Rispondi a: Quanto e cosa sapete di Astrologia?

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#20061

Castalya
Partecipante

Volevo ringraziarti ma per qualche motivo nelle settimane fine dicembre inizio gennaio non voleva accettare pasword e non si apriva il sito……

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Continuiamo col nostro discorso:

[color=#cc0000]CONFUTAZIONI INCONSISTENTI

È nato prima l'uovo o la gallina? Si potrebbe anche partire da questo. A quanto pare esistono studiosi di astronomia, non molto ferrati in materie diverse, che danno per scontato che siano le costellazioni ad avere ispirato i segni zodiacali agli astrologi. Ne siamo proprio sicuri? Mai sorto nessun dubbio in merito? Eppure il verbo «dubitare» dovrebbe essere prerogativa delle menti scientifiche; o lo è solo quando si tratta di irrigidirsi su certe posizioni, senza impegnarsi in un'adeguata indagine? Questo non è, per la verità, un atteggiamento degno di veri scienziati… Non so se qualcuno, maggiormente dotato di acume, si sia mai chiesto che senso avesse definire zodiacali le costellazioni attraversate dall'eclittica dal momento che la stragrande maggioranza di tutte le costellazioni ha come referente un animale, realmente esistente o mitologico, e che corrispettivamente quelle dello Zodiaco hanno solo perlopiù un tale referente. In realtà Zoidiakòs era il nome dato all'insieme dei 12 segni perché raffiguranti in maggioranza animali. Per inciso, mi viene fra l'altro da sorridere al solo pensiero che ci siano astronomi, i cui scritti mi è capitato di leggere, che candidamente si meravigliano che la quasi totalità delle costellazioni non somigli affatto alla figura che si suppone rappresentino, essendo pur vero che, dato un certo numero di punti su un piano, con un po' di fantasia vi si possa vedere raffigurato ciò che si vuole. (Un giorno nel cielo vidi due pesci, e mi venne la geniale idea di chiamare «Pesci» quel gruppo di stelle!). Ciò significa semplicemente essere così superficiali da ignorare totalmente il significato della parola «simbologia». Normalmente miti e relative simbologie hanno origini terrene, prima di avere qualche possibilità di essere «trasferiti» in cielo…
Mi si consenta un'altra divagazione. Un giorno un mio professore, durante una lezione, affermò che Galilei era costretto a fare oroscopi. Ma in seguito venni a sapere che le cose non stavano proprio così… Personalmente il dubbio che i pianeti potessero realmente avere un'influenza sugli esseri viventi, dubbio rivelatosi poi assolutamente fondato, a me sorse dall'amore per l'astronomia, pur essendo stato fino a quel momento uno scettico della prim'ora che confinava frettolosamente (mal comune) l'astrologia nella superstizione, identificandola in giornaletti e relativi oroscopini sciocchi o accomunandola a pratiche e dottrine di tutt'altra natura, senza conoscerne i reali fondamenti. Atteggiamento decisamente stolto, come quello di superbia che ci porta a ritenere che le conoscenze dei nostri antenati, poveri ignorantoni, fossero solo frutto della loro immaginazione o delle loro credenze superstiziose. Mi chiedo quante volte il povero Newton si sia rivoltato nella tomba, pace all'anima sua! Non è che uno dei tanti scotti da pagare col progresso scientifico.
Furono i romani, precisamente all'epoca di Caio Giulio Cesare, a dare forma definitiva alle costellazioni attraversate allora dall'eclittica, dette quindi zodiacali, facendole corrispondere esattamente ai preesistenti segni dello Zodiaco, in parte basandosi su costellazioni già «create» in passato, in parte integrando lo zodiaco celeste. La costellazione della Libra (Bilancia), per esempio, che fino ad allora semplicemente non esisteva, fu creata ad hoc. I greci consideravano le sue stelle parte dello Scorpione, una delle costellazioni già esistenti.
