Rispondi a: Il nostro Universo e l'altro Universo

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brig.zero
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Che cosa è la molteplicità? E’ l'insieme del manifestato e del non manifestato: dei Cosmi e del non manifestato che li separa. Sicché, se si immagina tutto quanto esiste, la molteplicità, in questa dimensione di esistenza di Eterno Presente, cioè al di là del tempo, ma non di Infinita Presenza perché in stato di separazione, di distinzione, tutti i Cosmi esistono simultaneamente. Se poi si introduce l'elemento sequenzialità-tempo-successione, esiste un solo Cosmo alla volta, con buona pace di chi vuol capire quello che diciamo. Difatti se le cose stanno cosí, un astronauta peregrino non troverebbe mai un altro Cosmo per il semplice fatto che un altro Cosmo non sarebbe manifestato.

Questo discorso che può chiarire le idee di chi ha la pazienza di stare ad ascoltarci, ha un solo difetto: il difetto di non essere vero. Vedrò di spiegarmi. Quando ho parlato dell'esistenza simultanea dei Cosmi, l'ho fatto partendo dalla supposizione che la totalità della molteplicità possa essere osservata in stato di Eterno Presente, ma non di Infinita Presenza. Ma questa è una figurazione speculativa, perché a livello ultra-cosmico, piano del quale stiamo parlando, siamo nel mondo del « sentire », cioè lungi dal mondo della percezione; mentre la molteplicità, vista e non « sentita », non divenuta coscienza, non fusa nella « comunione », sarebbe uno stato di conoscenza proprio del mondo della percezione, dove soggetto ed oggetto appaiono divisi. Sarebbe una contraddizione in termini, nel mondo del « sentire », uno stato di coscienza che non fondesse nell'Unità la Realtà che abbraccia.

Per esempio: la Coscienza Cosmica è uno stato d'essere in cui l'intera Realtà cosmica è in stato di « comunione », non di separazione. Sicché, se si volesse immaginare che esistesse uno stato di coscienza intermedio, fra la coscienza cosmica e la coscienza assoluta, questo stato di coscienza non potrebbe essere rappresentato dalla totalità della molteplicità, vista ma non « sentita », non fusa nella « comunione », perché, ripeto, questo non sarebbe uno stato di coscienza: uno stato di coscienza fonde nell'Unità la Realtà che abbraccia.

Se tutto quanto esiste, esiste al di là del tempo, in stato di Eterno Presente, ed oltre a ciò è fuso nella « comunione », questo è lo stato d'essere dell'Assoluto. Posso fittiziamente chiamare questo stato di coscienza « coscienza ultra cosmica », ma in effetti è la « coscienza assoluta ».

Quindi, scartata l'ipotesi che il presunto stato di coscienza intermedio non conosca la successione, ma conosca ancora la separazione, non rimane che un'altra ipotesi; e cioè che questo stato di coscienza intermedio che noi proviamo a porre che esista, sia rappresentato da stati di coscienza abbraccianti in successione piú Cosmi. Ora è chiaro che se si ammette anche una sola fase di passaggio fra la coscienza cosmica e la coscienza assoluta, implicitamente si trasportano, non dico il tempo e lo spazio, ma certamente la sequenzialità e la separatività al di là del Cosmo.

Mentre se è certo che la molteplicità è dimensione d'esistenza comune a tutti i Cosmi, per il fatto che solo nella Realtà Assoluta tutto è Uno e quindi ciò che non è Realtà Assoluta necessariamente deve essere molteplice è altrettanto certo che la molteplicità è realizzata in ogni Cosmo in modo diverso. Tempo e spazio, sequenzialità e separatività, rappresentano il modo in cui è realizzata la molteplicità nel nostro Cosmo: come lo sia negli altri non lo sappiamo.
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