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Erre Esse
Partecipante

Mi pare che quest’ultimo scritto dal blog di Salvador Brizzi sia in accordo con il testo di apertura. Che ne dite?

In effetti non posso affermare che la sensazione di esserci mi accompagna costantemente, bensì che a un certo punto ho scoperto di essere io stesso quella sensazione di esserci. E che l’esserci, la mia Presenza, è tutto ciò di cui siamo costituiti sia io che l’Universo.

La conseguenza è che io adesso sono reale, mentre chi vive di contenuti e nei contenuti mentali è finto, scollegato dalla realtà, immerso in un’astrazione fatta di pensieri ed emozioni astrali solitamente incontrollate.

Ci tengo a precisare che questa Presenza non è fredda e sterile, bensì impregnata del calore della serenità. Il termine che maggiormente mi permette di descrivere questo costante sentire è proprio “calore”. Un calore che in taluni particolari momenti assume la connotazione d’un vero e proprio incendio.

La mente crea l’abisso e il Cuore lo travalica.
Recita un detto sufi.

Camminare in giro per la città con questo senso di pienezza interiore rende la vita meritevole d’essere vissuta. Ti dà la sicurezza necessaria per essere il funambolo che ha teso la sua corda sull’abisso. Nel puro esserci scompare colui che vuole ancora essere qualcosa o qualcuno. L’amore e la serenità – il calore – non sono “di qualcuno”, ma si manifestano liberamente proprio in assenza di qualcuno che se ne attribuisce la paternità.

Allora, come direbbe Victoria Ignis:
Io guardo il mondo da dove il mondo non può guardare.
Io sono la goccia che è traboccata dal vaso.
Io accetto la gioia della marcia infinita.

Quale dunque potrebbe essere la pratica spirituale?
Va bene anche non far niente. Il semplice desiderio profondo, puro ed essenziale, non sporcato dal pensiero, porterà il cercatore alla meta. È la vera motivazione che conta, non la forma. Dalla meta si viene attratti come da un magnete. È d’importanza cruciale il fatto stesso di ricordarsi sempre che si sta compiendo un percorso sacro. Con determinazione e perseveranza, nonostante la noia, la disperazione e, talvolta, la totale mancanza di convinzione.

Rammentate che la macchina non vuole svegliarsi e troverà mille scuse.

La pratica spirituale è l’intenzione continuamente riaffermata.
Chi non è audace non accetterà il reale neppure quando gli verrà offerto.