In poche parole si rischia di finire per commettere lo stesso tipo di errore in cui incorre chi confonde la causa con l'effetto, o dei bambini che ritengono che il papà sia più vecchio del nonno perché più grosso e più alto di statura…
Eppure tutto ciò, al di là dell'interesse storico, per l'astrologia occidentale è semplicemente irrilevante. Perché?
Perché il moto di precessione degli equinozi, scoperto dall'astrologo, o se si preferisce astronomo, greco Ipparco circa 2200 anni fa, non è che un pretesto piuttosto banale con il quale gli astronomi moderni, fieri oppositori dell'astrologia, cercano di inficiare la dottrina agli occhi di coloro che non sono in possesso di sufficienti nozioni astrologiche per sapere che la ripartizione dell'eclittica in segni zodiacali costituisce un'invariante astronomica all'interno del sistema solare, essendo calata sulla sua intersezione con l'equatore celeste e non sull'identificazione nello sfondo delle costellazioni zodiacali.
Regola aurea, sistematicamente violata dagli stolti, è che prima di poter confutare una dottrina con valide argomentazioni bisogna anzitutto esserne buoni conoscitori, altrimenti si rischia solo di «sparare» a casaccio.
Possibile che non esistano detrattori dotati di sufficiente perspicacia per chiedersi almeno come mai da sempre gli astrologi occidentali tengano in considerazione solo una minima parte (il sistema solare) di tutto ciò che è presente nel cielo, o come mai nessun astrologo «ortodosso» abbia mai parlato di influssi provenienti da zone remote della galassia? Domanda invero retorica perché se esistessero non sarebbero tali, o quanto meno fonderebbero le loro obiezioni su argomentazioni più consistenti. Se le costellazioni zodiacali per la dottrina astrologica avessero una reale influenza sull'uomo, perché non dovrebbero averla le altre, pur identificate come costellazioni da millenni?
Naturalmente c'è da tener presente il punto di vista degli astronomi come studiosi dell'intero universo conosciuto e il significato che per la loro scienza hanno le costellazioni, analogo a quello che avevano per i navigatori, quali preziosi punti di riferimento. Ma nell'essersi valsi del moto di precessione per confutare l'astrologia, senza evidentemente conoscerne bene né la storia né i fondamenti, hanno finito, loro malgrado, per dare adito in maniera deprecabile a nuove speculazioni oziose da parte di sedicenti astrologi, quali le cosiddette «ere precessionali» o gli oroscopi basati sulle effemeridi astronomiche, cioè sulle posizioni dei pianeti nelle costellazioni, e non nei segni zodiacali risultanti dalla partizione dell'eclittica (che producono risultati a dir poco ridicoli!). In conclusione non hanno inficiato un bel nulla e alimentato invece la ciarlataneria e la confusione, già notevole, nella dottrina astrologica.
Che la nostra prospettiva sia mutata, e variabilità dei fenomeni meteorologici a parte, dovuta poi a fattori eterogenei, sono forse cambiate le stagioni nei millenni? Che il punto vernale, o punto Gamma, abbia adesso come sfondo la costellazione dei Pesci e non più quella dell'Ariete, non continua forse a segnare l'inizio della stagione primaverile nell'emisfero settentrionale, con tutti i significati e le conseguenze che ha in natura?
Per questo motivo gli astrologi occidentali, consapevolmente o (com'è meno probabile) inconsapevolmente, hanno fatto cosa più che saggia a non tener conto del moto di precessione che avrebbe insulsamente stravolto ogni cosa. Si sarebbe finito per commettere l'errore di cui sopra, ovvero per confondere il reale significato della partizione dell'eclittica con l'idea di far coincidere le parti risultanti con le stelle, raggruppate in costellazioni, dello sfondo celeste. Idea senz'altro poetica ma, retrogradazione dei punti equinoziali sussistendo, poco pratica… Sarebbe impresa assolutamente velleitaria e priva della benché minima possibilità di successo cercare di persuadere gli astronomi a cambiare periodicamente i confini delle costellazioni per far piacere agli astrologi!
