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brig.zero
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La conservazione dell'energia :yesss:
Leggendo i nostri interventi del passato in cui parlavamo del rapporto tra l'esistenza e la scienza potreste esservi fatti l'idea errata che, nel nostro sistema filosofico, la scienza abbia un ruolo senza importanza e, anzi, che la riteniamo talmente satura di concetti sbagliati da non vederne l'utilità.
Non è affatto così: il percorso scientifico dell'uomo nel corso della sua evoluzione è uno degli elementi più affascinanti e interessanti per la visione che ci porge di come microcosmi relativamente insignificanti come l'essere umano riescano, talvolta, ad avere sprazzi di intuizione che permettono loro di ragionare e affrontare un macrocosmo complesso e multistrutturato che dovrebbe sfuggire, per la sua complessità e i suoi infiniti collegamenti tra le sue molteplici componenti, alla sua comprensione.
Quello che abbiamo disapprovato nella scienza (ma forse sarebbe meglio dire negli scienziati) è l’uso sbagliato che spesso ne viene fatto, la mancanza di umiltà che caratterizza gran parte degli “scienziati” (mentre noi siamo dell’idea che più uno sa, più dovrebbe acquisire il senso dell’umiltà di fronte alla vastità di una Realtà ancora in gran parte sconosciuta), il loro ritenersi detentori di una verità che, pure, la storia passata ha insegnato essere quasi sempre ben lontana dall’essere una Verità acquisita e immodificabile; abbiamo stigmatizzato, inoltre, il rifiuto di buona parte della scienza ufficiale di ascoltare altre voci o altre idee che non siano le sue, giudicandole senza remissione sbagliate perché tali sembrano se rapportate a quelli che essa ritiene essere gli unici parametri veri e indiscutibili… e questo nonostante i fatti della vita dimostrino in continuazione, a beneficio di chiunque voglia essere obiettivo, che c’è sempre e comunque la possibilità che la Verità posseduta possa essere quanto meno incompleta e, quindi, non sempre totalmente attendibile.

Il concetto “tutto mi parla di Te” è senza dubbio un concetto di una validità estrema: usando anche solo gli strumenti relativamente poco sofisticati che possiede l'essere umano, attraverso la sua possibilità di raffrontare, dedurre e intuire, egli ha la possibilità di risalire – grazie al continuo ampliamento della sua coscienza e, di conseguenza, della sua graduale riunione con l'Assoluto – dal poco e da vicino che arriva alla sua percezione, all'immenso e lontano che non percepisce ancora, ma che può individuare e precisare a mano a mano che la sua coscienza si espande.
Questo porta alla conseguenza – sempre più vera ai giorni vostri – che ciò che definite scienza tende gradatamente a sfumare in concetti filosofici, unendo la conoscenza e la consequenzialità logica all'intuizione, portandovi a raggiungere concetti, per il momento, ancora lontani dalla vostra possibilità di una reale sperimentazione e ripetibilità per provarne l'esattezza; questo passaggio, se ci si pensa con obiettività, va evidentemente al di fuori della concezione comune di scienza come tradizionalmente intesa, ovvero un insieme organico di conoscenze ricavate dall'osservazione sperimentale e dalla sua verifica attraverso la possibilità di ripetere un determinato meccanismo di causa-effetto: a nessun scienziato, per esempio, è possibile verificare l'ipotesi del bing-bang, eppure questo è un concetto ormai entrato nel linguaggio dell'umanità e considerato probabile. Ma questo difetto di logica, solitamente, non viene tenuto in considerazione.
Al di là dei concetti etico-morali che hanno sempre accompagnato la scienza e le sue scoperte, rendendone il percorso, nei secoli, tormentato e, talvolta, aspramente combattuto, quello che noi abbiamo sempre sottolineato – come dicevamo in precedenza – è stata la mancanza di umiltà della scienza, che tende a credere talmente in se stessa da non accettare ipotesi che ritiene in alternativa o in conflitto con quelli che sono i suoi dettami, spesso arrivando al punto da ritenersi unica fonte di Verità assoluta.
Questo è accaduto, e accade ancora, ad esempio, nei confronti degli insegnamenti che provengono dalle varie forze spirituali che operano all'interno del percorso incarnativo dell'uomo sul suo pianeta. Tuttavia, la scienza, poco alla volta, si sta spostando verso concezioni che non può arrivare a dimostrare o a ripetere e, quindi, tende a ricongiungersi con quella parte speculativa e filosofica che è sempre stata di primaria importanza all'interno di ogni insegnamento spirituale.
Spiritualità e scienza sembrano essere due concezioni antitetiche, eppure, nella realtà dei fatti, non è così: l’una parte dall'osservabile per arrivare all'intuizione dell'inosservabile, l'altra parte dall'intuizione dell'inosservabile per arrivare ad osservarne gli effetti sull'osservabile. In realtà la finalità è sempre la stessa, ovvero quella di trovare un ponte tra il microcosmo e il macrocosmo che mostri come tutto sia veramente Uno, mettendo in evidenza il fatto che tutte le componenti dell'emanato sono collegate, dipendenti l'una dall'altra e reciprocamente necessarie per la loro esistenza e il loro sviluppo.

