dell’universo nel suo insieme e stimola idee affascinanti per gli sviluppi nelle applicazioni pratiche che sempre le speculazioni scientifiche hanno prodotto. Affascinanti, anche se distruggono i sogni dei viaggi nel tempo. Ma i sogni, si sa, trascendono le leggi della fisica e nessuna equazione ce li potrà mai sottrarre.