I segni zodiacali avevano e DEVONO continuare ad avere come riferimento il periodo stagionale e non le costellazioni omonime (denominate poi allo stesso modo per farle corrispondere ai segni). Ariete è solo un nome, ed è il nome con cui riassumiamo tutta quella serie di simboli e significati corrispondenti per noi alla prima fase primaverile e non corrispondenti ad una zona remota del cielo in cui compaiono stelle che noi associamo in costellazioni ma che in realtà possono trovarsi a migliaia di anni luce di distanza fra loro e dalla Terra, e che non possono di conseguenza avere alcuna influenza sul nostro pianeta.
Per gli astrologi occidentali i primi 30°, o primo dodicesimo dell'eclittica che ha il suo punto iniziale nel punto vernale, e che segna l'inizio dell'ascesa del Sole sopra l'equatore celeste, verso il punto solstiziale estivo, si chiamava allora e DEVE continuare a chiamarsi tuttora Ariete, il secondo dodicesimo Toro, il terzo Gemelli e via dicendo. Sono propriamente tali partizioni, equivalenti ai periodi stagionali cardinali, fissi e mobili, che noi chiamiamo segni zodiacali, che non hanno nulla a che fare con le fittizie costellazioni, se non il fatto che esse costituiscono, o costituivano un tempo, il loro sfondo celeste.
Per onestà, devo dire che la mia replica è essenzialmente rivolta all'indirizzo di astronomi miei connazionali, che da «buoni» italiani devono purtroppo sempre distinguersi, proprio per avere la pretesa di confutare discipline nelle quali si rivelano totalmente incompetenti. Per molti studiosi tedeschi e statunitensi quel che sto dicendo è in realtà cosa risaputa. Esaminando le celeberrime mappe stellari di Hallwag, per esempio, si può vedere come i compilatori pongano sull'eclittica i simboli dei 12 segni zodiacali nelle loro giuste posizioni astrologiche, non coincidenti con le costellazioni. All'intrepida «Armata Brancaleone» dei detrattori italiani ardisco dare un semplice consiglio: leggere queste Nozioni basilari, giusto per avere una prima infarinatura della disciplina che si intende confutare.
Del tutto superfluo, per quanto detto, appellarsi a Ofiuchi, Balene, tredicesime, quattordicesime o ennesime costellazioni, tracciate dagli astronomi, attraversate dall'eclittica. Queste argomentazioni hanno un sapore ancor più puerile di quella che si vale del moto di precessione degli equinozi. È del tutto ovvio che di costellazioni e relativi confini anche un umile contadino può tracciarne quanti desidera. Tant'è che nemmeno tra gli astronomi esiste pieno accordo sui confini delle costellazioni. L'astrologia ha correttamente suddiviso le fasi stagionali in 12 parti uguali, corrispondenti a 12 partizioni dell'eclittica solare, classificate e denominate diversamente, perché 12 sono le effettive classi risultanti, con i loro rispettivi valori, significati e influssi, e tali DEVONO rimanere perché immutate nei millenni.
Concludo con un esplicito invito rivolto a tutti i miei colleghi, almeno a quelli che studiano e praticano la dottrina con onestà e correttezza deontologica. L'invito è a non raccogliere provocazioni che lasciano il tempo che trovano di persone che ignorano i fondamenti astrologici (i più) o che fingono di ignorarli (i meno). L'astrologia, come praticata da noi occidentali e per noi occidentali, andava bene 2000 anni fa come va bene tuttora. Il moto di precessione non ha mutato le cose semplicemente perché non poteva mutarle. È per questo che continuiamo a stampare effemeridi astrologiche, sulle quali per noi compaiono ovviamente i segni (cioè le 12 partizioni dell'eclittica), non le costellazioni come in quelle astronomiche; ed è per questo che il fenomeno in questione non: «può non essere», ma «NON DEVE» essere tenuto in considerazione dalla disciplina, almeno riguardo ai segni zodiacali.[/color]