Diverse centinaia di anni fa si credeva che fenomeni come il calore, il moto e la luce fossero fenomeni separati tra loro, senza alcun reale collegamento. Sono stati necessari secoli perché la scienza, grazie all'intuizione di individui come Joule e Kelvin, riuscisse ad accettare, comprendere (e, alla fine a verificare) che tali fenomenologie potevano, in realtà, essere ricondotte a una base comune e, di conseguenza, avevano comuni radici pur nelle loro manifestazioni fisiche apparentemente così distanti l'una dall'altra.
Il passo successivo fu quello di intuire che tutte quelle manifestazioni erano aspetti diversi di forme di energia e che, di conseguenza, erano veramente accomunabili. Questo percorso portò a comprendere che era possibile convertire tipi apparentemente diversi di energia in un'altra: dal calore alla luce, dalla luce al movimento e via dicendo. Occuparci di questo concetto in maniera approfondita esula dagli scopi di questo nostro intervento, ma ci preme farvi arrivare a comprendere che, grazie a questo percorso, la scienza è arrivata al principio di conservazione dell'energia (il famoso “nulla si crea e nulla si distrugge”) che non è lontano dalla concezione che vi abbiamo presentato della Realtà anzi, ne è parte necessaria e indispensabile.
Dal concetto settecentesco di conservazione della massa di Lavoiser, faticosamente, la scienza è arrivata a quello di equivalenza tra massa ed energia di Einstein che ha incominciato a spostare verso la speculazione più avanzata scienziati come Pauli che, per primo in ambito scientifico, arrivò a dedurre l'esistenza di particelle non ancora sperimentalmente individuabili – come i neutrini – non in base al metodo sperimentale, ma deducendolo proprio a partire dal concetto di conservazione dell'energia, quale fattore la cui esistenza era necessaria per garantire la continuità di esistenza della stessa quantità di energia.
Il concetto, ormai accettato in ambito scientifico, ha finito con l'evolversi raggiungendo la concezione che non è un tipo di energia che si conserva, ma che è l'equilibrio energetico totale quello che viene mantenuto inalterato; in altre parole, pur variando le qualità e le quantità delle componenti energetiche in gioco, il loro totale energetico rimane costante. L'assunto di base indispensabile era che questo avvenisse, ovviamente, in un sistema chiuso, in quanto un sistema aperto avrebbe potuto portare alla dissipazione dell'energia in altre forme.

Ma come si ricollega questo nostro ragionare con ciò che, negli anni, vi abbiamo insegnato? In realtà, anche se a prima vista può sembrare difficile poterlo fare, trovare questi collegamenti non è cosa così complicata come potrebbe sembrare, e il riuscirvi permette di allargare all’intera realtà del Cosmo i concetti che vi abbiamo presentato. Infatti, vi abbiamo detto molte cose che sono in accordo totale col principio di conservazione dell'energia, così come è concepito attualmente: ad esempio che ogni Cosmo non entra in comunicazione con gli altri Cosmi e, di conseguenza risulta essere un sistema chiuso, qualità primaria necessaria e indispensabile di un ambiente, come afferma la scienza, in cui si manifesta la conservazione dell’energia.
Vi abbiamo detto, inoltre, che la Realtà è costituita da vibrazioni le quali, a seconda delle loro caratteristiche, conferiscono determinate proprietà alle varie materie dei singoli piani di esistenza, arrivando a trasformarsi in diversi tipi di energia che concorrono alla costituzione della Realtà fino a poter essere percepita dai vostri sensi, nella sua varietà di tipologie, forme e caratteristiche.
Le vibrazioni energetiche del vostro corpo della coscienza si trasformano in vibrazioni mentali all’interno della materia del vostro corpo mentale, queste si trasformano in energie emozionali all’interno del vostro corpo astrale e queste, a loro volta, si trasformano in vibrazioni del vostro corpo fisico che, come loro ultimo effetto nel passare dalla materia meno densa a quella più densa, si traducono in azione.
Verrebbe da pensare che queste continue trasformazioni all’interno dell’individuo possano portare a una perdita di energia, mandando a carte quarantotto il concetto della sua conservazione, ma non è così: anche supponendo che in questo percorso l’energia perda una parte della sua forza per vari motivi (dissipazione di calore, ad esempio) l’energia ancora una volta non è andata persa ma si è semplicemente trasformata cambiando, magari, non solo stato fisico ma anche ambiente di manifestazione, trasferendosi dall’interiorità dell’uomo all’ambiente a lui esterno.
Questo può apparire come una perdita dell’energia se la visione si limita al “microcosmo uomo”, ma non possiamo più circoscrivere i nostri ragionamenti a questo microcosmo, dal momento che abbiamo imparato che il microcosmo è parte integrante del macrocosmo, inscindibile da esso e ad esso indissolubilmente collgeato.
Ciò significa che il Cosmo, seguendo la legge dell’equilibrio, mantiene sempre e comunque inalterata la quantità di energia che si manifesta al suo interno: ogni parte di energia dispersa dai molteplici microcosmi che gli appartengono si compensa in altri punti del cosmo con un aumento di quel determinato tipo di energia, in maniera tale che il computo energetico totale sia sempre equivalente, momento dopo momento.

