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Richard
Richard
Amministratore del forum

http://www.media.inaf.it/2012/08/14/previsione-tempeste-solari-neutrini/
L’ipotesi dei ricercatori è che, ad accelerare il tasso di decadimento del manganese-54 (il radioisotopo utilizzato, insieme al cloro-36, nell’esperimento della Purdue University) in cromo-54, siano i neutrini. Ma c’è un problema. Anzi due. Primo, i neutrini, dotati di energia e massa pressoché trascurabili, in teoria dovrebbero interagire poco o nulla con la materia che incontrano. Secondo, la costante di decadimento di un determinato isotopo è, per l’appunto, una costante: i processi esterni non dovrebbero essere in grado di alterarla. «In altre parole, stiamo dicendo che qualcosa che non interagisce con nulla sta alterando qualcosa che non può essere alterato», ammette Jenkins. «A modificare il tasso di decadimento potrebbero essere i neutrini, o forse una particella sconosciuta».

Per nulla scoraggiati dalle imbarazzanti premesse, Jenkins e colleghi, dal 2006 a oggi, in occasione di 10 brillamenti solari, hanno analizzato i dati registrati dal loro detector. E l’anomalia ha continuato a ripetersi. Inoltre, hanno osservato una variazione sincrona con l’avvicinamento e l’allontanamento annuale della Terra rispetto al Sole, anch’essa coerente con l’ipotesi dell’influenza dei neutrini sul tasso di decadimento. «Quando la Terra si trova più lontana», osserva infatti Jenkins, «abbiamo meno neutrini solari, e il tasso di decadimento è un po’ più lento. Quando invece siamo più vicini, ci sono più neutrini, e il decadimento diventa un po’ più veloce». Insomma, se confermato da ulteriori dati, il metodo basato sulla variazione del decadimento radioattivo potrebbe rappresentare un contributo decisivo nel campo delle previsioni meteorologiche spaziali.