Rispondi a: Materia oscura, uno studio la mette in dubbio

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#29336
Richard
Richard
Amministratore del forum

[quote1315154702=Richard]
Haramein si riferisce a questo articolo ed esperimento
http://www.newscientist.com/article/mg20126911.300-our-world-may-be-a-giant-hologram.html?full=true
http://www.altrogiornale.org/comment.php?comment.news.4280
Un effetto imprevisto delle rilevazioni effettuate da GEO600, un potente macchinario che studia il fenomeno astrofisico delle onde gravitazionali potrebbe dimostrare la teoria di Craig Hogan, direttore del Fermilab Center for Particle Astrophysics, che il nostro universo sia in realtà un ologramma.

e scrive nel suo blog

It is an important discovery in the context of the holofractographic theory I have been working on all these years. It is crucial to understand that the holographic function of the universe would not be a 2-dimensional surface (such as a photographic plate), but a 4-dimensional spacetime structure. From this understanding, the fractal nature of the holographic interference pattern becomes crucial to describe the vacuum geometry. This may bring us a whole new level of our understanding of the universe and singularity, and eventually bring us to levels of technology that transcend our current limitations.

E' una scoperta importante nel contesto della teoria olofrattografica su cui lavoro da tanti anni. E' cruciale capire che la funzione olografica dell'universo non sarebbe bidimensionale (come una placca fotografica), ma una struttura dello spaziotempo quadridimensionale. Da questo punto la natura frattale dello schema di interferenza olografico diviene cruciale per descrivere la geometria del vacuum (“vuoto”). Questo puo portarci ad un nuovo livello di comprensione dell'universo e della singolarità e a nuova tecnologia che trascende i nostri attuali limiti.
http://theresonanceproject.org/blog/?cat=4

Quindi mi pare di capire, non sull'orizzonte del nostro “universo “buco-nero””
ma l'informazione è nell'”energia del vuoto” che crea l'ologramma frattale (ogni punto contiene l'informazione del tutto e si sviluppa in modo “auto-similare” dal micro al macro) in tutte le scale.
E la profondità di tale informazione è molto superiore a quanto ipotizzato..

[/quote1315154702]

http://www.media.inaf.it/2011/09/02/dal-macrocosmo-al-microcosmo/
E allora ecco l’idea di un gruppo di fisici e astrofisici italiani, guidati da Fabrizio Tamburini dell’Università di Padova: se sul nostro pianeta non riusciamo ancora a costruire esperimenti in grado di darci indicazioni su queste differenti teorie, perché non andare a indagare nel cosmo per verificare se alcuni effetti da esse predetti si manifestano davvero? Uno di questi produrrebbe infatti la degradazione delle immagini di sorgenti celesti lontane. Un fenomeno prodotto dalle fluttuazioni dello spazio-tempo in cui sono immersi e interagiscono tutti gli oggetti che popolano l’Universo. Queste fluttuazioni agiscono sui segnali luminosi proprio come fa la nostra atmosfera con la luce delle stelle: spazio e tempo sono come una schiuma caotica fluttuante di istanti di tempo ed intervalli spaziali. Il gruppo ha quindi cercato le tracce di questi possibili effetti nella luce che ci arriva dai quasar più lontani mai osservati dal telescopio spaziale Hubble. Giungendo alla conclusione che le predizioni di due modelli teorici, quello detto “olografico” e quello di “random walk” di “schiuma spazio-tempo” non sono state confermate dalle osservazioni. Avere eliminato questi modelli riduce il numero delle teorie fisiche di unificazione ancora possibili.