Ultimamente avevamo espresso un concetto di cui, nella vostra limitatezza, non avevate colto le implicazioni e le sfumature importanti. Avevamo, infatti, affermato che quando si fa del bene, in base alla legge dell’equilibrio, l’azione benefica viene controbilanciata dall’immediata messa in atto di un’azione “malefica”. Essendo abituati in semplicistici termini di voi stessi, la vostra immediata interpretazione è stata che nel momento in cui compivate qualcosa di buono vi sarebbe accaduto prima o poi qualcosa di negativo.
Le cose non sono proprio in questi termini.
Le energie che mettete in moto sui vari piani di esistenza nel momento in cui compite un’azione “benefica” devono, per la legge dell’equilibrio, necessariamente essere compensate da energie di segno opposto in qualche parte del Cosmo, al fine di mantenere inalterata la qualità e la quantità energetica del Cosmo stesso. Questo non significa necessariamente che queste energie ricadano sulla vita di chi ha compiuto l’azione benefica (anche se talvolta, per necessità karmiche individuali questo accade), ma trovano il loro equilibrio (per fermarci a una scala planetaria, anche se il discorso, in realtà, comprende tutto l’ambiente del Cosmo in cui le energie vengono smosse) nell’espletarsi della reazione energetica equilibrante in un altro ambito, magari distantissimo da quello di partenza.
Qualcuno potrebbe pensare che, allora, non vi sia giustizia in questo riequilibrarsi delle energie o nella loro conservazione, ma non è così: la manifestazione delle energie negative andrà a verificarsi dove vi sono le condizioni migliori (nel senso di utilità per l’evoluzione) per la loro estrinsecazione, ovvero, per fare un esempio, su una persona che abbia necessità di sperimentare la nascita e il dipanarsi di quel tipo di vibrazioni “negative”. Che, preme sottolinearlo, veramente negative in fondo non sono, in quanto diventano un mezzo per permettere a quella persona di comprendere qualche cosa di più di se stessa.

Mi rendo conto che il discorso dovrebbe essere più lungo e approfondito, ma lo riprenderemo in un’altra occasione, se l’esistenza ce ne offrirà la possibilità.
Quello che mi premeva farvi arrivare a concepire è il fatto che il concetto di conservazione dell’energia sta veramente alla base di tutto l’insegnamento.

Prendiamo un altro elemento del nostro costrutto filosofico: il karma.
Anche in esso, con un po’ di buona volontà, si riesce nuovamente a individuare l’azione del principio di conservazione dell’energia: le energie messe in atto nel corso di una vita attraverso le proprie azioni si riflettono su chi le ha smosse. Cos’è questo se non un’ulteriore applicazione del principio di conservazione dell’energia?
E’ facile immaginare che qualcuno di voi possa obiettare che nel caso del karma le energie smosse da un azione si riflettono sull’individuo che le compie talvolta anche dopo diverse vite, e che così risulta difficile pensare in termini di conservazione dell’energia.
Questo accade perché osservate la questione dal punto di vista del divenire: in realtà tutte le azioni e reazioni, all’interno dell’emanato, sono contemporanee in quanto, essendo una parte del Tutto, esso possiede la caratteristica di “essere” e non di “divenire”.
La stessa liberazione delle energie derivante dall’abbandono del piano fisico di un essere incarnato non va perduta ma si conserva, unendosi alle energie necessarie per dare esistenza all’incarnazione di un altro essere sul pianeta, e, in realtà, poco importa che quest’altro essere sia un altro essere umano, un animale, una pianta o, persino, un minerale.

Se volessimo, poi, osservare la questione della conservazione dell’energia in termini puramente filosofici, il percorso logico da seguire non mi sembra che sia eccessivamente difficile da elaborare: dal momento che il Cosmo è una parte dell’Assoluto, il quale possiede la caratteristica di “essere”, quindi di non poter subire modificazioni di se stesso, dal momento che il Tutto, per sua stessa definizione, tutto comprende, è ovvio immaginare che le energie, elementi di base per la costituzione della Realtà, non possano andare perdute, altrimenti questo significherebbe che il Tutto non è veramente tale, dal momento che risulterebbe diverso ad ogni dispersione di energia.
Quindi, necessariamente, non si può che arrivare alla conclusione che, all’interno del Cosmo, il bilancio energetico risulti essere sempre lo stesso, e questo è concettualmente possibile solamente se si considera che per ogni azione energetica ve n’è collegata un’altra di segno opposto che mantiene costante l’equilibrio energetico.

Che dire ancora? Certamente è un argomento complesso e di grande portata, che magari non affascinerà o interesserà la maggioranza di voi, tuttavia ne abbiamo parlato in quanto riteniamo possa fornirvi la base per comprendere come davvero Tutto è Uno e come ogni creatura del Cosmo sia legata e interdipendente con le altre creature di quello stesso Cosmo, siano esse a portata di voce, siano esse, magari, su un pianeta sperduto della più lontana galassia.
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:bay:


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