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orsoinpiedi
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E non c’è solo Tesla:

REGGIO EMILIA (16 luglio 2013) – E’ il 18 ottobre 1944. Sul crinale dell’appennino, in un’area compresa tra le montagne reggiane e il modenese presidiata in forze da reparti tedeschi e della Rossi, avviene uno degli esperimenti più importanti della guerra.
L’appuntato di guardia di Finanza Franco Marconi, 24 anni, deve testare sul campo il suo “raggio della morte” sotto lo sguardo di alti ufficiali delle SS che rispondono direttamente al generale Wolff e tramite lui a Berlino. Marconi, che non intende consegnare ai tedeschi l’arma segreta (e neppure agli alleati: dirà che il raggio doveva servire a proteggere le città italiane, bloccando i bombardieri in volo), aveva cercato di perdere tempo, ma alla fine ha dovuto cedere. Il suo misterioso apparecchio, che consiste in una grossa centralina e diverse antenne sistemate in punti strategici, è pronto per entrare in funzione. Prima della partenza da Massa-Carrara (all’epoca provincia di Apuania) Marconi lo ha “revisionato” per ridurne la potenza, nella speranza di poter ingannare gli invasori. Ma non è così facile: lui stesso non immagina cosa può fare il suo “raggio”.
Al momento prestabilito, Marconi avvia l’apparato che, in barba alle modifiche, dimostra di possedere una potenza inaudita. Il momento viene fissato in un rapporto controfirmato dagli ufficiali tedeschi per il generale Wolff e per Mussolini (il quale risponderà subito, con una lettera in cui riconoscerà l’invenzione al giovane finanziere): accadono diversi fenomeni, compresi i malesseri che mettono fuori gioco li ufficiali vicino alla macchina, ma uno in particolare atterrisce i presenti e lo stesso Marconi: si tratta di un’esplosione di fenomeni atmosferici mai verificata in precedenza e che l’inventore descrive come “un’aurora boreale”.

fonte http://www.4minuti.it/news/storia-1-testato-appennino-raggio-morte-0057845.html