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Contano solo lobby, baroni, figli di papà

Il superchirurgo Macchiarini: questa è la nostra università, i talenti sono ignorati

FIRENZE. Ci sono altri cervelli non valorizzati alla Macchiarini? «Non lo so. So però che anche [u]in Toscana ci sono tanti giovani talenti che non hanno la possibilità di mostrare il loro valore perché sono compressi da un sistema universitario in cui non conta il merito, ma le lobby e i partiti[/u]».

Paolo Macchiarini, il numero uno dei chirurghi al mondo per la trachea, nato a Viareggio, laureato a Pisa e poi costretto a emigrare all'estero, è deluso.

Sperava di creare una scuola all'avanguardia a Firenze. Non ci è riuscito. Andrà a insegnare a Stoccolma:

«L'università ha le sue regole», ha spiegato il preside di medicina Gian Franco Gensini. Intanto il presidente della Regione Enrico Rossi ha invitato il chirurgo a rimanere a insegnare a Firenze:
«La Regione farà di tutto affinché Macchiarini resti a lavorare da noi e anche ad insegnare», promette Rossi, in seguito alla decisione del professore viareggino di andare ad insegnare al Karolinska institutet di Stoccolma.

«Sono stato io, trovando ampia condivisione, a volere che lui, toscano, tornasse a operare in Toscana», ricorda Rossi. Lei, professore, ha confermato che la sua scelta è irrevocabile.

Perché? «Io non lascio il mondo accademico toscano per il semplice motivo che non ci sono mai entrato. Non me lo hanno consentito. Dopo due anni dal mio arrivo con un progetto che prevedeva attività assistenziale e un percorso accademico non è successo nulla. Io credo di essere il primo al mondo sul campo della trachea e devo fare ricerca. Questa opportunità me la offre il Karolinska Institutet e io devo andare. La ricerca non tollera ritardi. [u]Ogni giorno perso è un danno».[/u]

Deluso? «Sì, perché si invoca il ritorno dei cervelli, ma poi non si fa niente in concreto. Ai miei due figli raccomando sempre: “Spiccate il volo dove vi porta il cuore…”». Lei è tornato dopo 18 anni.

Come ha trovato la situazione in Toscana e in Italia?

«Quando me ne sono andato via da Pisa era perché non sopportavo il mondo accademico nostrano: troppi baroni, troppe carriere costruite su amicizie e raccomandazioni, e non sul merito, il talento. Purtroppo la situazione ora è anche peggiore». [color=#ff0000]Addirittura[/color]. «[color=#ff0000]Il mondo universitario italiano è indietro rispetto a quello dei Paesi più evoluti e finchè a guidarlo ci sarà la casta dei baroni non cambierà mai».[/color] Ci sono molti Macchiarini? «Conosco bravissimi chirurghi che emigrano, o finiscono per andare a fare i primari in altre regioni o paesi. Mi telefonano, sono solidali con la mia battaglia però non possono uscire allo scoperto per non rischiare di perdere il posto».

Cosa ne pensa della sanità italiana?

« Non è vero che la sanità in Italia non funzioni. Funziona, eccome. Ci sono modelli e esempi positivi, a cominciare dalla Toscana. Uno come il professor Mosca di Pisa, ad esempio, ce lo invidiano in tutto il mondo». Cosa non funziona? «[color=#ff0000]Non funziona il sistema universitario. I giovani e i talenti non hanno possibilità di esprimersi. Il merito non conta. Comandano i baroni, le lobby, le clientele politiche. Vai avanti se sei figlio di qualcuno. L'Italia è il padre dei figli di…»[/color]. Poi ci sono talora concorsi strani che finiscono sui giornali… «Concorsi strani? E' la prassi comune.[color=#ff0000] Da noi vincono i baroni e i concorsi spesso non premiano i talenti. Lo ripeto: siamo il paese dei raccomandati».[/color] Altrove? «In Usa e Francia ho respirato un'altra aria. In quei Paesi chi ha talento va avanti, viene promosso, fa carriera. Lì contano due aspetti: l'educazione da tramandare ai posteri e mettere a disposizione le proprie conoscenze di avanguardia». Che fare? «Occorre una università dove la qualità dell'istruzione sia altissima e dove l'unico criterio sia il merito, le capacità». Invece? «Questo sistema penalizza i giovani che vengono compressi, non trovano nell'università il loro ambiente di sviluppo ideale delle potenzialità che hanno. Ma penalizza anche i cittadini perché un medico poco bravo è un danno per i malati. La mediocrità del sapere genera la mediocrità dei servizi. L'eccellenza invece chiama eccellenza. Ma per eccellere occorrono regole che siano uguali per tutti, occorre che si punti sul merito, che si valorizzino i talenti».

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2010/07/31/news/contano-solo-lobby-baroni-figli-di-papa-2216355


IL PARADOSSO DELLA NOSTRA ERA: "Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole; Piu comodità, ma meno tempo; Piu esperti, ma piu problemi; Piu medicine, ma meno salute;
E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina e niente in magazzino.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco e odiamo troppo spesso.